Attività, Concerti

Convegno Musicale – Silva Ibérica 7-8 ottobre 2011

Convegno Musicale

Silva ibérica

La poesia e la musica spagnola del Siglo de Oro

Venerdì 7 e Sabato 8 ottobre 2011

Monastero benedettino di San Pietro di Sorres

Direzione artistica:
Archivio Musicale dell’Angelo
Piazza S. Ambrogio, 25 – 20123 Milano

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IV CENTENARIO DELLA MORTE DI TOMÁS LUIS DE VICTORIA

Un convegno nel Monastero benedettino di San Pietro di Sorres in Sardegna

Ricordare Tomás Luis de Victoria a 400 anni dalla morte con un convegno nel Monastero benedettino di San Pietro di Sorres in Sardegna significa voler sottolineare non solo l’importanza che nella storia della musica ha questa polifonia e additarla quale significativo esempio della cifra altamente artistica della musica spirituale del passato, ma anche ricordare che per attualizzare oggi l’espressività di quella produzione – che trascina con sé un’intera epoca storica – occorre riconoscere a questa musica il valore liturgico e artistico che ancora può avere nell’ambito delle odierne celebrazioni, quando queste vogliono essere davvero solenni e profondamente devote.

Sono i veri valori dello spirito a permeare la materia musicale, ad afferrare ogni singolo suono.

Fu questa la lezione di Palestrina che De Victoria assimilò durante il suo lungo soggiorno a Roma e che vale anche per quanti, in ogni tempo, vogliono comporre musica liturgica con arte.

De Victoria, come Morales e altri compositori spagnoli del XVI secolo, fu convinto assertore della suprema dignità della polifonia destinata ai riti liturgici che la Chiesa cattolica desiderava ad cultum divinum ampliandum e “per elevare gli animi degli ascoltatori al loro Creatore”.

Da qui la tendenza di questi polifonisti a semplificare le forme e a rifuggire una tecnica troppo elaborata. A partire dal XV secolo questo atteggiamento costituì l’ideale dei compositori spagnoli di musica sacra, subordinando la tecnica all’espressività musicale insita nel testo.

In De Victoria tale tendenza di scuola viene ad associarsi a un misticismo integrale che lo tenne lontano da qualunque forma di composizione profana e gli fece considerare la musica come attività umana severa degna esclusivamente di cantare il mistero di Dio e segno di fedeltà a Lui.

La sua è una musica che testimonia quell’aspirazione a una vita in Dio intima e personale, da vivere soprattutto nel segreto del proprio cuore, per riuscire poi a esprimerla con arte a servizio della Chiesa.

L’aria mistica-spirituale respirata nella sua città d’origine, Avila, «in mezzo a venti gelidi che soffiando da due “sierre” si infrangono sui muri grigi di innumerevoli chiese e conventi, quel senso di abbandono che lassù, a oltre mille metri dal mare, inchioda Avila, protetta da imponenti mura a strapiombo» – splendide fortificazioni ed espressione architettonica di volontà di solitudine – «alla tavola gialla dell’altopiano, quelle fiammate di sole accecante che entrano per le finestre ma che non sono mai capaci di allontanare da case e monasteri un gelo secolare, tutto questo fu sempre presente nella memoria di Tomás Luis, frammisto al gusto tutto spagnolo per la dolorosità dell’idea religiosa» (Giulio Confalonieri).

Sin da bambino aveva avuto modo di familiarizzare con quella “visione” di santa Teresa immersa nella sua cella di pietra a pregare in estasi Dio così cara al fervore cattolico spagnolo e non solo. Pensando a quei colloqui intimi e ardenti, De Victoria ritenne che anche la sua musica doveva manifestarsi quale intenso colloquio con Dio, perciò sobrio e umile ma celebrante una infinita confidenza in Lui.

Da qui il suo austero contrappunto di una purezza cristallina: la disposizione delle voci (soprano, contralto, tenore, basso) è preferibilmente ravvicinata, compatta, quasi timorosa di smarrire la concentrazione; l’insieme delle voci predilige i registri bassi, le tonalità più scure, tale da sembrare un quartetto d’archi in cui i violini, suonando sempre alla quarta corda, vogliono confondersi con le viole e i violoncelli.

In questa contrazione dei suoni, alcuni intervalli melodici più ampi ( di quinta, di ottava), alcuni contrasti di “seconde minori” (non già più intese come semplici “ritardi di terze”) richiamano alla mente le saétasspagnole, interpretazioni di canto popolare della Passione e del supplizio di Cristo.

Nelle messe, nei mottetti, negli inni, negli uffici della Settimana Santa e dei Defunti, sembra gravare l’esigenza di confessarsi penitente e di tenere raccolto quel silenzio dell’anima in profonda preghiera così come faceva santa Teresa.

Il canto di Tomás Luis de Victoria è caratterizzato da “interiorità” e “misticità”, ed è un canto “d’arte” poiché caratterizzato da preciso equilibrio e adeguato peso armonico tra le singole parti, quellaproportio in virtù della quale, come sottolineava san Tommaso d’Aquino, la musica produce la bellezza sonora che serve a intensificare l’affetto dei lodandi, sino a rendere la preghiera massimamente conforme a una somma e ascetica devozione.

Preghiera in canto da eseguire con arte, dunque con una adeguata interpretazione da parte di chi intende penetrare i valori altamente espressivi ed estetici contenuti nei brani del grande polifonista spagnolo.

Diverse sue opere sono di una tale potenza persuasiva da riuscire a commuovere e sciogliere le durezze del cuore umano, sino quasi a produrre quell’estasi che consente all’ascoltatore di terrenam mentem elevare.

La polifonia di De Victoria è puro canto liturgico, che è tale solo quando genera vera comunione tra una comunità di fedeli e favorisce vera unità nell’atto di fede. Lo stato d’animo di ciascun credente, nell’adorare e nel pregare, trova la sua più elevata espressione attraverso il “cantare a Dio con arte” secondo la celebre esortazione di sant’Agostino. Un canto che grazie alla sua risonanza, alla sua forma timbrica, all’intensità e al suo colore, produce un suono che diviene immediatamente sentimento spirituale.

Angelo Rosso

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