Coristi dell'Angelo, Note d'Archivio, Spazio Brahms

Marienlieder, melodie e miniature popolari nella polifonia di Brahms

Übers Gebirg Maria geht (Maria va per la montagna)

Da questo canto polifonico a 5 voci di Johann Eccard (1553-1611), Brahms potrebbe aver tratto l’ispirazione per i suoi Marienlieder op.22, sette brani a cappella composti tra giugno e luglio del 1859 (il n° 3 nel 1860) destinati al coro femminile di Amburgo (Hamburger Frauenchor) composto da 28 cantanti. La prima versione dunque fu scritta per due soprani e due contralti (SSAA). Il 19 settembre del 1859 Brahms ne diresse solo alcuni. Nel 1860 furono da lui stesso rivisti in una versione a tre voci femminili e tenori (SSAT), prendendo poi la loro forma definitiva per coro a quattro voci miste (SATB) con la versione pubblicata nel 1862 dall’editore Rieter-Biedmann a Lipsia, quella oggi comunemente usata dai gruppi vocali che la eseguono.

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Una composizione che ci dice quanto Brahms fosse attratto dalla tradizione tedesca delle leggende mariane e alla sensibilità popolare. Nella sua biblioteca, oltre alla raccolta dei brani a cinque voci di Johann Eccard in cui si trova la composizione ispiratrice dei Marienlieder, c’erano anche le raccolte di melodie popolari curate da Kretzschmer-Zuccalmaglio, dalle quali Brahms trasse ispirazione per quei Lieder della serie che conservano una semplicità anche armonica, a differenza del più lussureggiante canto a cinque voci di Eccard.

L’intonazione è sillabica, l’armonizzazione elementare con qualche cenno di pittura sonora intenzionalmente naif come ad esempio l’imitazione delle campane nel secondo dei Marienlieder e dei corni nel quarto.

Questa prima opera corale a cappella di Brahms risente anche dell’influenza tipica del cattolicesimo renano dato che i testi scelti descrivono scene della vita della Vergine Maria pensate dal popolo tedesco, soprattutto i nn. 1,2,3,7, mentre i nn. 4,5,6 si rifanno a componimenti del poeta Ludwig Uhland. Scorrendo i testi ci si accorge che le scene descritte sono semplici miniature, talvolta anche un po’ irriverenti in qualche immagine, ma che ben si attagliavano alle esperienze musicali arcaiche predilette da Brahms.

Il valore dei testi, di vera freschezza espressiva, ben si confaceva alla libertà modale e ritmica della musica antica, sapientemente integrata nello stile personale di Brahms che dichiarava: “I poemi sono delle vecchie canzoni popolari, e la musica un po’ alla maniera degli antichi canti religiosi e popolari tedeschi. Potrebbero pertanto trovare successo, giustamente, nei paesi cattolici.”

La forma strofica è predominante, il tentativo di unità tonale è attorno al mi bemolle maggiore.

Non sappiamo se siano stati eseguiti, mentre Brahms era in vita, integralmente e secondo l’ordine che noi oggi conosciamo. Si sa che egli diresse il n° 2 e il 5° a Vienna il 17 aprile del 1864 durante uno dei concerti della Stagione degli Amici della Musica di Vienna.

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