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Memoria di una indelebile amicizia

Un anno fa finiva la vita terrena del prof. Giovanni Pais di Alghero: un vero amico, esempio di lealtà e generosità nelle relazioni umane della vita quotidiana.

Essere amico di Gianni significava coltivare la sincerità di cuore e la volontà di perseguire ideali di vita sempre più elevati e sognanti, coniugando bene e bellezza in modo da permettere alla nostra vita di svilupparsi con pienezza ed armonia.

Con Gianni è stato possibile realizzare splendide iniziative culturali e spirituali, spesso anche di gusto assai raffinato.

Per questo, celebrare la sua memoria diventa atto doveroso che dà slancio a quella fortezza intellettuale che sempre ci deve guidare nella vita di tutti i giorni con equilibrata volontà e perseverante generosità. (A.Rosso)

(Casa Allori – Gonnesa, 2015)
sullo sfondo disegni di Giovanni Marras e Anna Santoru Pais di Alghero

 

Pietro Allori, Elevazione per organo AP 1142 Chiesa Parrocchiale di Gonnesa – Organo “Gaet. Cavalli – Lodi”

 

***

Di seguito il testo della commemorazione del Prof. Gianni Pais che ha introdotto il momento musicale a lui dedicato durante le Accademie Brahms 2019.

 

Ricordo di Gianni Pais

a cura di Angelo Rosso

Il professor Giovanni Pais di Alghero, docente di lettere, aveva il gusto per la vita intellettuale coltivata nella quotidianità spicciola della sua città. Si riteneva un piccolo pensatore, e amava incontrare grandi personalità perché riteneva un privilegio poter assaporare quella solidarietà degli intelletti che è capace di moltiplicare la gioia di vivere allargando il mondo di ciascuno e rendendolo più nobile. Condizione questa indispensabile per essere pienamente uomini, per avere un’anima aperta agli stessi orizzonti dei grandi e poter vivere verso l’alto grazie alla presenza di pensatori di talento.

Sapeva riconoscere con pronta intuizione e raziocinio i portatori di genialità che aveva occasione di incontrare in virtù dei ruoli di responsabilità ricoperti in diverse associazioni artistico-culturali di Alghero a partire dal 1985. Il suo comportamento servizievole, generoso e assolutamente spontaneo nei loro riguardi, rendeva concreto quanto diceva Therese von Brunswick, allieva di Beethoven: “Dopo i geni, vengono immediatamente coloro che sanno riconoscerne il valore”.

Viveva quei contatti con totale disinvoltura e senza eccessiva timidezza, relazionandosi immediatamente, con la sua innata signorilità, a qualsiasi personaggio che gli fosse richiesto di incontrare. La curiosità sempre misurata e un lessico adeguato al ruolo del personaggio che incontrava erano doti genetiche in Gianni. Quei contatti gli procuravano benefici immediati, lo tonificavano abituandolo subito al pensiero “alto”. E ciò già lo gratificava, prima ancora degli insegnamenti che quei personaggi gli avrebbero lasciato.

Formatosi da giovanissimo nell’Azione Cattolica di Alghero e in seguito grazie alle diverse sollecitazioni culturali promosse dai Gesuiti della Chiesa di San Michele – padre Tore e padre Giacomo- Gianni aveva compreso l’importanza che ha per l’uomo acquisire un’anima universale. Ovvero quella cui basterebbe adattarsi per comprendere, come scriveva  il domenicano padre Sertillanges agli inizi del secolo scorso, che “…alla sorgente di ogni ispirazione, sempre profetica, c’è Dio.” Dio ci parla, infatti, attraverso il genio, che se è davvero tale, chi l’ascolta o lo studia, lo trova semplicissimo perché esprime la vera umanità che suscita in noi sentimenti di grandezza e di bellezza.

Gianni accoglieva e riaccompagnava all’aereoporto di Alghero tutti  gli studiosi, i conferenzieri, i maestri, i vescovi che arrivavano dal continente per raggiungere il Monastero benedettino di San Pietro di Sorres,  dove, tra il 1990 e il 2000 durante la terza decade del mese di agosto, per iniziativa del Coro dell’Università Cattolica di Milano si sono svolte ininterrottamente  le edizioni di “Liturgia e Musica”.

Era un compito che poteva essere affidato solo a chi fosse dotato di quella signorilità e di quella capacità di dialogo appropriate al rango dei personaggi.

E che personaggi! – diceva – raccontandoci, al ritorno, il tenore dei colloqui che si svolgevano molto spesso alle cinque del mattino nella Tipo bianca che guidava con encomiabile diligenza. I protagonisti delle giornate di Sorres per i loro impegni potevano fermarsi solo pochi giorni e spesso rientravano in continente con il primo volo delle sette del mattino in partenza dall’aeroporto  di Fertilia. Con alcuni di questi relatori Gianni, grazie al suo carattere espansivo e curioso,  riuscì a stabilire un clima di totale familiarità, vuoi  per una reiterata presenza di alcuni di essi nelle varie edizioni dei convegni, vuoi per il loro carattere.

Mons. Luciano Migliavacca, direttore della Cappella del Duomo di Milano, ha presieduto ben sette edizioni dei convegni mescolandosi durante i pasti con i convegnisti . S.E. mons. Giovanni Volta, allora vescovo di Pavia, pur essendo stato presente una sola volta, conquistò, con il suo docile interloquire, la sensibilità di Gianni e di padre Bruno che lo proclamò pubblicamente episcopus democraticus al termine di un pranzo in cui mons. Volta volle distribuire a tutti personalmente i dolci sardi offerti al monastero. Il prof. Giacomo Baroffio guidò le prime due edizioni di “Liturgia e Musica” , e due volte furono presenti mons. Carlo Ghidelli, biblista e assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, il liturgista teologo padre Vittorino Joannes e il medievista Inos Biffi di Milano, una sola volta il liturgista siciliano Crispino Valenziano. Con questi Gianni tentò di sollecitare un dialogo ironico e umoristico, ma si accorse che la componente intellettuale prevaleva sempre sul clima più conviviale che voleva creare in quei momenti di congedo. Gli organisti Wilhelm Krumbach e Alessio Corti furono presenti anch’essi in tante edizioni della giornate di studio a Sorres e anche ad Alghero per l’esecuzione di concerti nelle chiese di San Francesco, San Michele e della Misericordia. Con i due interpreti, Gianni, strinse rapporti di stima e amicizia così profondi da commuoversi ogni qualvolta li si nominava.

E se gli si proponeva un sostituto per assolvere ai compiti di accompagnatore ufficiale e per non gravare sulle sue energie e finanze, ti guardava un po’ accigliato dicendo: “Mah! Per piacere …” e se ne andava ….!

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