Attività

Silentium Dei

Un bambino di circa sette anni bacia e accarezza in lacrime la bara di padre Bruno, prima che questa abbandoni per sempre il monastero: è questa l’immagine più toccante delle commoventi esequie che hanno avuto luogo nella basilica di San Pietro di Sorres domenica 19 gennaio 2014 alle 15.30.

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Un’assemblea assai numerosa ma compostissima ha voluto rendere l’ultimo omaggio al monaco di Sorres. Cinquant’anni di vita di preghiera e di silente contemplazione, coniugate a un’incisiva azione di evangelizzazione; cinquant’anni vissuti sempre nell’unico monastero benedettino maschile della Sardegna: così è stata delineata la figura di padre Bruno durante la liturgia dall’arcivescovo di Sassari S. E. mons. Paolo Atzei che ha presieduto la S. Messa, dal messaggio inviato da S.E. mons. Paolo Gibertini, novantaduenne vescovo emerito di Parma e primo abate del monastero di Sorres (1955), e dall’attuale abate, padre Antonio Musi.

La profonda passione per la preghiera cantata in gregoriano e la competente diligenza con la quale svolgeva con la sua rotonda e pastosa voce il ruolo di primo cantore durante tutte le liturgie monastiche, non potevano che consigliare che le sue esequie venissero cantate in canto gregoriano: dall’antifona di introito sino al canto di congedo in Paradisum deducant te Angeli.

A sostituire padre Bruno nel ruolo di cantore è oggi il suo carissimo confratello padre Ugo, anche lui nato a Ossi. Alla voce flebile di padre Ugo rispondeva domenica un coro di 32 persone, sempre seguendo le modalità con le quali i monaci celebrano quotidianamente le loro liturgie in canto.

Questi cantori, alcuni dei quali,  per anni hanno seguito i convegni musicali che dal 1991 si sono svolti presto il monastero di Sorres sul canto liturgico, con altrettanta spontaneità, pari a quella del bambino di cui si è detto all’inizio, hanno formato un coro vigoroso per rendere più incisivi gli interventi gregoriani sia del proprium che dell’ordinarium della messa.

Ma padre Bruno, oltre che per il gregoriano, aveva altrettanta passione per la polifonia liturgica del compositore don Pietro Allori, maestro di cappella per 30 anni della cattedrale di Iglesias. Due soprattutto i canti da lui prediletti: il Pange lingua gloriosi, per organo e voce con un Amen solenne a quattro voci miste, e il canto mariano Sotto il tuo vigile manto a tre voci miste, che questo coro ha voluto dedicare quale ultimo omaggio a padre Bruno.

Entrambi i canti ricorrono durante i convegni musicali presso San Pietro di Sorres: Pange lingua nella celebrazione della Messa come secondo canto di comunione dopo l’antifona gregoriana del Communio; Sotto il tuo vigile manto al termine di Compieta, nel momento in cui i monaci, abbandonati gli scranni del coro, si recano davanti alla bella statua lignea della Madonna del Meilogu per chiedere protezione per la notte e ogni frangente alla Vergine Maria.

Tutti i cantori presenti provenivano da cori che costantemente cantano la polifonia di don Pietro Allori e il repertorio gregoriano: il Gruppo vocale “don Allori” di Iglesias, la Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero e il Coro liturgico di S. Maria di Betlehm di Sassari.

Le accorate lacrime di un bambino, e la presenza di un coro così vicino alla sensibilità liturgica e musicale di padre Bruno durante le esequie di quest’ultimo, sono due segni chiari della sua intercessione per noi dal Cielo.

Come ha sempre fatto nella vita monastica, ora anche dalla casa del Padre, il benedettino p. Bruno Masala, unisce vita contemplativa e azione di evangelizzazione, donandoci un lascito spirituale e umano prezioso che deve guidarci nella nostra vita cristiana.

Ciao, padre Bruno

La salma benedetta dal suo Abate s’incammina verso l’uscita della Basilica di S. Pietro di Sorres.

Si ode la voce di uno dei  trentadue cantori  che conosceva familiarmente p. Bruno: Ciao, padre Bruno. In quel momento un raggio di sole, dopo un pomeriggio buio e piovoso,  illumina la finestra in fondo alla basilica inondando di luce  il percorso del feretro; la voce confidente di un altro cantore esclama: sta andando verso la luce.

Tutti sentimenti veri, autentici, trepidi che vibrano nei cuori delle tantissime persone che si sono strette attorno ai monaci in preghiera e con spontaneo affetto.

Padre_Bruno_Masala

Ciao, padre Bruno. Il ciao è il saluto che ci si rivolge tra persone confidenti e familiari. Padre Bruno era a tutti familiare.

Ciao, padre Bruno. Un saluto affettuoso  rivolto a un padre della spiritualità benedettina che si nutriva quotidianamente di preghiera e silenzio per la santificazione personale e per esercitare al meglio l’accoglienza, come vuole la regola di san Benedetto, verso quanti salgono il promontorio di Sorres alla ricerca delle radici della propria fede che la grazia divina ci ha accordato con il Battesimo.

Ciao, padre Bruno. Tutti coloro che ti hanno incontrato, nel loro cuore anche oggi ti vivono come un confidente di famiglia, tanto da chiamarti spesso come facevano i tuoi confratelli, semplicemente Bruno. La tua umanità è stata sempre così  pregnante perché sei stato  un “padre” sempre attento a costruire il meglio possibile per l’uomo in contesti sobri e sempre distanti da qualsiasi dissipazione di risorse umane e spirituali.

Ciao, padre Bruno. Grazie

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