Archivum Musicae, Pietro Allori, Wilhelm Krumbach

Don Pietro Allori: offerta del servizio sacerdotale e figura musicale della preghiera

La musica sacra liturgica nella cattedrale di Iglesias ha ricevuto, sino ad oggi, il suo più importante sviluppo dal momento in cui il vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Pirastru nel 1955, nominò maestro di cappella don Pietro Allori. Per l’imponente e severo vescovo, una solenne musica sacra con coro, organo e canto del popolo non doveva solo rendere piacevoli le liturgie, ma anche conferire una forte devozione per gli eventi cultuali celebrati dal vescovo nella sua chiesa.
Don Allori fu anche l’organista della cattedrale, e l’organo, da sempre qualificato come il re degli strumenti musicali – come ha sottolineato papa Benedetto XVI – “riprende tutti i suoni della creazione e […] è in grado di dare risonanza a tutti gli ambiti dell’esistenza umana […]. Le molteplici possibilità dell’organo ci ricordano in qualche modo l’immensità e la magnificenza di Dio”.

Dunque, le liturgie della cattedrale, mediante la grandiosità e bellezza dell’edificio e attraverso le funzioni arricchite dalle armonie del canto solenne e dell’organo, dovevano guidare i frequentatori della chiesa madre della diocesi alla gioia della fede.

Don Allori, come sacerdote e come musicista, ha dedicato al buon Dio la sua arte musicale e con i doni ricevuti ha lodato Dio in comunione di fede con la sua chiesa.

Per questo la città di Iglesias, nell’anno in cui ricorre il 30° anniversario della morte di don Allori, nel giorno della sua ordinazione sacerdotale (5 agosto 1951), lo ricorda con una “Messa dei Cantori” celebrata dal vescovo e con la partecipazione di tanti cantori che hanno nel tempo intonato le sue musiche.

“Celebrare la figura di don Allori in una tale ricorrenza – ha detto l’Assessore alla Cultura di Iglesias – è un dovere, poiché il sacerdote-musicista di Gonnesa è riuscito a compenetrarsi in modo genuino nel tessuto sociale, storico e culturale della nostra città.”

P. Allori, Corale in sol minore (introduzione all’Ave verum AP 395, 1981). Wilhelm Krumbach, organo (Cappella S. Cuore dell’Università Cattolica di Milano, 1995)

P. Allori, Ave verum AP 395, 1981. Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso (Basilica di S. Ambrogio, 1983)

Una vicenda su “Ave verum”, dal libro Sulle orme di don Pietro Allori di Antonio Assorgia (2010).
Nel 1983 presso la Basilica di S. Ambrogio il Coro dell’Università Cattolica di Milano registrò alcuni mottetti di don Allori tra cui l’Ave verum a quattro voci in sol minore. La raccolta di questi mottetti è considerata la prima vera incisione milanese delle opere di don Allori. Una della quaranta musicassette realizzate venne donata dal direttore del coro, Angelo Rosso, al maestro Anchise Bighi, direttore del Coro di Carnate, poco prima del Natale del 1984 “quale omaggio al suo prorompente entusiasmo che sempre manifestava per la musica sacra di don Allori”. Egli esternò le emozioni suscitate dall’ascolto che Angelo Rosso così descrive:
“Quel venerdì, rientrato tardi a casa non riuscì ad ascoltare la registrazione, ma lo fece il giorno dopo, al sabato pomeriggio. Si isolò nel suo angolo d’ascolto in salotto e azionò il registratore. I figli e la moglie, mentre lui ascoltava con sempre più entusiasmo e concentrazione, si stavano organizzando per la serata del sabato e scambiavano tra loro i soliti convenevoli famigliari. Ma intanto si erano accorti che il loro papà non faceva altro, da un bel po’, che ascoltare lo stesso brano. Appena finiva, riavvolgeva il nastro e faceva ripartire lo stesso canto. Quell’Ave verum lo aveva letteralmente affascinato; addirittura lo rapiva quando le quattro voci, stringendosi armonicamente tra loro in accordi intorno alla tonalità di si bemolle maggiore, cantavano, con risonante pienezza le parole in cruce pro homine. In quella frase, il credente e direttore Anchise Bighi, scorgeva tutta la profondità spirituale e musicale di don Allori, la fede e l’arte in perfetta simbiosi. Voleva stare in quell’atmosfera perché conscio che una così trasparente polifonia equivaleva ad una irradiazione luminosa nel mondo, a vedere qualcosa della luce di Dio. Spedì letteralmente fuori di casa i figli con la madre, offrì loro i soldi per la pizza, e raccomandò loro di mangiarla con calma e di fare anche un po’ più tardi, dato che lui voleva stare il più possibile dentro il mondo sonoro di quell’Ave verum.”
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