Coristi dell'Angelo, Pietro Allori, Spazio Brahms, Wilhelm Krumbach

Gli spazi di S. Ambrogio a Milano e della Cattedrale di Alghero per onorare l’arte musicale di don Pietro Allori e del prof. Wilhelm Krumbach

“Sarà soprattutto la Sonata per organo n. 6 in re minore di Mendelssohn, costruita sul corale Vater unser im Himmelreich (Padre nostro che sei nei cieli), nell’interpretazione del maestro Alessio Corti a rendere omaggio all’arte interpretativa di Wilhelm Krumbach in S. Ambrogio a Milano mercoledì 11 marzo durante la Veglia musicale in ricordo del 10° anniversario della morte (Speyer, 25 agosto 2005).”

Così avevamo scritto in sede di presentazione, e puntualmente ciò è accaduto. A far corona a questa opera magistrale del grande maestro di Amburgo, tanti brani corali e organistici espressioni di un comporre e di un armonizzare ispirato e sapiente, adatto ad esprimere la sensibilità spirituale dell’uomo d’oggi.

E così ritrovarsi nello splendido spazio di S. Ambrogio per onorare l’arte musicale di don Allori e del prof. Krumbach è stato davvero un momento di quella “residualità” artistica, culturale e spirituale costruita insieme nel tempo da tanti giovani studenti dell’Università Cattolica che si sono ritrovati, a distanza di anni, per rendere onore ai due insigni maestri, insieme ai Coristi dell’Angelo e all’organista Alessio Corti, interpreti della Veglia musicale. “Residualità” che ancora oggi costituiscono orientamento musicale per tanti giovani che amano la polifonia sacra e la grande musica organistica.

Non è stata dunque casuale la presenza, l’altra sera, di 6 giovanissimi coristi (3 della Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero, 3 del Coro “Parva lux” di Carnate) che hanno eseguito insieme ai quattordici Coristi dell’Angelo gli undici brani corali in programma.

È forse questo il più bel ringraziamento ai tanti “non più giovani” presenti l’altra sera in S. Ambrogio che, con slancio, intelligenza e forte tenacia, in oltre trent’anni di attività, hanno contribuito a far crescere una raffinata cultura polifonica nel Coro dell’Università Cattolica, che sin dalle sue origini ha scelto come guide Pietro Allori(per la polifonia vocale, oltre a Tomás Luis de Victoria) e Wilhelm Krumbach (per le interpretazioni organistiche), i due maestri commemorati.

“L’intelligenza ci è data dal cielo, diceva Joseph Joubert, il resto non è che ingannevole apparenza, solo con il cuore e con le azioni possiamo diventare ogni giorno migliori”.  Chi scrive può senz’altro dichiarare che tutti i cantori del Coro dell’Università Cattolica hanno agito sempre, nel tempo, con cuore e idealità forti e affermare che le composizioni di don Pietro Allori e l’arte interpretativa del prof. Wilhelm Krumbach, unitamente alla scelta del grande e incommensurabile repertorio di Tomás Luis de Victoria e Palestrina, hanno consentito loro di coltivare i sentimenti più genuini di una vera amicizia tramite la grande polifonia.

Il momento musicale di S. Ambrogio è stato registrato integralmente e in seguito sarà fissato in un cd live. Le modalità di distribuzione verranno comunicate appena il cd sarà pronto. Per il momento rendiamo disponibili all’ascolto due brani, uno organistico (Alessio Corti, organo) e uno corale, eseguiti durante la Veglia musicale di mercoledì 11 marzo 2015 in S. Ambrogio di Milano.

Vogliamo anche dar conto della commemorazione di don Pietro Allori e di Wilhelm Krumbach avvenuta nell’ambito della quinta edizione di Spazio Brahms (Alghero, 19- 21 febbraio 2015): per questo, proponiamo all’ascolto due brani vocali e uno strumentale, tratti dalla seconda “accademia” (20 febbraio 2015) svoltasi nella cattedrale algherese di Santa Maria.

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Ascoltando la versione corale elaborata da Mendelssohn del Salmo 2 sarà ancora più facile comprendere il perché della sua appartenenza ai salmi regali e messianici. Salmi questi che celebrano nella persona del re, la regalità di Dio sul suo popolo. Nella sua sostanza il Salmo 2 è come un oracolo profetico riguardante il re-messia e la sua lotta contro i re della terra a lui ribelli. Dio si beffa dei superbi atteggiamenti dei ribelli e delle congiure dei popoli e dei re della terra in lotta contro di lui.

Piuttosto deboli appaiono le difese emotive di chi ascoltando con vero sentimento religioso, recepisce il significato più profondo di questa pagina corale del grande musicista di Amburgo. La tonalità di sol minore – tonalità caratteristica del periodo barocco per esprimere liricamente l’intensità di un sentimento – scelta per conferire drammaticità e imperiosità al testo, ne esalta il senso “guerriero” e di duro ammonimento ai re della terra perché si sottomettano a Dio per non incorrere nella sua ira a causa della loro ribellione ai suoi comandi. È sicuramente il tratto ebraico del profondo sentimento religioso manifestato in tantissime sue opere da Felix Mendelssohn.

Worauf ist doch der Heiden Tun gestellt? è un corale dall’armonizzazione stupefacente per la bellezza delle sonorità vocali-strumentali e per la maestosità del suo andamento, ma soprattutto per la forte evocazione ebraica e profetica.

Il Preludio e fuga per organo su O Traurigkeit, o Herzeleid è opera giovanile di Johannes Brahms, scritta nella tonalità di la minore nel 1856, quando il compositore di Amburgo aveva già raggiunto una sua equilibrata e consapevole visione del contrappunto bachiano e, avendo ormai già superato qualsiasi appariscenza virtuosistica, ricorre al vasto repertorio delle melodie dei corali luterani. Nel caso di O Traurigkeit, o Herzeleid Brahms utilizza una nota melodia d’autore ignoto (1628) su testo pietistico tratto dal Geistreiches Gesang-Buch (Halle, 1704-1714) che era servito anche a Bach. Nel Preludio la melodia del corale si distende calma e grave con moto ondulante di terzine che procedono per lo più per terze e seste parallele, mentre brevi interludi separano le singole frasi del corale. La Fuga ha come soggetto la prima linea del corale elaborata, ora diminuendola, ora invertendola, ma poi ripresentata integralmente nel basso ben allargata come un cantus firmus secondo la tradizione organistica barocca.

Le pieghe amare del congedo dal mondo, che interessa gli affetti privati di Brahms ma, nel contempo, anche tutta una visione del mondo – e tutta una cultura mitteleuropea – di carattere laico, pessimistico, autunnale, sono già presenti in questo brano di inestimabile pregio dato che esso ci rivela musicalmente le memorie infantili di una lontana educazione protestante che hanno spinto il laico Brahms alla diuturna lettura della Bibbia, non per dovere religioso, ma quale fonte inesauribile di ispirazione e di concentrata potenza espressiva.

“O tristezza, o dolore! Non è deplorevole che il figlio unico di Dio, il Padre, sia portato nella tomba?”

In questa mirabile composizione si trovano le più sapienti virtù musicali del contrappunto e dell’armonia bachiana studiate e applicate con coerenza sia da Wilhelm Krumbach sia da don Allori. Entrambi, dediti alla ricerca della più profonda espressività musicale, hanno fatto di tale ricerca il  tratto distintivo del loro essere musicisti.

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“Adagio a due violini, viola e basso per una fuga che scrissi tempo fa” (1788)

Adagio e fuga in do minore K 546 di Wolfgang Amadeus Mozart (Alessio Manca, violino I – Francesca Fadda, violino II – Gioele Lumbau, viola – Francesco Abis, violoncello)

Straordinaria per intensità espressiva, la scrittura armonico-contrappuntistica di questo celeberrimo Adagio e fuga scritto per quartetto (o orchestra) d’archi – la fuga fu composta in origine per due pianoforti (K 426) – è dominata nell’Adagio dal contrasto tra figure energiche e ritmiche, ed è caratterizzato da una melodia dolente che insiste in lamentosi semitoni.

Analogo contrasto espressivo è presente anche nella fuga caratterizzata da azione e ripiegamento, slancio e rassegnazione, il tutto in un clima di estrema severità e perfezione bachiana.

Una composizione che dà fondo a tutti gli artifizi del contrappunto osservato avvalendosi di una tecnica che rivela una profonda assimilazione della lezione bachiana.

Lezione alla quale, con la loro cifra, hanno preso parte, condividendola pienamente, i maestri Pietro Allori e Wilhelm Krumbach traendone straordinari benefici sia in ambito compositivo, don Allori, sia in ambito musicologico e interpretativo, Wilhelm Krumbach.

La singolarissima espressione che si coglie nell’ascolto dal vivo di questo brano mozartiano è data dal colorismo degli archi ottenuto dalla tensione tra l’elemento fiero ed energico, soprattutto nella parte iniziale, e da un secondo segmento dal tono sommesso e dolente, costruito su respiri di semitono.

Alle diverse sinuosità cromatiche è stato affidato quel valore mistico e trascendente che i cultori della musica reservata, sull’esempio del circolo massonico del barone von Swieten, attribuivano alla musica del passato sino a Bach. Artifizi, solennità, chiarezza conferiscono alla tecnica contrappuntistica una dignità “religiosa”, un sapore rituale.

Insomma, l’Adagio e fuga di Mozart è esempio inimitabile di quello stile severo che, nel secolo seguente, porterà la musica a essere considerata arte con una propria altissima dignità intellettuale e spirituale. Concezione presente soprattutto in Johannes Brahms che proclamerà la sua fede più convinta  nell’alta moralità d’artista, nel rigore dell’artigianale perizia tecnica e nell’ideale alleanza di barocco e romantico, su cui, s’incardina in buona parte la sua creatività.

Quel terzo Kyrie della Missa Fulgens corona di don Allori (Alessio Manca, violino I – Francesca Fadda ,violino II – Gioele Lumbau, viola – Francesco Abis, violoncello – Annamaria Carroni, flauto – Francesco Sergi, contrabbasso – Coro ‘Spazio Brahms 2015’ diretto da Angelo Rosso)

Nel programma della seconda “accademia” della quinta edizione di Spazio Brahms, che ha avuto luogo ad Alghero dal 19 al 21 di febbraio 2015, l’ultimo brano eseguito presso la Cattedrale di Santa Maria è stato il Kyrie della Missa Fulgens corona tribus vocibus mixtis organo comitante. In sostituzione dell’organo è stato utilizzato il quartetto d’archi con il concorso anche del flauto e del contrabbasso. L’elaborazione strumentale del brano alloriano è stata fatta dal maestro Stefano Garau docente del Conservatorio di Sassari, non nuovo a sapienti rivisitazioni di alcune significative pagine polifoniche e strumentali del compositore di Iglesias.

Il terzo Kyrie della messa, tranne che nella coda finale, è identico al primo. Ma nell’esecuzione algherese, esso è risultato assai differente rispetto al primo. Infatti il nuovo timbro aggiunto dal flauto ha fatto risaltare un colore particolare nell’impasto polifonico. Il flauto, abitualmente registro “soprano” è stato chiamato a “cantare” una nuova voce – come una quinta vox  che si origina dal discorso armonico – ma passata al “contralto” in modo da conferire a questo terzo Kyrie una più intensa espressione rispetto al primo.

La polifonia sempre pulita e ben disposta di don Allori, sviluppata secondo le regole del contrappunto classico, in questo brano accoglie un segmento sonoro nuovo, il cui colore ottenuto con il flauto che canta al “contralto” – e che brunisce la chiarezza degli archi – conferisce più profondità di espressione all’invocazione liturgica del Kyrie.

Anche l’Agnus Dei della “Fulgens corona” è stato eseguito dal Coro “Spazio Brahms 2015” nella versione vocale-strumentale elaborata dal maestro Stefano Garau e, in questo brano,  si percepisce ancora di più la predilezione di don Allori per particolari colori strumentali in certe composizioni vocali.

Il tema del primo e terzo “Agnus Dei” è preso a prestito dal “qui tollis peccata mundi” del Gloria della stessa messa, e,  il secondo “Agnus Dei” è la versione polifonica dell’ “et incarnatus est” del Credo trasportato in mi minore per sole voci maschili. Il finale “dona nobis pacem”,  già nell’ interludio strumentale,  ripresenta  il tema del Kyrie iniziale ripreso subito anche dalle  varie voci che  si inseriscono  man mano “in imitationem”, a partire dai tenori, sino a  raggiungere nel finale  un mirabile impasto armonico a sette voci dai colori caldi e devoti come si conviene ad una alta e profonda invocazione a Dio affinchè conceda al mondo la pace.

Don Allori non ebbe modo di ascoltare questo finale poiché era difficile, a quel tempo, avere a disposizione sia un congruo numero di cantori, ma soprattutto tante ore a disposizione per le prove. Per questo compose un Agnus Dei II, sempre a tre voci, più semplice, elaborato sul tema del Kyrie e con un finale “a corale” a quattro voci. Questa versione venne costantemente utilizzata durante le innumerevoli esecuzioni della Missa “Fulgens corona”.

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