Archivum Musicae, Pietro Allori, Spazio Brahms, Wilhelm Krumbach

Spazio Brahms 2015

Su iniziativa dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano (piazza S. Ambrogio, 25), giovedì 19 febbraio 2015 prende avvio la V edizione di Spazio Brahms ad Alghero, che si protrarrà sino a sabato 21 febbraio.
Due accademie e una Messa, per ricordare don Pietro Allori, compositore, e Wilhelm Krumbach organista e musicologo, costituiscono i momenti concertistici del convegno culturale-musicale di quest’anno.

Le accademie sono contraddistinte dalla presenza di due pagine particolari di Wolfgang Amadeus Mozart: il Quartetto per archi n. 19 in do maggiore K 465 e l’Adagio e fuga in do minore K 546 (versione per archi trascritta da Mozart).
Il significato dell’inserimento di queste “particolarità” mozartiane può essere ricercato sia nell’ampio respiro strumentale ricco di timbri e colori, o anche, come è nel nostro caso, nella dimensione più raccolta e cameristica del quartetto.

Nell’Adagio e fuga c’è una profondità voluta, studiata. Quella profondità che Brahms sempre pretendeva da compositori e interpreti della musica dei grandi. Trasferitosi a Vienna nel 1781, a seguito della rottura con l’arcivescovo di Salisburgo, Mozart entrò l’anno successivo nella cerchia del barone Gottfried van Swieten, mecenate e cultore della musica barocca che, oltre a organizzare nella propria dimora esecuzioni delle musiche di Bach e Haendel, possedeva nella propria biblioteca numerose partiture dei due compositori. Mozart ebbe così l’opportunità di approfondire lo studio del contrappunto e in particolare della forma fugata. Tra le opere di quel periodo è la Fuga in do minore K 426 per due fortepiano (1783), trascritta nel 1788 per archi e completata dall’Adagio iniziale. Nel brano introduttivo Mozart fa convivere figurazioni ritmiche di rara forza con una linea melodica giocata sui semitoni, in un contrasto espressivo di grande potenza confermato nella Fuga dalla severità del tema, sviluppato secondo le tecniche più raffinate del contrappunto. Opera degli ultimi anni di vita del compositore (scompare nel 1791), l’Adagio e fuga in do minore K 546 testimonia la padronanza assoluta del linguaggio contrappuntistico e la profonda assimilazione della lezione bachiana da parte di Mozart.

Se ci riferiamo poi al Quartetto per archi n. 19 in do maggiore K 465, noto come Quartetto delle dissonanze, si deve immaginare una «casa spaziosa, la più bella abitata da Mozart a Vienna, uno scelto gruppo di convitati, fra i quali il padre Leopold e il grande Joseph Haydn, gli strumenti per fare musica insieme. È in questa cornice che la sera del 12 febbraio 1785, in un periodo apparentemente felice della vita di Mozart, viene eseguita per la prima volta una delle sue composizioni più discusse ed enigmatiche: il Quartetto per archi in do maggiore, detto “le dissonanze”. Che cosa si nasconde dietro le ventidue battute dell’Adagio introduttivo che hanno fatto versare fiumi di inchiostro, spesso contradditori, ai musicologi e ai compositori degli ultimi due secoli? La volontà di aggirare le convenzioni musicali dell’epoca? Il tentativo di esprimere l’inesprimibile, attraverso l’uso di intervalli “proibiti” dall’armonia tradizionale? La dimostrazione della raggiunta maturità di un genere, il quartetto per archi, attraverso il quale, come ha scritto Luciano Berio, “il vascello della musica getta lo scandaglio nel mare più profondo”?»1

«Il Quartetto in do maggiore K 465 chiude il celebre gruppo di sei che Mozart dedicò a Haydn. Della soddisfazione dimostratagli da Joseph Haydn, Mozart fa cenno nella dedica in italiano anteposta alla prima edizione. Dei modi in cui Haydn si era espresso nei confronti di Wolfgang ci riferisce Leopold Mozart in una lettera del 13 febbraio 1785 alla figlia Nannerl ove citava le parole rivoltegli dall’anziano maestro dopo avere ascoltato i tre ultimi quartetti: “suo figlio è il più grande compositore ch’io conosca di persona e di fama – ha gusto e soprattutto la più grande scienza della composizione”. […]

«L’arditezza dei rapporti armonici, istituiti dalla frase che il primo violino ripete al principio, sussiste innegabile: tale anzi da considerarla oggi tra le prove della modernità di Mozart. Senonchè una lettura orizzontale, ossia contrappuntistica della pagina oltre a fornire la chiave del brano, permette altresì di intravedere l’intento di un altro omaggio. Quello all’antica dottrina tedesca simbolizzata da Bach, che a Mozart quanto a Haydn era stata rivelata in Vienna dalle predilezioni del barone van Swieten appena pochi anni prima del 1785. Infatti proporre al dedicatario l’intelligenza di “segreti sensi” ermetici ad altri, non si limita nell’introduzione al sesto quartetto all’introdurre per il moto delle parti intervalli allora proibiti dalla sintassi armonica. Mentre il brano si orienta gradualmente nei binari delle relazioni ammesse, l’incurvatura ascendente della frase incriminata ha pure anticipato il profilo del primo tema dell’Allegro. A sua volta un primo tempo brioso e limpido come pochi altri, e nondimeno volto a testimoniare l’attualità del contrappunto nei termini del “gusto” settecentesco, largamente alimentandosi del gioco delle imitazioni cui da luogo quel primo tema.»2

In questo ampio spettro culturale-musicale che costituisce la vera sostanzialità artistica dell’edizione 2015 di Spazio Brahms ad Alghero, è doveroso segnalare l’esecuzione di brani corali d’impronta tardo ottocentesca, composti da quei maestri che, ricoprendo incarichi musicali istituzionali presso chiese e corti, hanno provveduto ad aggiornare il repertorio facendo progredire il linguaggio compositivo polifonico sacro e dando così nuovo slancio e significato a quei testi che per dottrina e tradizione, soprattutto nell’ambito della musica sacra, dovevano permanere identici nel tempo: Ernst Friedrich Richter (1808-1879), Thomaskantor dal 1868 al 1879, Albert Becker(1834 – 1899), direttore del coro della cattedrale di Berlino (1881) e in seguito accademico reale, Max Reger (1873-1916), che ricoprì prestigiosi incarichi musicali nelle città tedesche di Monaco, Lipsia, Meiningen.

A questi nomi affianchiamo quest’anno quello di don Pietro Allori per ricordarne il XXX della morte. Fu maestro di cappella per trent’anni della Cattedrale di Iglesias componendo con genio e rigore musicale pagine davvero singolari, che il grande organista bachiano e musicologo Wilhelm Krumbach (di cui quest’anno ricorre il X della morte) non mancò di apprezzare ed eseguire.

Infine alcune brevi composizioni strumentali di Sigfrid Karg-Elert (1877-1933) e Johannes Brahms (1833-1897): dai 30 Capricci per flauto solo di Karg-Elert la Chacone e la Suite appassionata; nella trascrizione per chitarra, infine, la Sarabande 2 di Brahms.

Un ruolo importante avranno anche quest’anno i maestri trascrittori e di strumentazione. Sulla valenza musicologica del prof. Wilhelm Krumbach riteniamo di non doverci attardare poiché servirebbe più di un convegno per illustrare l’importanza storico-musicale di cui è stato artefice. Basti far riferimento alla riscoperta dei corali organistici inediti bachiani delle collezioni Rinck e Neumeister nel 1984, e ai Fioretti musicali per organo di Frescobaldi (da non confondere con i più noti Fiori musicali) scoperti nel 1982. Di queste pagine il prof. Krumbach ha effettuato le prime esecuzioni mondiali, riprese dalle più prestigiose emittenti radiofoniche e televisive d’Europa e fissato in cd le registrazioni. Nella seconda accademia si avrà modo di apprezzare la sua trascrizione del mottetto a 4 voci di Christian Erbach Lapidabant Stephanum, effettuata per la celebrazione dei 900 anni della chiesa di S. Stefano a Magonza, celebre per le meravigliose vetrate di Marc Chagall.

La strumentazione o “coloratura” strumentale di alcune pagine significative composte da don Pietro Allori sono state effettuate, come già l’anno scorso, dal maestro Stefano Garau del Conservatorio di Sassari.

Da questo conservatorio della Sardegna provengono tutti gli interpreti: Annamaria Carroni, flauto;

Gabriele Loriga, chitarra; Alessio Manca, violino, Francesca Fadda, violino, Gioele Lumbau, viola, e Francesco Abis, violoncello

 

1 dalla scheda di presentazione del libro di Sandro Cappelletto, Mozart. La notte delle dissonanze, EDT, http://www.edt.it/libri/mozart-la-notte-delle-dissonanze/

2 dal programma di sala, a cura di Emilia Zanetti, del concerto dell’Accademia di Santa Cecilia (Roma, Auditorium di via della Conciliazione, 22 marzo 1963)

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