Attività, Coristi dell'Angelo, Pietro Allori, Spazio Brahms

Appunti ragionati su “Spazio Brahms” 2014 ad Alghero

Quando il giovane pianista Antonio Luigi La Spina nella Sala Rosa dell’Hotel Villa Las Tronas inizia a suonare Kreisleriana di Robert Schumann, bastano poche battute per riconoscere quanto, per il compositore di Zwickau, il fenomeno musicale non sia solo da intendersi come creazione artistica ma anche come forte riflessione sul variegato mondo dei suoni. Egli vuole sottolineare con chiarezza tutte le possibilità espressive della musica, unitamente al desiderio di far corrispondere a tutti la sua funzione consolatoria, e il suo essere, la musica,  non soltanto suono ma anche pensiero, messaggio, dato che  i suoni debbono cercare di proclamare e ampliare la verità di una interpretazione poetica.

Perciò durante tutti gli 8 brani che costituiscono l’opera più autobiografica di Robert Schumann, questi aspetti musicali insieme al lirismo tormentato che li attraversa e che connota, fondendole, ispirazione artistica e la sua triste vicenda umana, sono apparsi chiari al numeroso pubblico grazie alla sicura e convincente interpretazione di Antonio Luigi La Spina.

Il violino di Agnieszka Marucha, sia nella Romanza di Reger che nello Scherzo di Brahms, ha disegnato arabeschi sonori propri e peculiari del linguaggio strumentale dei due compositori tedeschi, permettendoci di entrare con facilità nel clima brahmsiano vero e proprio.

Clima brahmsiano, che in questa IV edizione di “Spazio Brahms”, la direzione artistica ha voluto rimarcare attraverso l’inserimento, durante la seconda accademia svoltasi il giorno dopo nella chiesa del Carmelo,  dei Marienlieder, prima opera “a cappella” del maestro di Amburgo e inserendo altre due composizioni importanti nel programma conclusivo di sabato 22 febbraio nella cattedrale di Santa Maria. Una sorta di cammino ideale che ha tratteggiato la complessità e la profondità nell’evoluzione del linguaggio polifonico brahmsiano e messo in luce il ruolo decisivo dell’armonia postbrahmsiana attraverso alcune composizioni corali di Max Reger.

Armonie dense e severe elaborate con raffinate tecniche contrappuntistiche, nelle quali timbro e colore costituiscono gli elementi essenziali di quelle tipiche atmosfere tardo romantiche ottenute con un uso ricercato e sapiente delle dissonanza. Non è stato sicuramente agevole sia per i tredici coristi (per lo più giovanissimi) chiamati a interpretare i Marienlieder, sia per l’intero Coro di “Spazio Brahms”, costituito da ventiquattro cantori, che hanno interpretato brani di Max Reger e Pietro Allori, mantenere la concentrazione richiesta, anche a causa delle temperature piuttosto basse delle chiese algheresi in questo periodo.

Ma tutti i cantori hanno saputo rispondere a questo disagio con professionale adattabilità.

Il problema della temperatura si è riaffacciato durante le prove mattutine di sabato nella cattedrale di Santa Maria anche per gli strumentisti. Ma durante l’esecuzione serale, anche questi ultimi, sotto la direzione del primo violino Agnieszka Marucha, hanno superato il disagio e davvero ben interpretato le “colorature” strumentali elaborate dal maestro Stefano Garau su alcune partiture di Pietro Allori (Elevazione per organo e Stabat Mater) e di Johannes Brahms (Geistliches Lied per coro e organo).

A questo proposito è importante evidenziare quanto questa prassi di trascrizione possa risultare  incisiva per conoscere in maniera più profonda una determinata partitura, cogliendone non solo il valore della tecnica musicale ma anche quello più altamente espressivo che si può ottenere “colorando” in modo diverso le singole voci con timbri strumentali adattati, il cui insieme ci restituisce un suono “nuovo” di una composizione conosciuta in maniera ormai “ripetitiva”.

L’iniziale “spaesamento” armonico e l’adattabilità alle nuove sonorità esigono da parte degli esecutori un lavoro di affinamento vocale-strumentale che si ottiene attraverso un ascolto reciproco piuttosto attento e concentrato.

Una insolita prova musicale – Sabato 22 febbraio 2014 ore 11

Entrando nella cattedrale di Alghero, nel silenzio severo che quasi sempre l’avvolge al mattino, gli strumentisti e i coristi convenuti per la prova generale del concerto serale conclusivo di “Spazio Brahms 2014”, hanno potuto ammirare la maestosa architettura di questa chiesa che Goethe avrebbe definito come “una musica congelata, come irrigidita in forme solide.” La sensazione che spesso suscita in noi l’architettura si avvicina molto all’effetto prodotto dalla musica, diceva Johann Peter Eckermann, nelle sue conversazioni con Goethe.

Strumentisti e coristi debbono concertare le rispettive parti per cercare di imporre quell’ubbidiente agilità e sicurezza ai suoni e una fedeltà di reciproco ascolto.

Le frasi musicali dei brani di Pietro Allori e di Johannes Brahms pian piano, durante ripetuti tentativi, si colorano di suoni che risultano “nuovi” e insoliti alle orecchie degli esecutori. Suoni che provocano un certo smarrimento in chi si è abituato a pensare quei brani con il loro solito colore armonico.

Ecco perché i coristi del Coro Spazio Brahms ascoltano un po’ stupiti e piuttosto preoccupati la voce baritonale del fagotto con cui Giovanna, con sicura e bella intonazione, attacca il bellissimo canto spirituale Geistliches Lied di Brahms. Subito dopo è il flauto di Annamaria a disegnare con consumata bravura e chiarezza, così come si conviene alle frasi brahmsiane, quella scala di suoni acuti che costituiscono il preludio all’ingresso del coro con le parole “Laß dich nur nichts nicht dauren mit Trauren” (Non indugiare nel dolore, sii sereno). Ma il coro indugiava, e come! nonostante la salda conoscenza delle parti e la familiarità con il brano.

Il suono scuro del violino di Alessio, in attento ascolto di quello più profondo e quasi carezzevole del violoncello di Fabio e di quello armonicamente più evidente, ma sempre discreto, del clarinetto di Cristiana, continuava a cercare la pastosa voce del contrabbasso di Frank con il suo carattere buio e grave.

Poi arriva Agnieszka, violinista polacca dalla facile digitazione, con il suo fraseggio e le arcate proprie di chi sa rendere limpida la scrittura musicale e sa conferire quel carattere di “discrezione” proprio del linguaggio brahmsiano.

Il momento di studio si fa intenso e le ore del laboratorio musicale si allungano. Il coro continua a vivere con una certa apprensione quelle prove anche se pian piano avverte il gusto dell’ apprendere e del vivere le “novità” di una partitura interiorizzata diversamente. Alla fine dell’insolita prova tutti i coristi sono ormai convinti che valeva la pena di confrontarsi con questa trascrizione del Geistliches Lied di Brahms, soprattutto quando simili trascrizioni vengono elaborate con la sensibilità e la sapienza musicale che contraddistinguono la sempre più apprezzabile creatività artistica del maestro Stefano Garau.

Alla sera il brano è stato eseguito con puntigliosa precisione e pregevoli accenti espressivi. Così come raccomandava Brahms ai suoi amici, anche dilettanti, che spesso si cimentavano con le sue nuove composizioni nei salotti di Vienna o di Berna: “Solo un incessante lavoro sulle parti può rendere davvero espressiva e compiuta un’opera musicale”.

L’eccellente lavoro di trascrizione del maestro Stefano Garau e la bella interpretazione della Passacaglia per violino solo di Biber da parte di Agnieszka Marucha sono state le due grandi novità di “Spazio Brahms” 2014 e hanno sicuramente costituito quell’allargamento del ragionamento musicale che è l’obiettivo culturale-artistico primario della rassegna algherese.

Infine ancora un’annotazione sui Marienlieder. A conferire un peso intensamente culturale alla esecuzione di quest’opera ci ha pensato mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca ambrosiana di Milano: nella sua presentazione alla Prima accademia ha delineato in modo succinto ma esauriente la rilevanza della devozione mariana sin dal Medioevo, sottolineando anche l’immagine che Lutero dà di Maria nel suo commento al Magnificat, che è quella di essere la tenera e amabile Madre di Dio e perciò degna della più alta considerazione spirituale del credente. È in questo percorso che il “luterano” Brahms ha osservato l’ossequio di Lutero a Maria: servendosi di particolari immagini popolari che raccontano, o immaginano, le vicende terrene di Maria, egli ha realizzato sette piccole icone sonore di squisita freschezza e semplicità espressiva.

Infine le parole del vescovo di Alghero Mauro Maria Morfino sono state in perfetta sintonia con quelle del Prefetto dell’Ambrosiana, che il presule ha voluto ringraziare per aver onorato, con la sua presenza a questo momento altamente culturale, la città di Alghero. L’arte tutta, e la musica in particolare, come ogni pagina della Bibbia, quando sono ben interpretate “umanizzano” il mondo e lo rendono degno della creazione divina. È questo il concetto che il vescovo Morfino ha voluto lasciare alla riflessione dei presenti a conclusione della serata.

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