Ultimi articoli

Fürchte dich nicht, ICH bin bei dir

Fürchte dich nicht, ICH bin bei dir

(Non temere, IO sono presso di te)

di Giacomo Baroffio

“I miei spazi preferiti sono ritagliati nell’esperienza musicale. Il gregoriano occupa un posto privilegiato anche perché è il nutrimento con cui la Chiesa ci tiene in forma per affrontare il peso della liturgia. Sempre congiunta alla liturgia sono una serie di corali e motetti di Johann Sebastian Bach († 1750) – che spesso mi aiuta ad ascoltare D-i-o che in mille modalità mi dice attraverso il profeta: Fürchte dich nicht, ICH bin bei dir (Non temere, IO sono presso di te) – e alcune composizioni di don Pietro Allori († 1985), vera manna spirituale che aiuta a innalzare lo sguardo.”

 

Il nostro orizzonte s’illumina e si oscura, alterna momenti di gelido grigiore a sprazzi di faville incandescenti. Sta a noi restare saldi alla Croce per essere desti nei tanti momenti di risurrezione che il Signore Gesù condivide con noi. ‘Resta salda la Croce mentre s’agita il mondo’ si dice in Certosa. Ci sono, tuttavia, momenti in cui lo sconforto minaccia di traboccare e rendere amara ogni realtà. Come nei giorni appena trascorsi, in cui un’ondata nauseabonda non solo ha raggiunto e cercato di travolgere il cardinale Sarah, ma ha lambito tutti noi. Sconcerto e inquietudine hanno travolto tanti cancelli di difesa e ci si è ritrovati a fare i conti con una vita dilaniata.

            In questi momenti di smarrimento dobbiamo essere pronti a reagire, a non perdere la bussola, a non lasciarci paralizzare dalla violenza fisica e verbale. Le grida sguaiate della menzogna dilagante non devono renderci schiavi del panico; occorre cercare di uscire dall’angolo in cui le tenebre cercano di rinchiuderci e soffocarci. È la notte quando nuvole e nebbia avvolgono tutto e nascondono tutto. Ma non può continuare così. La coltre impenetrabile si squarcia. Ammicca di nuovo la stella polare e con Orione ci permette di trovare l’orientamento.


da 100 Canti Sacri in latino per coro a 3 e 4 voci composti nel 1984
per il VII Centenario della Cattedrale di Iglesias

            Per evitare il naufragio nella tempesta è decisivo avere dei punti di riferimento, è importante conoscere degli spazi in cui ci si riesce ad alzare e muovere. Più che spazi fisici, sono le isole di una patria reale dove l’intelligenza, la fantasia, l’emotività, la dimensione sociale e religiosa possono ritrovare se stesse nel respirare nuovo ossigeno ed elaborare un progetto vitale.

            La Parola di D-i-o e i sacramenti della Chiesa sono il terreno stabile, la roccia su cui, giorno dopo giorno, possiamo costruire noi stessi. Ci sono le relazioni interpersonali, indispensabili per la crescita umana, ma anche le persone più vicine possono talora essere lontane o irraggiungibili. Che fare?

            Tanti anni fa un eremita certosino mi ha detto che, a parte i vincoli di parentela, ognuno deve trovare la propria anima gemella con cui dialogare senza ostacoli. Lui l’aveva trovata in una esponente di spicco della tradizione beghina, Hadewijch, vissuta verso la metà del XIII secolo.

            Dopo aver girovagato tra autori dell’antichità, del Medioevo e del mondo contemporaneo, un giorno ho scoperto anch’io l’anima gemella, Abraham Joshua Heschel († 1972). È vero che avevo trovato una forte sintonia con altre persone – ad esempio, don Divo Barsotti († 2006) e padre Anastasio Ballestrero († 1998) – ma con Abraham Joshua era diverso, e non si trattava solo di simpatia o empatia intellettuale.

            Ma oltre all’anima gemella, ho compreso che era importante individuare alcuni spazi che potessero offrire ciò di cui abbiamo necessità per recuperare noi stessi, spazi che possono essere differenti per essere in grado di offrire ciò di cui abbiamo bisogno. Tali spazi mi pare siano accomunati da un denominatore comune, sono espressioni cristalline di verità e bellezza. Possono essere una parola, un brano musicale, un dipinto, una scena rappresentata da un’immagine quale è un tramonto o un sorriso.

            Lo spazio verbale più immediato l’ho scoperto in una parola trascritta molto grande e appesa nella certosa di Farneta: ‘DIO’. Con il tempo l’ho riscritta nella memoria ‘D-i-o’ perché mi sono accorto che il ‘nome’ dell’Altissimo possiamo facilmente pronunciarlo invano, senza pensarci su, senza che sia un atto di adorazione. Poi, un giorno, i salmi m’hanno suggerito un’altra parola che ho finito per preferire: ‘TU’. È difficile esprimere a D-i-o tante situazioni come si riesce dicendo semplicemente ‘TU’.

            Molto spesso ascolto, infine, quattro pezzi musicali, ciascuno con una sua impronta particolare. Tre brani solo in un secondo tempo sono stati elaborati per voce e mi sembra che l’esecuzione vocale conferiscano alla musica qualcosa di più rispetto alla versione strumentale:

            Samuel Barber († 1981): autore di un’elaborazione di un suo Adagio per archi trasformato in un Agnus Dei che riprende la triplice invocazione liturgica.

Edward Elgar († 1934): la musica della IX variazione dell’opus 36 ‘Enigma’ nel 1988 è stata adattata per un  coro a 8 voci da John Cameron alle parole Lux æterna luceat eis, Domine, cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es.

Ennio Morricone: nella colonna sonora del film ‘Mission’ (1986) ha introdotto ‘l’oboe di Gabriele’ di cui ascolto l’esecuzione di Henrik Chaim Goldschmidt (2014).

Sergei Rachmaninoff († 1943): il suo ‘Vocalizzo’ è un melisma ‘lentamente, molto cantabile’ che ascolto nella versione per soprano e piano. Avvincente come alcune melodie ambrosiane.


Ciascuno avverte l’urgenza di essere sé stesso per divenire in Cristo figlio di D-i-o. Cerchiamo una rete di protezione nelle relazioni umane, cerchiamo e troviamo esperienze di libertà interiore negli spazi che la verità e la bellezza dispongono sul nostro cammino. E, sempre, tempo di preghiera nel silenzio e nell’adorazione. Lontani da polemiche inutili e corrosive. Ascoltiamo il Magistero della Chiesa, consapevoli che non siamo né di Apollo né di Paolo, né di Tommaso né di Bonaventura, né di Benedetto né di Francesco. Siamo figli di D-i-o e siamo solo di Cristo Gesù, nostro salvatore.

Pietro Allori, O Domine a 3 voci miste
(Registrazione 31 gennaio 1998 – Cappella Sacro Cuore dell’Università Cattolica)

Prof. Giacomo Baroffio, storico della Liturgia e docente di Canto Gregoriano
Mons. Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano
Casa Allori (Gonnesa 22 novembre 2011 – Festa di S. Cecilia)

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Privacy e cookies – Informativa per i lettori

Questo sito web è ospitato sulla piattaforma di blogging WordPress.com.
Utilizzando questa piattaforma, gli amministratori, i redattori e gli utenti visitatori sono soggetti alle condizioni espresse dai Termini di Servizio e alla Privacy Policy di Automattic, ciascuno per la sua parte.

La piattaforma fa uso di cookies erogati per fini statistici e di miglioramento del servizio.
I dati raccolti sono visibili solo in forma anonima e aggregata secondo quanto stabilito da WordPress.com, e non si ha accesso ai dettagli specifici di accesso (IP di provenienza, o altro) dei visitatori.

Proseguendo nella navigazione sul sito si acconsente all'utilizzo dei cookies.

Per maggiore approfondimento, per dettagli sui cookies o per bloccarne l'installazione, prendere visione della Informativa sulla privacy e sull'utilizzo dei cookies.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: