Archivum Musicae, Spazio Brahms

Al via la quinta edizione di Spazio Brahms di Alghero

Spazio Brahms 19-21 febbraio 2015
Alghero

Programma delle tre serate

di seguito alcuni aspetti e rilievi artistico culturali di singolari momenti musicali selezionati dalle edizioni precedenti.

Buona lettura

Il riccio rosso di Brahms
Da ormai cinque anni, a febbraio, si aggira tra gli hotel di Alghero

Nella lunga sala di accettazione dell’hotel Angedras di Alghero, in un tavolino davanti a due divani posti a forma di L, ci sono quattro o cinque locandine che si fanno notare subito per il titolo piuttosto singolare – “Spazio Brahms” – oltre che per le dimensioni vistose dei caratteri tipografici. Il foglio annuncia l’intero programma dei tre momenti musicali serali: il primo e il terzo presso la Sala Rosa dell’Hotel Villa Las Tronas e il secondo nella Cattedrale di Santa Maria.
Durante i mesi invernali, anche la città più turistica della Sardegna, non ha tanti avventori. Ma quelli che arrivano per vivere per alcune giornate il bellissimo clima umano e sociale della città catalana, sembrano distinguersi per la loro discrezione, per l’attenzione ai dettagli d’ambiente, per il desiderio di coinvolgersi, per qualche giorno, nella vita quotidiana serena di questo lembo catalano in Sardegna che affascina, durante l’inverno, per la sua musica naturale prodotta dalle onde del mare che accarezzano dolcemente i suoi bastioni.
La Sala Rosa dell’Hotel Las Tronas, con gli arredi antichi che dicono della sua nobile eleganza, riesce a ospitare con signorile gentilezza i cinquanta partecipanti alla serata di presentazione della seconda edizione di “Spazio Brahms”. Le due Rapsodie per pianoforte del grande compositore di Amburgo avvolgono subito la sala di suoni mitteleuropei, molto tedeschi e un po’ slavi. L’interprete, concentrato nel forte impegno richiestogli dalla partitura brahmsiana, libera le armonie drammaticamente romantiche in essa contenute. Ma, quasi all’improvviso, sull’eco delle sonorità finali della seconda Rapsodia, fa seguire le note nitide e affettuose dell’Andante in fa diesis minore del compositore sardo don Allori. La sala avverte, quasi incredula, quel passaggio di clima musicale. La semplicità degli accordi e l’andamento sono più familiari, ma le armonie, il contrappunto e un semplice cromatismo, sembrano chiedere, con timidezza e tanto rispetto, di accedere al mondo sonoro brahmsiano. Il terzo degli Andanti sembra addirittura quasi implorarlo.
Alla fine, mentre molti sono già fuori dalla sala, due persone accennano verso di me ad un saluto. Sono due di quegli avventori invernali ad Alghero. Il complimento che mi esprimono tradisce, nell’accento e nei modi che ben conosco per le mie esperienze musicali fatte, l’origine germanica e vogliono aggiungere che parteciperanno anche agli appuntamenti dei due giorni successivi. Così è avvenuto. Prima del congedo finale però non mancano di far cenno alla sublimità dell’Andante alloriano e al dono inaspettato di quel momento vissuto tra la grande vitalità musicale tedesca e la serena dolcezza mediterranea sarda.
Ma tutto ciò, riflettevo l’indomani, è davvero brahmsiano, se ripenso alla passione sconfinata che Brahms aveva manifestato per i suoi viaggi in Italia compiuti in diversi anni e giunti sino in Sicilia.

Il giorno dopo nella cattedrale di Santa Maria, un pubblico più numeroso ha modo di ascoltare pagine organistiche e corali di Brahms. Come la sera prima una brillante cascata di suoni virtuosistici irrompe dall’alto e inonda ogni angolo della severa architettura tardo-gotica algherese.
Il coro intona il Kyrie di una delle tante messe di Rheinberger, compositore della piccola città di Vaduz, nota per aver dato i natali al musicista, ma oggi più ancora per essere uno dei più importanti paradisi fiscali. Tutta la musica di Rheinberger beneficia di quel paesaggio dolce, assai prossimo a quello del paese di Heidi, Maienfeld, che si trova lungo la riva orientale del Reno.
Ma la Fuga in la bemolle minore (sette bemolli in chiave e sull’organo!), sviluppandosi lenta, rigorosa, e tormentata da un esasperato cromatismo che richiama il Crucifixus della Messa in si minore di Bach, ben conosciuto da Brahms per averlo trascritto, riporta gli attentissimi ascoltatori a quel clima di inquietudine esistenziale così interno alla psicologia e spiritualità del compositore di Amburgo. Questo clima dolente non si interrompe nemmeno con l’esecuzione del maestoso Amen del Geistliches Lied, canto spirituale in mi bemolle maggiore intonato dal coro accompagnato dall’organo, e riprende, con una profondità tutta interiore e ascetica durante il Preludio e la fuga sul corale O Traurigkeit, o Herzleid (Oh tristezza, oh dolore, l’Unigenito di Dio viene portato nella tomba).
È il momento religioso culminante di quella sera. Il silenzio che regna nell’aula si fa complice della forte emozione che ormai attanaglia l’animo dei più attenti e sensibili ascoltatori. L’umano e il religioso sono tutt’uno per chi ha il cuore puro e nobile. Schaffe in mir, Gott, ein rein Herz (Crea in me, o Dio, un cuore puro) è uno splendido mottetto a cinque voci che Brahms, “l’indifferente” verso tutto ciò che è trascendente, compone, usando i primi versetti del Salmo 51, per mettere in musica i suoi più elevati stati d’animo.

La mattina seguente, all’hotel Angedras: una coppia sulla sessantina, mentre fa colazione, osserva a lungo il gruppo dei coristi dell’Angelo di Milano che avevano partecipato la sera prima alle esecuzioni corali. Le fette di torta, il succo d’ananas e altri ottimi dolci fatti in casa, sono quanto di più distante esista da quel clima “quaresimale” descritto sopra. Ma il signore del tavolino a fianco, con garbo e rispetto, porge la sua domanda a uno del gruppo: “Dirigent?”. Immediatamente il mio pensiero si rifà alla sera precedente. L’accento e l’atteggiamento è di tale rispetto da avvertire che è un ringraziamento. Si è subito alzato dalla sedia chiedendomi se parlavo il tedesco. Uno dei coristi si mette a disposizione per la traduzione di quell’improvviso colloquio, e dopo avergli raccontato qualche particolare delle tante tournée fatte in Germania con il Coro dell’Università Cattolica di Milano, di fronte a tanti attestati di ammirazione motivati da rilievi musicali che denotavano un buon senso critico, ho sentito il dovere di consegnargli un cd “riservato” dal titolo Suoni brahmsiani che era stato preparato quale omaggio alla Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero.

Il colore della musica brahmsiana, la sua espressività, la sua disposizione culturale hanno favorito la nascita di questo Spazio Brahms ad Alghero. Gli episodi riferiti sono un buon motivo per proseguire nel tempo il percorso appena iniziato.

Il titolo e le immagini di questo ricordo dell’edizione 2012 di “Spazio Brahms” ad Alghero fanno riferimento al ristorante viennese Zum roten Igel (Al riccio rosso), spazio di convivialità e creatività prediletto da Brahms. Quando nacque l’idea di portare ad Alghero tre giorni di musica da lui composta o a lui legata, la dimensione e la storia di questo luogo sono state tra le fonti di ispirazione più feconde.

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