Attività

La festa di santa Cecilia a Gonnesa ricami sonori e floreali per la patrona della musica

Durante la Santa Messa in onore di S. Cecilia  celebrata nella Chiesa parrocchiale di Gonnesa il 21 novembre 2014 sono risuonate, nel momento dell’Offertorio, le mirabili armonie del mottetto a tre voci bianche Veni sponsa Christi. Le parole sono quelle dell’Antifona al Magnificat dei Vespri del Comune delle Vergini che don Allori ha scelto di musicare  per onorare  tutte le sante vergini consacrate, ma in modo particolare S. Chiara  visto che il brano composto il 6 agosto del 1984 fa parte della raccolta  “100 Canti per il VII Centenario della Cattedrale  di Iglesias“  la cui patrona è S. Chiara d’Assisi. E’ stato un momento di grande intensità spirituale  per il clima di raccoglimento e la grande compostezza dell’intera assemblea che ha contribuito a creare  quel clima di silenzio tutto interiore più  proprio di una celebrazione monastica che di una comunità parrocchiale.

Spesso la trasparenza polifonica delle tre voci femminili facilmente  favorisce  un clima simile di ascensionalità spirituale, a patto però che,  come è avvenuto  per il Gruppo vocale “don Allori” di Iglesias, la familiarità con la partitura e la concentrazione richiesta dalla tessitura delle singole voci siano la  sola preoccupazione di tutti i cantori impegnati. Sicuramente ha giovato ai suddetti cantori l’aver ben studiato alcune parti della prima Messa in latino Exultemus Domino composta nel 1947  da don Allori – allora giovanissimo – per una sola voce e organo ma per due cori di voci femminili che si alternano.

Don Francesco Lai, organista titolare della Cattedrale di Iglesias e Parroco di Nebida, da ormai tre anni viene invitato dalla Parrocchia di Gonnesa a presiedere, in quanto musicista, la particolare messa musicale in onore della santa Cecilia. Durante l’omelia ha invitato i cantori e l’assemblea a seguire sempre l’esempio delle vergini sagge che in attesa dello Sposo vegliano con le loro lampade fornite dell’olio di riserva affinchè al momento dell’arrivo dello Sposo queste siano sempre accese e lo restino per tutta la sera. La lampada è il simbolo della nostra fede che, come ha testimoniato santa Cecilia, deve essere sempre accesa e capace di illuminare ogni giorno il nostro cammino verso Dio. L’olio, dunque, è il bene materiale più prezioso per poter avere la luce della lampada, ed è il simbolo delle nostre azioni quotidiane compiute con fede secondo il volere e l’impegno divino. L’azione dei cantori di chiesa, forte dello studio costante e coerente durante le prove, implica l’impegno a esprimere con arte i suoni sapienti creati dai compositori. L’azione dell’Assemblea liturgica di condividerli con attento ascolto.

La Chiesa parrocchiale di Gonnesa, da ormai sei anni, festeggia S. Cecilia grazie soprattutto all’arte compositiva di don Pietro Allori che presso questa  parrocchia ha coltivato e visto crescere la sua spiritualità e la sua sensibilità musicale. Perciò il canto dei coristi e dell’assemblea, in questa occasione, diventa davvero espressione e manifestazione della letizia cristiana connotata da un carattere gioioso e solenne.

A te S. Cecilia innalzava tra gli accordi dell’organo in coro, così le parole del canto d’ingresso intonato a 4 voci miste dal Gruppo vocale “don Allori” di Iglesias in una atmosfera di esultanza. Analoga esultanza al termine della messa quando il coro e l’assemblea sostenuti dal bel timbro dell’organo storico “Gaet. Cavalli” hanno unito le loro voci per il canto popolare mariano Nome dolcissimo in onore della Madonna nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Presentazione della beata Vergine Maria (21 novembre)

Ma, come detto all’inizio, il canto che durante la Messa di S. Cecilia  ha evidenziato quell’intimo legame che raccorda tra loro, da una parte, la musica ed il canto e, dall’altra, la contemplazione dei divini misteri e la preghiera, è stato il mottetto Veni sponsa Christi di don Allori, veramente una composizione mirabile che invita alla preghiera più devota ed interiore.

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Questo tema è stato ripreso con un linguaggio d’altri tempi, quello del ricamo, in Casa Allori, dove fu costantemente praticato quale espressione di laboriosità e delicatezza delle modalità di vita. In una raffinatissima filatura, Roberta Argiolas ha ideato e realizzato  un ricamo in cui sia l’intero testo dell’antifona Veni sponsa Christi sia il giglio sono stati armoniosamente ornati e decorati.

L’uso del giglio quale simbolo di purezza, rettitudine, nobiltà d’intenti, ha permesso alla giovane ricamatrice iglesiente di trasmettere, tramite una  trama finissima dei fili, la sua riflessione interiore sul martirio di S. Cecilia. Il giglio bianco (purezza) è contornato da foglie sottilmente ricamate con fili verdi (simbolo della speranza cristiana). Il filo rosso utilizzato per scrivere le parole del mottetto sui fili bianchi del pentagramma suggeriscono,  più che  la contemplazione del martirio quella sulla forza dell’amore.

I familiari di Casa Allori, hanno apprezzato l’elevata raffinatezza delle opere di Roberta e hanno predisposto in spazi adeguati fiori e piante pensati come simboli di bellezza estetica e di fioritura spirituale. Splendidi gigli,  posti accanto alla bella statua lignea di S. Cecilia situata  sul lato sinistro del ricamo di Roberta, erano stati collocati per evidenziare ulteriormente il simbolismo spirituale del giglio  di cui parla il libro biblico del Siracide: “come un incenso spande un buon profumo” Ma se il giglio è stato il fiore protagonista della serata ceciliana in Casa Allori, i piccolissimi vasi di mirto con le bacche, collocati in diversi punti della stanza come contrappunto agli oggetti tipici di una casa – piatti, bicchieri, sopramobili, foto, quadri –, si facevano apprezzare per l’intensità del profumo e della intensissima macchia di colore.

L’idea di disseminare rametti di mirto è maturata pensando ancora una volta alla simbologia di questa pianta propria della costiera mediterranea, ovvero quale simbolo di fecondità e di augurio per una vita di relazioni familiari improntate a serenità e’affetto. Talvolta si dice che chi desidera essere amato è bene che colga un ramo di mirto.

Roma, la città in cui visse e morì S. Cecilia, era considerata la città del mirto, la città dove le antiche monete raffiguravano l’immagine della Concordia  insieme al mirto. Il mirto era anche la pianta che a Roma simboleggiava i trionfi delle vittorie senza spargimento di sangue, ovvero le vittorie “dei grandi”. Ed erano le corone di mirto a cingere le teste dei vincitori che celebravano pubblicamente i loro trionfi.

Ma la pianta del mirto, al di là delle simbologie, è legata soprattutto all’immagine  e alle esperienze dei dolci paesaggi delle nostre campagne circostanti le periferie dei paesi in Sardegna.

Ed è per questo motivo che Casa Allori lo ha scelto come immagine  di semplicità e di simpatia. Del resto, le piante del mirto con le loro bacche nere e quelle del corbezzolo con le bacche rosse  che si trovano nelle nostre campagne a novembre, proprio nel tempo in cui si fa festa per S. Cecilia, creano un paesaggio semplice, dolce e calmo che ispira tanta  simpatia. Semplicità e simpatia che  Casa Allori ha riservato a tutte le persone che il 21 di novembre del 2014 hanno voluto visitarla. A tutti questi amici un grazie sincero e l’augurio di ritrovarci nella stessa data il prossimo anno.

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