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Sant’Angostino e il sublime in musica

28 agosto 2017: festa di sant’Agostino

La qualità musicale come funzione essenziale della responsabilità della fede ed esperienza simbolica della sublime bellezza umana.

«Agostino, osservando l’interesse di sant’Ambrogio per aprire la strada a una tradizione creativa dell’opera musicale, si impegnò nella rielaborazione sistematica delle linee portanti dell’antica tradizione teorica, fornendo una vera e propria teologia cristiana della qualità musicale come funzione essenziale della responsabilità della fede ed esperienza simbolica della felicità del compimento. Dal geniale abbozzo agostiniano, referente decisivo e condiviso fino a tutto il Medioevo, nascerà il seme di una nuova civiltà musicale.» (da La risonanza del sublime di Pierangelo Sequeri, Studium, Roma)

È la festa del grande santo e filosofo che ha “scandagliato la nostra collocazione nel tempo… un tempo presente reale e non immaginario quando coincide con l’eterno presente di D-i-o … “: così ha scritto recentemente Giacomo Baroffio (25 agosto 2017) a proposito di sant’Agostino.

Il pensiero sulla musica di Agostino fa riflettere sull’origine della grande musica, l’arte dei suoni che ci permette di compiere quel cammino verso un amore universale che tutto abbraccia, e “solo per mezzo di quest’amore noi arriviamo vicino alla beatitudine divina.” (Wilhelm Wackenroder)

Questa fu soprattutto la concezione sulla musica di Wilhelm Heinrich Wackenroder (1773 – 1798), studioso e musicista che appartenne spiritualmente e cronologicamente al primo gruppo romantico del cosiddetto “cenacolo di Jena”, e che evocava l’idea di una “religione dell’arte”, ovvero un clima ove arte, sentimento e devozione religiosa si confondono. La tensione fra l’arte, come voce universalmente riconoscibile del sentimento e linguaggio di iniziazione a una verità superiore destinata a pochi, trovò pronta presa nei musicisti di quell’epoca musicalmente “beata”, e, in modo particolare, in Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791).

L’esempio più incisivo di un tale clima musicale ci è dato dal celebre Concerto per clarinetto e orchestra K. 622. Si tratta di una delle ultime opere di Mozart, terminata nell’ottobre del 1791, due mesi prima della sua morte (5 dicembre 1791). L’Adagio di questo concerto, grazie alle sfumature espressive del singolare strumento solista, il clarinetto di bassetto, ci offre una suprema invenzione musicale contemplativa e rasserenata, un’inimitabile aspirazione alla pace ultraterrena alle soglie della morte. La leggerezza dell’organico strumentale scelto da Mozart rende l’intero concerto e questo Adagio in particolare, tra le pagine più sublimi scritte dal maestro di Salisburgo. I colori timbrici di certi suoni, ottenuti tramite una impareggiabile sapienza strumentale, esaltano il fascino “crepuscolare” e malinconico di questa partitura. La semplicità e la fluidità melodica conferisce a questa composizione una incomparabile chiarezza.

L’incipit del tema dell’Adagio

Il tema principale dell’Adagio, lieve e celestiale, viene esposto subito dal clarinetto di bassetto e ripetuto dall’orchestra, e man mano che si sviluppa, l’armonia diviene sempre più intensa e sognante, disponendo l’ascoltatore, anche quello più attanagliato dalle sue personali difficoltà, verso un universo trasparente e disteso.

Quella di Mozart è una aspirazione alla serenità e alla luce colta in una sacralità che oltre che intrinsecamente religiosa è anche laica e dalla quale è difficile non lasciarsi prendere.

L’espressione timbrica del clarinetto di bassetto, attraverso una maggiore estensione dei suoni nel registro grave, suscita emozioni e sentimenti “turbati” che sono quelli che Mozart intendeva comunicare musicalmente in quel momento preciso esistenziale. Perciò questo Adagio ci rivela, oltre alla inimitabile bellezza, anche la forza di saper gustare un’opera d’arte anche quando il nostro animo è turbato.

Il fascino di questo Adagio mozartiano è disarmante così come la sua semplicità d’ascolto. La melodia penetra nell’intimo più profondo dell’anima. Il suo andamento è calmo, cantabile come una canzone popolare.

Splendida, sublime e piena di magiche sonorità è questa pagina mozartiana nella ineguagliabile interpretazione del Collegium aureum diretto dal prof. Franzjosef Maier, eccelso violinista divenuto nostro affettuoso amico durante le sue numerose presenze con Wilhelm Krumbach alle stagioni concertistiche degli Amici della musica dell’Università Cattolica negli anni ’90.

La grandezza dell’arte raggiunta da questi suoni sorridenti di malinconia, è davvero miracolosa, non ha mai fine poiché ogni ascolto rinnova in noi la dimensione più profonda del nostro essere e al tempo stesso ci fa ascendere alle più vertiginose altezze del bello.

Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto per clarinetto in la maggiore K.622,  2. movimento Adagio
Hans Deinzer, clarinetto – Collegium aureum – Konzertmeister: Franzjosef Maier, (1973)

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