Archivum Musicae, Coro dell'Università Cattolica di Milano, Note d'Archivio, Pietro Allori, Wilhelm Krumbach

La cattedrale di Iglesias, una chiesa che ritorna a brillare

Mercoledì 13 novembre 2013 è stata riaperta la Cattedrale di Iglesias dopo i necessari restauri durati più di un decennio. E’ stata riaperta nel giorno in cui la liturgia ricorda S. Antioco, patrono della diocesi e della Sardegna. Alla cattedrale dedicata a S. Chiara d’Assisi è legata l’opera musicale di don Pietro Allori che per trenta anni fu maestro di cappella e organista. L’Archivio musicale dell’Angelo vuole sottolineare questo momento gioioso della diocesi di Iglesias, pubblicando alcuni articoli e studi presentati in riviste e convegni svoltisi ad Iglesias incentrati sulle composizioni liturgiche di don Allori dedicate alla “sua” cattedrale. Il ruolo di don Allori sia come organista che maestro di cappella, in questi contributi è stato osservato in quel contesto di “dignità liturgica” che la cattedrale di Iglesias ha sempre coltivato con rigorosa cura e profonda devozione ecclesiale. “Per quanto riguarda la “dignità liturgica” della musica sia vocale che organistica occorre mettere bene in evidenza il suo legame con la liturgia episcopale, che si svolge dentro la cattedrale, che nello specifico di Iglesias ha già una sua tradizione, che trova la sua granitica e insostituibile sintesi nel magistero musicale e compositivo di don Pietro Allori, il quale ha svolto il suo ufficio di organista e maestro di cappella non come orpello ma come vero ministero sacerdotale a servizio della presidenza del Vescovo” così don Francesco Lay, organista, nei suoi appunti sparsi per una musica da Cattedrale inviati qualche anno fa all’Archivio musicale dell’Angelo di Milano.

Don Allori con il coro S. Pio X di Iglesias (anno 1957) composto da voci bianche: ragazzi del Seminario di Iglesias, voci maschili: Silvano Loi, Salvatore Serra, Efizio e Bruno Busonesa, Gianni Dionisi, Giorgio Pani, Giampaolo Murgia, Mario Tradori, Franco Marreddu, Ugo Spano

Foto Archivio Casa Allori: Don Allori con il coro S. Pio X di Iglesias (anno 1957) composto da voci bianche: ragazzi del Seminario di Iglesias, voci maschili: Silvano Loi, Salvatore Serra, Efisio e Bruno Busonera, Gianni Dionisi, Giorgio Pani, Giampaolo Murgia, Mario Tradori, Franco Marredu, Ugo Spano

***

VENITE GENTES. MUSICA PER UNA CATTEDRALE. Le composizioni di don Allori, maestro di cappella a Iglesias di Silvia Segatto (CSN – Università Cattolica, gennaio 1999)

È dedicata a Santa Chiara la suggestiva Cattedrale di Iglesias, che da oltre settecento anni veglia sulla cittadina nel sud della Sardegna. La sua costruzione, anteriore alla conquista catalana, fu avviata nel 1282: delle sobrie linee originarie sono conservate la pianta a una sola navata, le tese nervature delle volte e la facciata in pietra con cornici a squadra, mentre il resto è stato ricostruito in forme gotiche nel XVI secolo.Ma nonostante i numerosi interventi di restauro e ampliamento che si sono succeduti nel tempo, l’edificio mantiene ancor oggi il suo volto severo ed essenziale, come si addice al carattere della regione in cui sorge: terra di miniere, terra di lavoro. La Cattedrale di Santa Chiara costituisce da secoli un punto di riferimento fondamentale, perché centro di preghiera e devozione, archivio di memoria e scenario di riti e tradizioni liturgiche: e lì operò per trent’anni come maestro di cappella don Pietro Allori (1925-1985), sacerdote e compositore sardo. Alcune delle sue musiche, tutte scritte nel rispetto della tradizione locale per accompagnare le funzioni liturgiche celebrate nella chiesa di Iglesias, sono state di recente raccolte In un compact-disc intitolato “Venite gentes. Musiche per una cattedrale”.

P. Allori , Venite gentes, Preludio organistico AP 1103 (1982) e Mottetto a 4 v. m. AP 462 (1981) 

Coro dell’Università Cattolica di Milano diretto da Angelo Rosso, Wilhelm Krumbach, organo (Cappella S. Cuore dell’Università Cattolica, marzo 1995)

L’opera è stata realizzata per l’etichetta “Antes Concerto” dal Coro dell’Università Cattolica di Milano, diretto dal maestro Angelo Rosso (nipote di don Allori e appassionato studioso della sua opera) e dall’organista tedesco Wilhelm Krumbach. Il CD è uscito lo scorso mese di dicembre come allegato al numero natalizio della rivista “Sardegna e dintorni”, giovane mensile di cultura e immagini dell’isola. E presentato a Milano, nell’Aula Magna di Largo Gemelli. Ma chi era don Pietro Allori, la cui musica oggi comincia a diffondersi fuori dai confini della sua Sardegna? Alcune foto che di lui ci restano, mostrano un giovane sacerdote dall’espressione seria e insieme dolce, seduto all’organo o intento a dirigere un coro di bambini e ragazzi, tutti con occhi neri e capelli cortissimi: e tutti con una sorta di divisa, un maglione scuro con una fascia orizzontale bianca. Fotografie di qualche decennio fa, particolari e toccanti, testimoni di un impegno e delle due passioni, religiosa e musicale, che si sono intrecciate nel corso della sua vita. Nasce a Gonnesa nel 1925, ultimo di sei figli: il padre dirige i lavori della miniera di Seddas Moddizzis, così fin da piccolo vive da vicino i drammi del duro lavoro dei minatori: gli incidenti sono frequenti, come pure i lutti per le famiglie. La sua memoria sarà sempre attraversata dal senso di partecipazione al dolore di chi soffre e alcuni dei testi liturgici da lui maggiormente amati (e musicati più volte) saranno proprio le letture della Settimana Santa: lo strazio del Cristo sofferente, la sua agonia e la sua morte; il responsorio Plange quasi virgo (inserito nel CD “Venite gentes”) è forse la pagina più sublime composta da Allori, e uno dei passi con più sofferenza vissuti dall’intera comunità che intorno alla cattedrale si raccoglie. Ordinato sacerdote nel 1951, Pietro Allori riesce nella sua vita in un compito arduo: studiare a fondo la musica (lo fa con maestri ai Conservatori di Firenze e Milano) e comporre melodie che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l’assemblea dei fedeli durante le funzioni liturgiche. Del resto, quando lo nominò maestro di cappella della Cattedrale di Iglesias. l’allora vescovo della città si rivolse a lui con queste parole: “Sono certo – disse – che bene corrisponderai a questo incarico, con quel delicato senso musicale che domina il tuo spirito”. Incarico che il sacerdote mantenne fino al giorno della morte, il 31 marzo 1985, domenica delle Palme.

***

UN’ ARCA PER LA MUSICA SACRA. I Cento canti sacri di don Pietro Allori, dedicati alla Cattedrale di Iglesias. Intervento di S.E. Mons. Arrigo Miglio Vescovo di Iglesias nell ‘ambito del convegno in commemorazione di don Pietro Allori, nel decennale della morte (1985-1995), svoltosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (29-30 aprile 1995)

[ … ] “Scorrendo l’elenco dei cento canti viene spontaneo chiedersi con quale criterio siano stati scelti i testi da musicare, e cercare di cogliere l’orientamento della spiritualità di don Allori, guardando in modo particolare ai testi che compaiono più volte, con diverso rivestimento musicale.

Il primo criterio seguito dev’essere stato senz’altro quello di offrire alla cattedrale un repertorio completo per i vari tempi dell’anno liturgico: Natale, Quaresima, Passione, Pasqua, feste dei Santi, occasioni varie (cfr. “Sacrosanctum Concilium” nn 14 e 20) .

Accanto allo scorrere dei tempi della liturgia e delle sue feste emerge però evidente una marcata componente devozionale, orientata in primo luogo verso il SS. Sacramento e poi verso la figura di Maria.

Sono almeno ventuno i canti che fanno riferimento esplicito all’adorazione del mistero eucaristico, con ampio spazio ai testi che Tommaso d’Aquino compose per l’ufficiatura della festa del Corpus Domini, e che sono entrati nel repertorio della devozione eucaristica, repertorio in uso non solo nei seminari e negli istituti religiosi, ma anche nella maggior parte delle parrocchie, almeno fino a qualche tempo fa. Sedici sono le composizioni su testi mariani, per lo più inni e antifone presi dalla liturgia, con un posto d’onore allo Stabat Mater, che in questa raccolta compare in ben tre versioni musicali differenti.

Questo particolare ci richiama allo spazio che nell’opera di don Allori occupano i testi della liturgia della Settimana Santa, testi riferentisi prevalentemente alla passione di Cristo: si pensi, oltre agli Stabat Mater, ai molti responsori dell’ufficio del Triduo Santo (anticamente si chiamava “Ufficio delle tenebre”) e alle sette parole di Gesù in croce, opera già ampiamente presentata e spiegata in altra sede.

La Passione di Cristo e il dolore della Madre occupano sicuramente un posto d’onore nell’opera di don Allori, ma non sono staccate dal mistero pasquale del Cristo, morto e risorto: nella raccolta di cui stiamo parlando abbiamo esattamente otto composizioni dedicate ai vari momenti della passione e altrettante dedicate alla resurrezione e alla glorificazione del Cristo, così come non manca il Regina Coeli per la madre del Risorto. ” [ … ]

P. Allori, Stabat mater a 3 voci virili AP 73 (1950)

P. Allori, Regina Coeli a 4 voci virili AP 16 (1947)

Pro cantione antiqua diretti da Mark Brown (registrazioni live presso la Cattedrale di Iglesias 31 ottobre 1995 – X anniversario della morte di Don Pietro Allori)

***

LA PRESENZA SPIRITUALE DI FRANCESCO E CHIARA di Giacomo Baroffio (Iglesias, ottobre 2004 – Convegno “Pietre che cantano a Dio”)

S. Chiara

S. Chiara di Assisi (Simone Martini)

Pochi personaggi del passato hanno un fascino come Francesco e Chiara. Più del suo compagno e maestro, Chiara spinge fino alle estreme conseguenze l’ideale della povertà evangelica che rivendica per sé stessa e per l’istituzione claustrale da lei realizzata con l’aiuto iniziale di Francesco. Povertà, quindi, assoluta, della persona e della comunità nel riconoscere che l’unica sicurezza e spirituale e materiale sì trova soltanto nell’abbandono alla misericordia del Padre celeste. Chiara lascia sbigottiti gli interlocutori che non hanno la sua fede. Umile e audace si scontra con i poteri forti del tempo, compreso il papa, che alla fine devono cedere davanti a una fragile donna la cui forza è un’umiltà disarmante. Povera di beni materiali, a piene mani Chiara dispensa tesori spirituali. Vive in un minuscolo paese e, nonostante sia rinchiusa nel chiostro, la sua missione ha un respiro universale, è segno dell’incontenibile fecondità del seme evangelico. La sua grandezza è riconosciuta già nella bolla di canonizzazione promulgata da un suo ammiratore, papa Alessandro nel 1255. Nella traduzione di padre Boccali leggiamo, tra le altre cose, che “Questa luce rimaneva, certo, chiusa nel segreto del chiostro, ma emetteva al di fuori bagliori luminosi: si teneva raccolta in un angusto monastero, ma nel vasto mondo si diffondeva … Chiara taceva, la sua fama gridava”.

Chiara d’Assisi diviene così aralda strenua del vangelo, “libro di vita” per le sorelle intorno alletto della sua lunga ed estenuante infermità, libro di vita per quanti nei secoli sanno docilmente ascoltare il suo insegnamento che altre esperienze hanno declinato in modo differente, sempre attente a centrare il nucleo più importante del messaggio cristiano. Al “Nulla anteporre all’amore di Cristo” di san Benedetto fa eco il motto certosino “Resta salda la Croce, mentre s’agita il mondo”: tra queste e altre affermazioni dell’ esperienza spirituale cristiana corre il filo rosso l’insegnamento di santa Chiara. Nel testamento additerà alle figlie il primato del vangelo e la via per maestra della vita spirituale: “Sforzatevi di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà, della povertà e anche l’onestà della santa conversione, secondo quanto ha insegnato Cristo e il beatissimo padre san Francesco” .

***

LA MUSICA DI DON ALLORI IN ONORE DI S. CHIARA di Angelo Rosso (Iglesias Ottobre 2004 – Convegno “Pietre che cantano a Dio”)

L’arte del Medio Evo, grazie soprattutto ai maestri e ai costruttori delle grandi cattedrali, con una mentalità che noi oggi ignoriamo, trovavano naturale pensare, per esempio, ai doccioni gotici resi sonori dallo scrosciare della pioggia. Le raffigurazioni scolpite in una cattedrale gotica sono dunque pensate sempre come immagini acustiche. Quindi la cattedrale gotica è lo spazio del suono e della luce che multicolore entra dalle grandi vetrate creando uno scenario meraviglioso con il concorso naturale del sole. La bellezza dell’arte riempiva di commozione l’uomo medievale, portato com’era a convertire immediatamente tale sentimento in un senso di comunione con Dio e in gioia di vivere. E’ proprio del pensiero medievale ricondurre la nozione di bellezza all’idea di perfezione, di proporzione e di splendore.

P. Allori, Da pacem Domine a 3 voci bianche AP 574 (1984) 

P. Allori, Recordare a 3 voci miste AP 602 (1984) 

P. Allori, Homo quidam a 3 voci miste AP 592 (1984) 

Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso, (registrazioni presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica di milano – aprile 2007)

Ecco perché la casa del Signore doveva essere ben costruita con solide pietre e queste, secondo la loro grandezza e levigatezza, rappresentare una costruzione che doveva destare meraviglia. Non il meraviglioso che stupisce perché bello e grandioso, ma perché fatto di “mirabilia”, di cose materiali che più ci sospingono verso colui che ha creato le cose più meravigliose: Dio.

I “mirabilia” non sono solo cose che l’uomo può ammirare con gli occhi, cose davanti alle quali gli sguardi si allargano, ma lo specchio di immagini e metafore visive su cui si organizza tutto un mondo immaginario ricevuto per eredità di cui l’uomo medievale si nutre perché avverte una molteplicità di forze soprannaturali che possono provenire soltanto da Dio.

Le pietre delle chiese romaniche della Sardegna sono assai spesso semplici pietre da taglio, non lavorate come quelle delle grandi cattedrali gotiche europee, ma la loro disposizione, grazie all’influenza pisana, produce un’architettura splendidamente semplice. Poesia ed eleganza, fiorite sulle rive dell’ Amo, hanno caratterizzato le chiese romaniche della Sardegna affermandone, come nel caso della cattedrale di Iglesias il loro tipico volto toscano. Nel XIII secolo fu tutto un fiorire di belle chiese con le quali le maestranze provenienti da Pisa, volevano innalzare il più bel canto per la gloria di Dio e l’arte di una città.

L’unanimità delle aspirazioni spirituali della cristianità medievale, che il segno delle pietre indicano prima ancora che il cuore dell’uomo la realizzi nella sua pienezza, divenne il centro di gravità per il risveglio umano e materiale delle città medievali. Le cattedrali con l’ordine e l’armonia delle loro pietre furono il segno più forte di tale volontà di crescita spirituale e materiale dentro la città.

La città

La città ha creato la storia, ha reso necessario il calendario per fissare un sistema di riferimento del tempo: le ore, le settimane, i mesi. E’ il luogo dei lavori collettivi, ma questi esigono una memoria collettiva. E’ il luogo degli archivi per annotare ciò che si è fatto e prevedere ciò che resta da fare.

La città ha bisogno di bilanci per cui la memoria individuale del padre di famiglia non basta. Bisogna inventare dei sistemi di numerazione e di segni per rappresentare gli oggetti. E’ dalla memoria collettiva che nasce la storia. Solo la città, d’altra parte, conosce avvenimenti quali la: costruzione di monumenti pubblici, la realizzazione di grandi lavori, assedi, conquiste, disfatte, vittorie. Questo è il contenuto della storia delle città, il cui l’oggetto è la vita sopra-individuale; in una città ciascuno è inserito in opere che sorpassano l’esistenza individuale.

Ciascuno si sente parte di avvenimenti collettivi. Perciò nelle città medievali nascono le corporazioni e le confraternite, i gremi e si acquisisce coscienza dell’esistere con la mediazione della storia. Si impara a conoscere il passato della città per prevederne il suo avvenire e gli è dato di vivere un’esistenza di cui l’ampiezza, il valore, l’efficacia, superano infinitamente l’esistenza individuale.

Nella città medievale ciascuno può sentirsi costruttore di monumenti e in comunicazione con tutte le città del mondo grazie al commercio, allo scambio di idee, di beni culturali, di forme estetiche.

La città è una comunità, una totalità non semplicemente materiale ma soprattutto umana. Perché la città sia autentica bisogna che i cittadini si riuniscano per discutere e mettere insieme le idee che costituiscono l’animo della città e la sua personalità. I cittadini si identificano con la personalità della loro città. Si sentono colpiti dalle critiche e si inorgogliscono per gli elogi.

La città ha un suo legame comunitario e un sentimento di partecipazione. La città medievale è una specie di memoria collettiva, una memoria posta nelle pietre, nelle masse architettoniche. Le pietre raccontano avvenimenti vissuti in comune, che hanno segnato un destino comune. Ma il legame della città è costituito principalmente dai luoghi d’incontro che divengono ben presto spazi carichi di memorie, di storia, e gli incontri che vi si collocano acquistano una maggiore intensità perché si inseriscono in una continuità. E’ in questi luoghi che il cittadino rinnova la sua appartenenza alla città. La cattedrale, spazio per la preghiera, diventa luogo di riferimento anche per qualsiasi attività comunitaria e pubblica. Ancora oggi le piazze davanti alle cattedrali sono testimoni dei grandi avvenimenti vissuti in comune. Per esempio, nelle città imperiali della Germania, Friburgo, Norimberga, Spira, ancora oggi davanti alle cattedrali hanno luogo i mercati dei frutti della terra.

Poca è l’umanità delle città industriali con le sue interminabili file di case, senza centri, senza luoghi d’incontro. Spesso sembrano più accampamenti, non città; non c’è rappresentazione, nessuna forza che vi si imprime viene segnata nei luoghi e nelle pietre. Il tempo vi passa, ma non vi si accumula, non si concentra niente. I centri sono sempre più ingombrati da grandi magazzini, dalle sedi sociali delle banche e delle società industriali e commerciali, dagli edifici amministrativi. Tutti spazi che non hanno funzione di dialogo, di incontro. Non si forma concretamente il bene comune. Quando oggi si parla di bene comune lo si intende sempre di più come realtà sociale astratta.

La città è il luogo dove gli uomini si radunano insieme per vivere felicemente, perciò la città diventa uno stato d’animo. Sono cittadini coloro che si sentono tali, che sono orgogliosi di appartenere a una comunità superiore al villaggio per ricchezza, per cultura, per tradizioni artistiche, per un passato importante, per l’attitudine a sforzi comuni.

Ma la città non afferma solo il suo primato spirituale. Dal punto di vista economico e sociale fa coesistere i più svariati interessi e persone di diversa origine e con professioni diversificate.

Poiché non è una semplice macchina da abitare, la città si caratterizza per essere un’impronta viva e duratura dell’uomo. Chi vi abita conduce una vita insieme agli altri, e di generazione in generazione finisce per sentire per essa un vero legame affettivo, evidente nelle tradizioni che si radicano.

In questo modo la città da fatto fisico diviene, per gradi, uno stato d’animo, un fatto di coscienza. Vi si aderisce scegliendo di essere suoi cittadini ed identificandosi con essa e adoperandosi per la sua grandezza.

Il Vescovo

Nelle città vive il vescovo che con la sua autorità morale testimonia spesso la sua storia e la persistenza dei suoi valori.

La presenza di una sede vescovile conferisce alla città un connotato di pienezza. La dignità episcopale nobilita la città medievale. Il legame tra il vescovo e la città è assai stretto: la cittadinanza si riconosce nel proprio vescovo e gli è fermamente devota. La presenza del vescovo potenzia le più tipiche funzioni della città, e poiché la diocesi ricalca entro limiti abbastanza precisi la civitas, il centro cittadino, in quanto sede del vescovo e della chiesa cattedrale, è il centro obbligato ed il punto unico di riferimento della vita religiosa e sacramentale di tutti i fedeli del territorio. E’ ben evidente quanto ciò giovi all’efficienza della sua funzione coordinatrice.

 

Advertisements

Discussione

I commenti sono chiusi.

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Privacy e cookies – Informativa per i lettori

Questo sito web è ospitato sulla piattaforma di blogging WordPress.com.
Utilizzando questa piattaforma, gli amministratori, i redattori e gli utenti visitatori sono soggetti alle condizioni espresse dai Termini di Servizio e alla Privacy Policy di Automattic, ciascuno per la sua parte.

La piattaforma fa uso di cookies erogati per fini statistici e di miglioramento del servizio.
I dati raccolti sono visibili solo in forma anonima e aggregata secondo quanto stabilito da WordPress.com, e non si ha accesso ai dettagli specifici di accesso (IP di provenienza, o altro) dei visitatori.

Proseguendo nella navigazione sul sito si acconsente all'utilizzo dei cookies.

Per maggiore approfondimento, per dettagli sui cookies o per bloccarne l'installazione, prendere visione della Informativa sulla privacy e sull'utilizzo dei cookies.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: