Archivum Musicae, Note d'Archivio, Pietro Allori

don Pietro Allori, canti mariani

Sei battute in giro per l’Europa. Stabat mater

La storia di una piccola composizione corale di don Allori, lo Stabat Mater del 1948, è singolare e felicemente rappresentativa del destino di tutta l’opera vocale sacra del compositore. Pensata originariamente a tre voci virili per la pratica devozionale della Via Crucis dei venerdì di Quaresima a Gonnesa, viene successivamente trascritta dallo stesso don Allori per tre voci miste. In questa versione viene per la prima volta eseguita dal Coro dell’Università Cattolica durante una registrazione nel 1983, presso la basilica di S. Ambrogio a Milano. L’anno successivo diventa la sigla finale di Città senza mura, quaresimale televisivo in sette puntate del cardinale Carlo Maria Martini, realizzato e trasmesso da Rai3.

Il brano entra ben presto nel repertorio di vari cori lombardi, ma negli anni a seguire è conosciuto e cantato anche da altri cori sardi. Il Coro dell’Università Cattolica lo esegue ancora in diverse importanti occasioni: come bis al termine della Missa Dum complerentur a sei voci miste di Tomas Luis de Victoria nella chiesa di Santa Spirito a Bergamo nel 1984 (il critico musicale Sergio Fornoni, sull’ Eco di Bergamo del 17 aprile 1984, scrive: “Vivissimi i consensi nel folto pubblico, cui il Coro ha proposto uno ispirato Stabat Mater del compositore sardo contemporaneo Pietro Allori”); in concerto durante la sua quinta tournée in Germania, nell’abbazia di Marienstatt il 18 giugno del 1992 (il concerto viene registrato dal vivo e trasmesso dall’emittente radiofonica tedesca Südwestfunk).

Alla fine degli anni ottanta un gruppo vocale formato in parte da ex coristi del Coro dell’Università Cattolica, esegue a Firenze lo Stabat Mater, durante un corso di vocalità tenuto da Bruno Turner. Il celebre direttore dell’ensemble inglese Pro Cantione Antiqua ne chiede lo spartito, insieme ad altri di don Allori. Nel settembre del 1994 il Pro Cantione Antiqua partecipa alla X Rassegna “Voci dal mondo” di Porto Torres e, al termine di un concerto imperniato sul repertorio palestriniano, esegue come bis lo Stabat Mater nella versione originale per voci virili.

Oggi questo piccolo brano mariano devozionale per la Via Crucis (sei battute per la strofa, quattro per l’Amen) fa parte del repertorio inciso su compact disc dal Coro dell’Università Cattolica (ndr. oggi “Coristi dell’Angelo”) e continua a interessare nuovi gruppi corali per le sue qualità di comunicativa intensa e immediata, una caratteristica che connota molte pagine di don Pietro Allori.

P. Allori, Stabat mater AP 29

Registrazione del 18 giugno 1992, Abteikirche Marienstatt (Germania), Südwestfunk Landessstudio Rheinland-Pfalz

Un perfetto minuto di musica (Vittorino Joannes). Ave regina coelorum

Il padre francescano Fernando Vittorino Joannes, illustre liturgista e teologo al Concilio Vaticano II, scomparso lo scorso anno, a proposito della polifonia di don Allori scriveva:

[…] Ma cosa ha lasciato don Allori alla sua Sardegna, alla sua Iglesias al di là degli eventuali confini della sua Cattedrale? […] una sacra polifonia che è Canto antico e perciò tanto fresco e nuovo se inteso quale tramite dell’evangelizzazione. […] Silenzio e memoria zampillano nel canto, sono grembo della parola, ne suggono l’ultima musicalità, la suggeriscono al cantore, lo introducono nell’epifanica notazione della musica. Cantare la liturgia è portare a compimento la creazione, ridonandole l’armonia, il ritmo, la melodia. […] Citando poi il grande musicologo e organista tedesco di fede protestante prof. Wilhelm Krumbach che ha eseguito e registrato tante pagine organistiche di don Allori, sottolinea queste parole: “La sua musica – caro don Allori – si trova a distanza siderale da tutto ciò che oggi passa per ‘moderno’. E nonostante ciò, è molto vicino alla nostra epoca e agli uomini del nostro tempo. E ci parla direttamente al cuore, senza mediazioni, come una parte della lode di Dio, e a Cristo, che da duemila anni risuona nelle nostre chiese. Essa risplende di atemporalità e di eternità e non deve tener conto delle mode passeggere, poiché essa dà l’impressione dell’eterna verità della fede. La sua musica ci parla in una lingua che nella sua classica semplicità penetra direttamente il cuore dell’uomo, grazie all’immediatezza conferitale dalla Parola divina. Essa non ha bisogno di prolisse spiegazioni; la sua grande ricchezza è visibile e sperimentabile attraverso le sue alte qualità di forma e struttura”.

Poi padre Vittorino, condividendo il giudizio critico lunsighiero del prof. Krumbach, passa a commentare l’antifona mariana Ave regina coelorum a tre voci miste che fa parte dei cento canti dedicati alla cattedrale di Iglesias.

“[…] Una sola frase tre volte ripetuta, modulata tre volte con coloriture diverse, da tre voci quasi in sincrono, ed è tutto. Ma quale soffio interiore, quale senso esatto della frase melodica, dell’accentuazione, del colore che ogni parola del breve testo latino esige, quale scorrevolezza di piani sonori, come se le singole tre voci potessero moltiplicarsi, lasciare presagire chissà quali altri sviluppi! Sembra che l’autore porti dentro di sé molto da dire e gli manchi il tempo, e dunque accenna, rapidamente ma densamente, lancia un appello, spegnendo su Christum exora una frase che potrebbe riprendere ma che invece sale verso il silenzio. E infatti questo Ave regina coelorum è il messaggio di un cantore, lanciato pochi mesi prima che la sua voce si spegnesse (l’opera è degli ultimi mesi del 1984) lasciando ad altre voci il compito di continuare il canto che egli iniziò da fanciullo nella chiesa del suo paese di Gonnesa, che continuò per trent’anni come organista e maestro di cappella della cattedrale di Iglesias in Sardegna. E lasciando oltre 500 brani per il servizio liturgico, composti in gran parte negli ultimi cinque anni, attraversati da un soffio di ispirazione unica, concentrata, come non gli restasse il tempo fisico di svolgerne in più ampio respiro le implicazioni che egli sentiva e che lo afferravano dopo tanti anni di servizio musicalmente coerente alla sua anima di sacerdote, professionalmente dedita al suo dovere di far cantare, di offrire canti che possano realmente essere cantati, e capiti: come deve essere appunto, per tutti, la preghiera. Se c’è qualche esempio illustre tra la categoria cui appartiene don Pietro Allori, per la dignità e l’ispirazione e l’ampiezza del canto, questi può essere ravvisata forse in un Tomas Luis de Victoria (1548 – 1611). E se c’è qualche piccola perla che nella musica sacra può essere comparata a questo perfetto minuto di musica dell’Ave regina coelorum (per la spontaneità semplice di un unico soffio melodico, per la trattazione concisa, per il senso trascinante di apertura verso un silenzio che magicamente si crea allo spegnersi dell’ultimo accordo ma che conduce verso la pienezza sonora del silenzio orante e contemplativo) a me pare di ravvisarla nell’Ave verum di Wolfgang Amadeus Mozart.”

P. Allori, Ave Regina coelorum AP 603

Registrazione del 1983 nella Basilica di S. Ambrogio di Milano

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