Attività

Studiare il gregoriano

Quattro appuntamenti annuali sul canto gregoriano
nel Monastero benedettino di San Pietro di Sorres

La ricorrenza del 50° anniversario dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II costituisce, per tutte le comunità ecclesiali, una preziosa occasione per verificare e riflettere meglio su quanto affermava papa Paolo VI, a proposito del Concilio: momento per la Chiesa per prendere coscienza della propria vocazione-missione e per rinnovare la sua proposta pedagogica, una vera partecipazione alla grande scuola alla quale Giovanni XXIII non aveva chiamato solo i suoi vescovi, ma tutti i suoi membri.
Dopo 50 anni ci si interroga se questa scuola abbia formato i suoi discepoli, abbia insegnato un nuovo metodo pedagogico. Ma è opportuno ricordare, in primis, che il Concilio Vaticano II costituisce tuttora una grande, straordinaria grazia concessa da Dio alla sua Chiesa, e per mezzo di essa dell’intera umanità.
Nella memoria corale di questo evento, è bene che riflettano quanti avvertono il senso profondo della ministerialità del canto e della musica liturgica. Riprendano in mano il primo documento conciliare Sacrosanctum concilium, dedicato alla sacra liturgia, al fine di poter interpretare sempre meglio i veri intendimenti della Chiesa verso la musica liturgica.
Non sarà difficile constatare che l’itinerario liturgico musicale che promana dalla prima costituzione conciliare segue una nuova pedagogia ecclesiale con delle finalità piuttosto evidenti: incrementare la vita cristiana di tutti i fedeli con la partecipazione attiva soprattutto alla Messa; favorire la formazione liturgica dei singoli credenti; rinnovare ciò che deve essere rinnovato ma senza intaccare ciò che è perenne e permanente nel culto cristiano, come il canto; adattare ciò che è possibile adattare alle mutate esigenza rituali della liturgia .
Il canto gregoriano viene riconfermato dal Concilio Vaticano II come “il canto proprio della liturgia romana”, considerandolo la più alta espressione di preghiera cultuale. Per questo motivo, pur essendo un canto antico, la pedagogia conciliare ci dice che è opportuno adeguarlo alle mutate esigenze della liturgia rinnovata. E ciò a causa del profondo nesso inestricabile che esiste in questo repertorio millenario tra la Parola divina e la musica.
Perciò debbono esserci nelle assemblee liturgiche gruppi di cantori preparati che mettono la loro dote vocale e il loro talento musicale al servizio della celebrazione sacra compiendo un vero ministero liturgico. La pedagogia conciliare esige da questi gruppi di cantori, o Scholae cantorum, una buona conoscenza della liturgia. e della musica poiché debbono essere capaci di esprimere una musicalità elaborata che è propria, nel repertorio gregoriano, dei canti semplici e processionali (antifona, inno, introito e comunione) e di altri, ancora più difficili e più ornati (responsorio, graduale, alleluia, offertorio). Ci sono poi i Salmi che apparentemente sembrerebbero i più facili. In verità essi sono dei recitativi con piccole inflessioni di voce, una forma di cantillazione (cantillatio), ove la parola ha una preponderanza sulla musica, quest’ultima, secondo sant’Agostino, dovendo svolgere un ruolo regolatore e di rivestimento solenne. Una specie di declamazione a mezza strada tra il dire e il cantare, il cui scopo non è quello di ornare il testo, ma di amplificare la Parola.
Il materiale musicale è piuttosto esiguo, ma costituisce una raffinata stilizzazione del flusso parlato che possiamo assimilare all’insegnamento orale di un’assemblea nella quale, un tempo, i fedeli non avevano la capacità di leggere. Questa cantillatio conferisce luminosità alle parole. Il suo risuonare in uno spazio evoca un altro mondo generando quella ieraticità propria degli atti liturgici. Anche per i cantori più preparati, cantare i salmi quasi recitati è il banco di prova più arduo.
Dunque studio dei canti semplici e processionali (antifona, inno, introito e comunione), dei canti complessi, in modo particolare quelli interlezionali (graduale, tratto e alleluia), della salmodia secondo la dinamica della cantillatio. Questo repertorio costituisce l’unità di base del canto liturgico proprio della Chiesa romana.
L’assemblea risponde agli interventi del celebrante; poco a poco elabora un proprio repertorio popolare composto dai canti dell’Ordinario della messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus/Benedictus, Agnus Dei), dagli inni e da alcuni canti processionali poco ornati.
Negli incontri “gregoriani” di San Pietro di Sorres (quattro all’anno), quanti intendono partecipare, troveranno modo di assimilare tutta la ricchezza spirituale che è contenuta nel canto gregoriano. Repertorio che il Concilio Vaticano II, con la sua alta pedagogia, ritiene canto liturgico per eccellenza.

Calendario e programma

Studiare il gregoriano

Monastero benedettino di San Pietro di Sorres

Quattro momenti nell’arco dell’anno per studiare, in modo progressivo, il canto gregoriano a partire da tre importanti Messe (Orbis factor, Cum iubilo e Cunctipotens genitor) introducendo via via le diverse forme del repertorio. Ogni momento si terrà dal pomeriggio del venerdì al pranzo del sabato, inserito nel calendario e nell’orario del monastero. Gli incontri sono aperti a cantori, direttori di coro, animatori liturgici, seminaristi e persone interessate. A seconda del periodo liturgico, in cui ciascun momento è collocato, si è scelto un titolo (da un brano gregoriano) per delinearne il tema generale. Docente del corso sarà il prof. Giacomo Baroffio.

venerdì 9 e sabato 10 novembre 2012 – Ad te levavi animam meam

venerdì 1 e sabato 2 febbraio 2013 – Lumen ad revelationem – Nunc dimittis

venerdì 1 e sabato 2 marzo 2013 – Christus factus est

venerdì 23 e sabato 24 maggio 2013 – Cibavit eos

Giornate tipo:

venerdì ore 15.30: lectio e studio pratico
ore 18.00: vespri
ore 18.30: studio pratico
ore 19.30: cena
ore 20.00: studio pratico
ore 21.00: compieta

sabato ore 7.30: lodi e S. Messa
ore 9.00: lectio e studio pratico
ore 13.00: pranzo
dopo il pranzo: verifica e assegnazione degli impegni per il momento successivo

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