Attività

Convegno su “Le fontane di Iglesias” – 16 maggio 2015

Nel 90° genetliaco e 30° della morte di don Pietro Allori
(15 maggio 1925 – 2015)

Convegno su “Le fontane di Iglesias”

 
Sabato 16 maggio 2015 – ore 19

Teatro Elettra di Iglesias

Note in margine al convegno
a cura dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano

Riflessioni di un chitarrista su Le fontane di Iglesias e Sa funtana ‘e prazza

 

 

 

Lo studio sistematico, la trascrizione dai manoscritti e l’interpretazione dell’opera di un compositore, porta l’interprete alla conoscenza e all’interiorizzazione delle più sottili sfumature di linguaggio, di stati d’animo e di riflessioni interiori che hanno ispirato l’opera e la composizione. In particolare, la trascrizione dai manoscritti aiuta a comprendere la struttura formale che regge l’impalcatura sonora della composizione e la ricerca di un ideale sonoro a cui il compositore si affida e si lascia ispirare.

Riveste particolare importanza l’analisi dell’opera per chitarra di un compositore come don Pietro Allori che, passando attraverso molteplici tecniche compositive, utilizza questo strumento come un mezzo per dar voce alle più intime riflessioni.

Sfogliando il catalogo delle opere per chitarra, attira l’attenzione la varietà di titoli e la conseguente fonte d’ispirazione che ha portato il compositore a descrivere attraverso i suoni pensieri di carattere spirituale, particolari sensazioni scaturite da stati d’animo, composizioni destinate all’ambito didattico e quadretti sonori che descrivono elementi paesaggistici.

Proprio a quest’ultima categoria appartiene la composizione Le fontane d’Iglesias AP 1386, tratta dalle “30 Composizioni per Chitarra” del 1977.

Le fontane d’Iglesias si presenta come una composizione a episodi concatenati, quasi delle piccole didascalie sonore caratterizzate da diversi stati d’animo espressi dalle indicazioni di tempo che don Allori affida a ciascun “movimento”.

La composizione è introdotta da un larghetto in do maggiore dove si alternano degli accordi in forma di triade arpeggiati e brevi ribattuti staccati nel registro basso. Segue un Allegro moderato che presenta nella parte superiore un arpeggio esteso che riempie armonicamente la melodia affidata al basso, quasi con un timbro elegiaco che ricorda il suono nel registro medio di un violoncello. Questo “movimento” riveste particolare importanza. Infatti nei venti giorni precedenti la stesura di Fontane d’Iglesias, don Allori aveva concepito questo brano come una composizione indipendente dandole il titolo di Sa funtan’e prazza AP 1384. Un pratica tipicamente bachiana quindi, quella di utilizzare dei materiali preesistenti ed ampliarli dando vita a nuove composizioni.

Una differenza sostanziale riguardo a Sa funtan’e prazza può essere sicuramente quella riguardante l’ambito sonoro di origine e la seconda destinazione voluta da don Allori che in fase d’interpretazione presenta particolari differenze. Infatti la stessa composizione assume una “cifra sonora” differente se legata al “Larghetto” introduttivo e seguita dai successivi movimenti.

Fa seguito un Larghetto che presenta caratteristiche tematiche e ritmiche del larghetto introduttivo ma caratterizzato da accordi arpeggiati con valori più lunghi e un pedale staccato di Mi.

L’Andantino mosso che segue è un arpeggio nostalgico dove le numerose legature di valore fanno intendere la volontà di don Allori di creare delle risonanze in un’atmosfera quasi evanescente come l’evaporare dell’acqua sotto la luce del sole. Questo breve episodio nostalgico viene interrotto dal Larghetto ma non troppo, una variazione del larghetto precedente questa volta con accordi ribattuti nella parte superiore rinforzati armonicamente da un pedale di Mi.

L’ultimo quadretto sonoro prima della ripresa col “da Capo” porta come indicazione di tempo Allegretto ma non troppo, unico movimento che presenta una scrittura a tre voci. La melodia è affidata alla voce superiore sostenuta dalla voce del basso scritta a valori lunghi per dare solamente un supporto armonico. Entrambe le linee melodiche vengono legate attraverso un impasto di colori dovuto a una serie di arpeggi della voce intermedia.

Anche questo frammento, come Sa funtan’e prazza, era stato concepito da don Allori (circa venti giorni prima) come una composizione indipendente e portava il titolo di Studio in la minore AP 1385. Probabilmente la sua a tre voci è dovuta proprio alla sua precedente destinazione didattica.

Segue il “da capo” con la riesposizione del Larghetto introduttivo e il tema appartenente alla composizione Sa funtan’e prazza.

Gabriele Loriga

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