Archivum Musicae, Wilhelm Krumbach

Dilettevolissime musiche per il nuovo anno che arriva

Estro e genio artistico sono inscindibilmente intrecciati nella Venezia barocca, la città dei dogi la cui musica ci affascina ancora oggi con la magia dei suoni violinistici di Vivaldi e  Albinoni.
Sin dai tempi di Andrea e Giovanni Gabrieli e delle feste musicali per la vittoria di Lepanto (1571), Venezia è lo spazio privilegiato per dilettevolissime musiche solenni e colorate, tali da costituire un “luogo sonoro” in cui esecutori e ascoltatori vengono a trovarsi all’interno di una cornice quasi domestica, dove la colloquialità semplice e spontanea della musica è adatta a soddisfare sia le emozioni individuali degli ascoltatori, sia a ben servire le occasioni ufficiali dove alla musica è richiesta di portare al massimo grado di ornamento e onore i vari eventi. Nella Venezia barocca, i colori della musica sono fulgidi e smaglianti, deliziosi e incantati. Tutti i compositori, italiani e stranieri che vi soggiornarono, si lasciarono affascinare dalla “cornice sonora” di questa impareggiabile città e, a loro volta,  diedero vita a musiche di entusiasmante bellezza.
Tomaso Giovanni Albinoni (Venezia, 8 giugno 1671 – 17 gennaio 1751) fu compositore e violinista di quella Venezia barocca. Amava definirsi musico di violino dilettante veneto. Ma la morte del padre nel 1709 lo costrinse al professionismo facendone un musicista che per necessità dovette vivere con la sua arte musicale.
Studiò il violino e il canto e, diversamente dagli autori del suo tempo, restò indipendente componendo liberamente senza cercare mecenati. I mecenati di quel tempo erano: la Chiesa, nei molti ruoli che offriva dagli organisti ai direttori di cappelle musicali e i cantori; le corti, le famiglie nobili o le famiglie reali. Massimiliano II, l’elettore di Baviera a cui Albinoni dedicò dodici concerti, lo invitò a dirigere l’opera del principe elettore.

La sua musica strumentale attirò l’attenzione di Johann Sebastian Bach che scrisse due fughe su temi di Albinoni e usò i suoi bassi per armonia come esercizio per suoi allievi.

L’Archivio musicale dell’Angelo propone come “ascolto dilettevole” e beneaugurante per il 2015 la Sonata VI in la minore per violino e basso continuo eseguita nell’aprile del 1993 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano da Franzjosef Maier e Wilhelm Krumbach, rispettivamente uno dei più grandi violinisti barocchi del nostro tempo e uno dei più grandi organisti bachiani e insigne musicologo.

T. Albinoni, Sonata VI in la minore per violino e basso continuo
Grave. Adagio – Allegro – Adagio – Allegro (alla Giga)
(Aula Magna dell’Università Cattolica – registrazione live)

In questa sonata Albinoni rivela le sue ricche doti strumentali e soprattutto il felice dono delle “sfumature”, dove le melodie disegnano, con sobrietà e in modo equilibrato, lunghe frasi dotate di qualità “vocali” e di grande coerenza tematica.

Nell’interpretazione dei due musicisti tedeschi all’ascoltatore non sfuggiranno certamente quel gusto preciso e sottile per l’ampio respiro melodico, la capacità di evidenziare l’armonia raffinata che caratterizza l’intera opera, e la disinvoltura con cui entrambi gli strumentisti scandiscono i suoi ritmi elastici e leggeri.
Un discorso musicale che perciò risulta costantemente nobile e espressivo, dai colori fantasiosi e vivaci.
 
Questo brano elegante, così immediato e espressivo di un luogo sonoro “illustre” come fu Venezia al tempo di Albinoni,  ben si adatta al clima di festa e di speranza per l’arrivo del nuovo anno. Dieci minuti del nostro tempo che possono aiutarci a rinnovare la speranza di una vita personale e civile migliore e di renderla più gioiosa e umanamente profonda. 
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