Archivum Musicae, Coristi dell'Angelo

Veglia musicale in ricordo di Padre Bruno Masala

 

Nei messali antichi la festa di San Benedetto si celebrava il 21 di marzo nel dies natalis. Oggi è collocata all’11 di luglio, giorno della sua morte e dunque della sua nascita al Cielo. Ma la data originaria della festa di san Benedetto coincide con il genetliaco del più grande compositore della musica occidentale: Johann Sebastian Bach.

Oggi San Benedetto non è più solo venerato come il grande patriarca dei monaci di occidente, ma anche come patrono d’Europa, ovvero patrono dell’intero cristianesimo occidentale. Diversi papi hanno voluto sottolineare l’importanza di questa grande figura ponendo sotto il suo patrocinio la cultura e lo spirito della civiltà cristiana. Spirito della civiltà cristiana che trova in Johann Sebastian Bach l’espressione musicale più compiuta e più elevata del mistero cristiano, data la capacità che ha la sua musica di cantare il dolore e la gioia della storia della salvezza.

San Benedetto e Johann Sebastian Bach, grandi profeti della civiltà europea che con la loro opera hanno contribuito in maniera determinante a costruire in terra il regno di Dio e ad anticipare la gioia e la bellezza del regno eterno.

Nel monastero di San Pietro di Sorres, le musiche di Bach, quelle organistiche in particolare – soprattutto durante i convegni di “Musica e Liturgia” che da ormai tanti anni si svolgono nel monastero – risuonano durante le liturgie e durante le meditazioni musicali prima di compieta.

Per commemorare la figura di padre Bruno e ricordare la sua infaticabile testimonianza di fede è stata scelta la formula della veglia (meditazione) musicale imperniata su alcuni passi della regola benedettina e su importanti pagine musicali di Johann Sebastian Bach, senza trascurare però quei brani che padre Bruno prediligeva: la polifonia di don Allori e alcuni brani di Wolfgang Amadeus Mozart, proposti negli anni da cantori, organisti e strumentisti vari durante i corsi di musica e liturgia.

Padre Bruno, “primo cantore” e guida del coro gregoriano voleva che la musica praticata in monastero diventasse vera occasione per respirare il profumo del paradiso in terra, sia durante le liturgie sia nella quies contemplationis, grazie alla sublimità dell’arte musicale.

Ma desiderava che le musiche risultassero sempre accessibili spiritualmente alle orecchie comuni dei fedeli presenti.Quando, nei momenti musicali prima dell’ora di compieta durante i corsi di musica e liturgia, individuava alcuni brani per lui commoventi per bellezza sonora e pregnanza letteraria dei testi, con la giovialità e l’arguzia che contraddistinguevano il suo modo di fare intelligente e raffinato, cercava di sollecitare la ripetizione di questi brani durante la S. Messa domenicale delle ore 11, frequentata da tanti fedeli provenienti da tutte le parti della Sardegna. E se gli si obiettava che quei brani erano di difficile collocazione nell’ambito di una liturgia domenicale, per il tenore del testo o per il carattere della musica, o più semplicemente per la loro durata che rischiava di appesantire il momento liturgico, padre Bruno replicava: “…tutto questo non ha importanza, occorre tener sempre presente il senso spirituale che queste belle composizioni danno alla gente che viene a Sorres per pregare con i monaci…” E ripeteva deciso:“… il senso … per la gente…”

Non voleva che quelle occasioni di bellezza andassero sprecate, bisognava darle alla gente. Ed era sicuro che quei momenti di puro ascolto, nel clima semplice e ordinato delle liturgie di Sorres, avrebbero arricchito prima di tutto la vita spirituale del monastero e inoltre nutrito la sensibilità dei fedeli, lasciando loro un prezioso sostrato emotivo e religioso, legato al ricordo di quelle liturgie rese “commoventi” dalla musica.

La veglia musicale in ricordo di padre Bruno sarà caratterizzata da alcuni di questi brani vocali e organistici che lui prediligeva.

Ascoltandoli non sarà difficile rivivere, per chi ha conosciuto padre Bruno, i suoi umanissimi sentimenti testimoniati con infaticabile zelo nel suo monastero e dei quali tutti noi sentiamo infinita nostalgia.

Caro padre Bruno, durante questa veglia in suo ricordo la musica che lei ha tanto amato muoverà le nostre più profonde emozioni, trasformandole in sincera preghiera di ringraziamento a Dio per averci concesso di vivere la sua testimonianza cristiana.

***

I Teologi e Mozart

              Il Maestro di Salisburgo diventa spesso un raffinato fantasma letterario, il compositore su cui vengono scritte innumerevoli opere narrative e poetiche. Iniziò questa tradizione letteraria Eduard Mörike con Viaggio verso Praga, poi George Bernard Shaw e tanti altri. Arrivando ai giorni nostri, anche grandi teologi come Karl Barth, protestante, e Hans Urs von Balthasar, cattolico, nella musica di Mozart hanno trovato tracce significative di trascendenza.

              In ambito cattolico, a questo riguardo, si privilegiano pagine musicali come il Requiem, dove Mozart canta l’infinita misericordia di Dio e insieme la sua tremenda maestà. Barth, in ambito protestante, rintraccia nei suoni mozartiani, in tutti, compresi quelli delle opere profane, una musica capace di allietare, rianimare e consolare. Musica intesa come ‘mistero’ perché contiene il cielo e la terra, la natura e l’uomo, la commedia e la tragedia, la passione e la pace, la Vergine Maria e i demoni, la Messa solenne della Chiesa, il cerimoniale dei Massoni e la sala da ballo, gli sciocchi e i saggi, i codardi e gli eroi, i fedeli e gli infedeli, gli aristocratici e i contadini, la pioggia e il sole. Anche il teologo Joseph Ratzinger, coltiva e ammira l’arte di Mozart. In uno dei suoi libri, Introduzione allo spirito della Liturgia, scritto quando era ancora cardinale, scrive: il periodo barocco aveva cercato di porre al servizio della gloria di Dio tutto il potere illuminante della musica, quale si era prodotto in questo momento altissimo della storia della civiltà. In chiesa possiamo ascoltare Bach oppure Mozart, in ambedue i casi sperimentiamo in maniera sorprendente cosa significa Gloria Dei. Ci troviamo di fronte al mistero della bellezza infinita che ci fa sperimentare la presenza di Dio in maniera più vera e più viva di quel che potrebbe accadere attraverso molte prediche.

Angelo Rosso

 

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