Attività, Coristi dell'Angelo, Pietro Allori

L’arte di Bach e Mozart per ricordare padre Bruno, monaco di Sorres

A un mese esatto dalla Veglia musicale in ricordo di padre Bruno Masala, svoltasi il 22 agosto 2014 nella basilica di San Pietro di Sorres per iniziativa dell’Archivio musicale dell’Angelo, la redazione dell’associazione milanese ha deciso di pubblicare sul suo sito i file live dei brani più significativi eseguiti durante la serata commemorativa.

Kyrie (dalla Messa Fulgens corona di don Pietro Allori)

Questo brano aveva commosso intensamente padre Bruno quando l’ascoltò per la prima volta durante la Messa celebrata a San Pietro di Sorres in occasione del 25° anniversario della morte di don Allori (20 agosto 2010)

Erbarme dich (aria per contralto, violino e organo dalla Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach)

Questa melodia è nota presso il pubblico anche come l’aria delle “lacrime di Pietro” dopo i suoi rinnegamenti. “Pietà di me, Signore che vedi il mio pianto”. Su queste parole Bach “inventa” una delle arie più sublimi delle sue Passioni. L’accorato pianto di Pietro viene compendiato in un magnifico contrappunto armonico dove la voce del contralto e gli strumenti (nel nostro caso violino solo e organo) costituiscono un mondo sonoro assoluto, compiuto in se stesso nel descrivere i sentimenti di Pietro resi ancor più “irrequieti” grazie all’uso, da parte di Bach, della “tesa” tonalità di si minore dal carattere fortemente appassionato ma sempre energico.

Betracht’ dies Herz und frage mich (aria per soprano e organo da Grabmusik 42 di Wolfgang Amadeus Mozart)

Si tratta di una cantata che venne interpretata la sera del venerdì santo davanti al “sepolcro” preparato abitualmente, nelle chiese dell’Austria e del sud della Germania, nella stessa cappella dove qualche mese prima veniva allestito il presepio. Questa Grabmusik è un dialogo tra l’anima (basso) e l’angelo (soprano), il cui testo è denso di emotività. L’aria del soprano (che ascolterete) è quasi sentimentale, accentuata dalla drammatica tonalità di sol minore. Tuttavia questo canto risulta nobile per il suo vigore e la sua bella espressività dagli accenti dolenti. È una musica che esprime la fede in Dio all’interno della vita terrena e di quegli aspetti che prefigurano il dramma del figlio di Dio.

Considera questo cuore e chiedimi, chi ha intrecciato la corona di spine? Da chi è inferta questa ferita? Da me, eppure essa è per me. Guarda come piange sangue e acqua! Senti ciò che dicono le lacrime, chiedono fino all’ultima goccia! Forse si sbaglia sul tuo conto? Arrenditi duro cuore, sciogliti nel rimorso e nel dolore.
 

Ave verum (mottetto per coro, quartetto d’archi e organo K. 618 di Wolfgang Amadeus Mozart)

Questo mottetto, scritto a Baden (celebre stazione termale a sud di Vienna) il 17 o il 18 giugno del 1791, pochi mesi prima della morte di Mozart, fu preparato per il regens chori della chiesa di Santo Stefano a Baden, Anton Stoll. Insegnante della scuola parrocchiale e tenore solista, in seguito direttore della scuola stessa e del coro annesso, Stoll fu amico sia di Joseph Haydn sia di Mozart, il quale, oltre a prestargli la sua musica da chiesa, gli procurava anche quella di Michael Haydn e non disdegnava di partecipare personalmente alla musica religiosa diretta da Stoll nella sua piccola chiesa. Il venerdì e il sabato dopo la Pentecoste del 1791, Mozart era a Baden, dove sua moglie soggiornava per un periodo di cure dal 4 giugno con il figlio Karl, e si sa che partecipò la domenica successiva alla processione del Corpus Domini nel quartiere Joseph-stadt a Vienna. A Baden il Corpus Domini era celebrato normalmente il giovedì successivo alla Domenica della Trinità (23 giugno). Non è quindi improbabile che Mozart si sia seduto all’organo in occasione della “prima” dell’Ave verum nella chiesa di Baden; quella prima esecuzione fu probabilmente suonata da un quartetto e da un piccolo complesso vocale. Nel sud della Germania e in Austria il mottetto veniva cantato dopo l’elevazione nelle messe solenni e per la benedizione del Santissimo Sacramento, in particolare quando la processione del Corpus Domini terminava con una benedizione solenne nella chiesa parrocchiale, ed è questo il caso di Baden nel 1791. Il testo latino comprende anche un nono verso che però Mozart non ha musicato: “O dulcis, o pie, o Jesu fili Mariae”.

Ave, o vero corpo, nato da Maria Vergine, che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo, dal cui fianco squarciato sgorgarono acqua e sangue: fa’che noi possiamo gustarti nella prova suprema della morte.
 

Preludio e fuga in do minore BWV 546 di Johann Sebastian Bach

Il Preludio e fuga in do minore BWV 546 ha chiuso la meditazione musicale: una composizione di vasta dimensione e dal carattere imponente e maestoso.

Nel Preludio, al tema iniziale – un’idea principale di ampio respiro – fa seguito una seconda idea in contrasto con la prima. Il successivo intreccio dei due temi si sviluppa pieno di vitalità e dinamismo, scorrendo gradatamente verso la ripresa finale: esatta ripetizione dell’idea principale.

La Fuga a 5 voci, sviluppata con molta chiarezza, è prevalentemente melodica e non presenta lo stesso intreccio contrappuntistico che caratterizza il Preludio. Ciò induce a pensare che questo sia stato scritto in un secondo momento, poiché Bach fa prevalere nella fuga l’ispirazione e la fantasia e non la raffinata tecnica del preludio. Resta comunque una composizione di grande respiro e dal linguaggio organistico tipicamente bachiano.

 

Stefania Brizzolara, soprano – Alessio Manca, violino

Emanuele Vianelli, organo

Coro “I Coristi di Chiesa e Musica 2014”

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