Archivum Musicae, Coro dell'Università Cattolica di Milano, Note d'Archivio, Pietro Allori

L’Ave verum di Mozart: sublime perfezione musicale in onore di don Allori

Appassionato di questo testo, don Allori scrisse due versioni del mottetto che costituiscono due delle più suggestive espressioni polifoniche sacre del sacerdote-musicista di Gonnesa.

Mozart, oltre al dono delle idee solari, aveva ancor più quello di saperle riverberare nello spazio con luminosità ininterrotta, quasi come un anelito di bellezza e perfezione assoluta.

Un misto straordinario di commozione e di intima malinconia (sottovoce è l’unica indicazione dinamica del pezzo) accentua quel rivolgersi direttamente al corpo del Signore, per poi farsi discorso più agitato alle parole di crescente intensità: “passum” , “immolatum” e “in crucem”. Sia la linea melodica sia il cammino armonico suggellano un’atmosfera fortemente espressiva. La seconda parte ci dà l’immagine del costato trafitto che il coro è chiamato a cantare con commossa e raccolta espressione di dolore.

Ma ciò che più emoziona di questo nobilissimo canto “eucaristico”  accompagnato dall’organo e da un quartetto d’archi, è l’inizio, quando l’effetto degli strumenti che salgono a poco a poco alla nota la, sulla quale ha inizio il canto e il movimento cullante che lo pervade – ora avvicinandosi alle linee vocali, ora allontanandosene – riescono a creare una atmosfera di intimo e irripetibile calore spirituale e di intensissima devozione in chi canta, in chi suona, in chi ascolta.

W. A. Mozart, Ave verum corpus KV 618
mottetto in re per coro a voci miste e organo

Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso
Emanuele Vianelli, organo
(16 dicembre 1993 – Milano, Chiesa di Ronchetto sul Naviglio)

 Una possibile occasione

Al mattino del 5 agosto dell’anno 2015, attraversando l’ampia piazza del Municipio di Iglesias, potranno udirsi le belle armonie dell’organo e di un coro che provengono dalla Cattedrale, le cui porte spalancate consentono un ascolto pressoché diretto.
Se quelle armonie saranno quelle del celebre Ave verum di Mozart, allora lo spazio di quella piazza, per chi in quei momenti l’attraversa, verranno percepite sensibilmente come suoni di una tale compostezza e di una tale perfezione da rivelarci la vera grandezza del mondo pieno di dolcezza e gioia di vivere. Un simile momento, nell’animo di un credente, configura la forma più perfetta dell’uomo disegnata dal Padre eterno.

Ma la musica di Mozart è particolarmente difficile da eseguire. E’ ammirevolmente limpida ed esige una pulizia assoluta, il minimo errore risalta come il nero sul bianco, così scriveva Camille Saint-Saens.

Essenziale, semplice, naturale, richiede un’esecuzione altrettanto lineare e priva di artificio diceva Gabriel Fauré. Maggiore è la semplicità con cui si esegue – accordando la forma della composizione al suono – meglio la si gusta.

La chiave per eseguire l’Ave verum di Mozart, questo assoluto capolavoro di concisione musicale, è dunque la semplicità. Occorre soprattutto adeguarsi alla sincerità emotiva che pervade queste due meravigliose pagine musicali. Una musica che esprime la profondità dei sentimenti più veri, la cui scrittura è limpida come il cristallo. La minima sbavatura le può macchiare.

Due pagine chiare, trasparenti e gioiose come una sorgente d’acqua zampillante. Solo quarantasei battute che condensano la profondità dell’intera produzione liturgica di Mozart: raramente, in una composizione musicale, si trova tanto fervore e bellezza classica in così poco spazio.

I cori che hanno coscienza di tutto ciò, si avvicinano a questa composizione con palpitazione e tremore, sapendo che qualsiasi imperfezione dovuta a superficialità e disattenzione è destinata a sporcare l’ultima perfezione mozartiana.

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