Attività

L’ARTE DELLA FUGA di J. S. BACH. La sua esecuzione è sempre un avvenimento

Grande evento musicale
nella Chiesa Cristiana Protestante di Milano

Venerdì 25 settembre 2015 – ore 21

 

L’ARTE DELLA FUGA di J. S. BACH

Alessio Corti, organista della Chiesa Cristiana Protestante

Si tratta di una delle ultime imprese compositive che ci mostrano Johann Sebastian Bach giungere a un livello il cui superamento avrebbe significato uscire dai limiti umani che egli aveva già contribuito a estendere.

Le altre opere ultime sono i 18 Corali di Lipsia e la Messa in si minore.

Gli esperti discutono ancora per stabilire se una certa parte di un’opera non sia stata scritta dopo una certa parte di un’altra.

L’Arte della fuga, considerata come incompiuta, resta un’opera problematica sul piano generale a causa del disordine delle tavole incise che formarono l’edizione originale del 1751. In questi ultimi tempi si sono moltiplicati gli studi per risolvere i problemi lasciati in sospeso da un’opera alla quale Bach non diede una forma definitiva avendo potuto controllare solo l’ordine delle prime undici fughe. Ci si interroga su quale debba essere il posto giusto dei Canoni e se l’opera sia destinata a una esecuzione strumentale e quale formula sia bene seguire. Tutte questioni di difficile soluzione. Oggi, per quanto concerne l’esecuzione, diversi musicologi ritengono che non sia opportuno affidare l’opera ad altri strumenti che non siano l’organo, il clavicembalo, il pianoforte. Ma, come per molti pezzi dell’Offerta musicale e anche per alcune delle Variazioni canoniche sul corale Von Himmel hoch, la questione dello strumento sembra secondaria e superata. I dettagli di quest’opera grandiosa meritano interi trattati (che già esistono). Ma, in questa sede, ci pare più opportuno sottolineare come Bach, partendo da un tema semplice e severo, sia riuscito a dar vita, non solo a un trattato musicale teorico, ma anche a una vera e propria inimitabile composizione musicale. A partire da un nucleo melodico, Bach ha creato il tutto (Schӧnberg) e dato vita a una scrittura contrappuntistica trascendente. “È come se dietro l’arte della melodia si celassero due possibili intenzionalità, opposte l’una all’altra: come se una fuga di Bach, mettendoci in presenza di una bellezza extrasoggettiva dell’essere, volesse farci dimenticare stati d’animo, passioni e dispiaceri – noi stessi insomma” (Milan Kundera).

Questo fu il primo obiettivo di Bach, e lui solo poteva raggiungerlo. In secondo luogo, la bellezza musicale dell’Arte della fuga s’innalza spesso a vera bellezza espressiva, particolarmente per l’intervento di magnifici controsoggetti. Ancora: la sonorità di uno strumento o di un gruppo di strumenti qualsiasi, apparirà desiderabile o no a seconda che si preferisca gioire della contemplazione del gioco sovrano di questa polifonia di linee, o che si abbia bisogno della presenza e della policromia dei timbri per ascoltare questo incommensurabile capolavoro. Siamo in presenza di “una insospettabile bellezza melodica, inafferrabile, […] e di un intreccio di melodie che ammaliano per la loro ineffabilità e che provocano una grande emozione” (Milan Kundera).

Johann Sebastian Bach fu certamente consapevole di aver realizzato un monumento musicale che egli solo aveva la capacità di portare a termine. Rinunciò alla seduzione dei cambiamenti di tonalità, non abbandonando mai la tonalità di re minore nell’arco dell’intera raccolta di fughe e di canoni. Nessuna concessione. Su uno sfondo monocromatico si proiettano incredibili combinazioni di puri arabeschi. Ciascun ascoltatore, secondo il proprio temperamento, sarà libero di vedervi un prodigioso lavoro astratto o un’impresa d’ascesi spirituale, capace di trasportare l’ascoltatore nelle regioni più sublimi dell’esistenza. Resta il fatto che l’esecuzione dell’Arte della fuga per orchestra, per pianoforte, per clavicembalo o per organo riempie oggi le sale da concerto o le chiese sia di musicisti di mestiere sia di amatori della grande musica.

Contrapunctus I

da Die Kunst der Fuge BWV 1080

Alessio Corti, organo (Registrazione live “Veglia di Bach” 22 marzo 2013 – Chiesa Cristiana Protestante – Milano)

Chiesa Cristiana Protestante in Milano

Chiesa Cristiana Protestante in Milano

***

Appunti sintetici su:

L’arte della fuga (Die Kunst der Fuge), BWV 1080, è un’opera incompiuta e postuma di Johann Sebastian Bach, la cui composizione è cominciata probabilmente poco dopo il 1740, se non addirittura prima. La pubblicazione risale al 1751. Si tratta di una raccolta di sperimentazioni teoriche sul contrappunto composta da  quattordici fughe e quattro canoni. È opinione comune che alcune delle fughe contenute siano tra le più complesse mai composte, ed  in generale l’opera viene ritenuta uno dei vertici più alti della Storia della musica.

L’arte della fuga è scritta su una partitura che non contiene indicazioni sugli strumenti e si adatta all’estensione comunemente disponibile sugli strumenti a tasti del tempo di Bach (clavicembalo, organo). Tuttavia si tratta di un’opera che da un punto di vista tecnico pone non poche difficoltà che possono essere affrontate e risolte solo da un esecutore alquanto esperto e con particolare attitudine verso la musica contrappuntistica.

Struttura

Le fughe sono semplicemente intitolate “Contrapunctus” con un numero romano progressivo, in qualche caso con delle descrizioni aggiuntive che indicano il tipo di contrappunto utilizzato. Le diverse tecniche utilizzate per i canoni sono evidenziate come parte del nome (per intervallo e tecnica). Tutte le fughe, con l’eccezione dell’ultima, incompiuta (vedi oltre), utilizzano lo stesso soggetto, di grande semplicità, in Re minore:

\relative c'{ \set Staff.midiInstrument=oboe \clef treble \key d\minor \time 2/2 \tempo 2=57 \once \override Score.MetronomeMark #'stencil = ##f d2 a' f d cis d4 e f2~ f8 g f e d4 }

Nell’edizione a stampa del 1751, i diversi movimenti sono collocati in ordine crescente di sofisticazione degli accorgimenti contrappuntistici utilizzati.

Il manoscritto in bella copia del 1742 contiene i Contrapunctus I–III, V–IX, e XI–XIII, in più i canoni all’ottava e retrogrado e una precedente versione del Contrapunctus X.

L’edizione a stampa del 1751 comprende il preludio-corale “Vor deinen Thron tret Ich hiermit” (Eccomi, vengo di fronte al Tuo trono), BWV668a, che si racconta Bach abbia dettato sul letto di morte.

  • Quattro fughe semplici: (le prime due sono a 4 voci su un tema, le altre basate sull’inversione del tema)
  • Contrapunctus I
  • Contrapunctus II
  • Contrapunctus III
  • Contrapunctus IV
  • V-VII. Tre fughe di stretti con inversione:
  • Contrapunctus V (Fuga normale, usa il tema sia in forma regolare sia invertita)
  • Contrapunctus VI a 4 in Stile francese (Fuga con diminuzione) appellata anche come “La Gotica” (da chi???)
  • Contrapunctus VII a 4 per Augment[ationem] et Diminut[ionem] (Usa una forma “aumentata” (raddoppiando la durata di tutte le note) e “diminuita” (dimezzando la durata di tutte le note) sia del tema che della sua inversione)
  • VIII-XI. Fughe doppie e triple:
  • Contrapunctus VIII a 3 [Fuga tripla (a 3 voci con 3 diversi temi)]
  • Contrapunctus IX a 4 alla Duodecima [Fuga doppia (2 temi e 4 voci) con doppio contrappunto alla dodicesima]
  • Contrapunctus X a 4 alla Decima [Fuga doppia (2 temi e 4 voci) con doppio contrappunto alla decima]
  • Contrapunctus XI a 4 [Fuga tripla (quadrupla) a 4 voci]
  • XII-XV. Canoni:
  • Contrapunctus XII. Canone all’Ottava
  • Contrapunctus XIII. Canone alla Duodecima in Contrappunto alla Quinta
  • Contrapunctus XIV. Canone alla Decima. Contrappunto alla Terza. (Fuga a 3 soggetti, il terzo dei quali è basato sul cosiddetto tema BACH (le note B-A-C-H sono scritte con la notazione in uso in Germania, secondo la quale B è il SibA è il La, C è il Do e H è il Si).
  • Contrapunctus XV. Canone per Augmentationem in Contrario Motu
  • XVI-XVIII. Fughe invertite:
  • Contrapunctus XVI. A 3.(*)
  • Contrapunctus XVII. Fuga a 2 Clav. (rectus); Alio modo Fuga a 2 Clav. (inversus).(*)
  • Contrapunctus XVIII. [Senza titolo. Rectus, Inversus] (*)

(*) ‘NB. Rectus und  Inversus getrennt zu spielen!’  (nell’ edizione autografa) le fughe a 4 voci invertite (la partitura completa può essere invertita senza perdita di musicalità e armonia. La versione  rectus  (normale) einversus (a rovescio, invertita) sono normalmente suonate di fila.

Il Contrapunctus XIV si  interrompe bruscamente a metà della terza parte (misura 239). La pagina autografa (raffigurata nell’immagine in alto) contiene una nota, con la calligrafia di uno dei figli di Bach, Carl Philipp Emanuel Bach, che riporta “Über dieser Fuge, wo der Nahme BACH im Contrasubject angebracht worden, ist der Verfasser gestorben” (“Mentre componeva questa fuga, nel punto in cui viene introdotto il nome BACHnel controsoggetto, il compositore morì”). Tuttavia, la critica moderna (vedi ad esempio la discussione sul sito esterno Johann Sebastian Bach, the Learned Musician di Christoph Wolff) contesta questa versione, in particolare perché la notazione musicale è indiscutibilmente di mano di Bach, di un periodo (probabilmente tra il 1748 e il 1749) precedente ai gravi problemi visivi che resero in seguito malferma la sua grafia. Molti critici (tra cui Davitt Moroney e Christoph Wolff) hanno notato che l’opera era destinata ad essere una fuga quadrupla, con il tema di apertura del Contrapunctus I che doveva essere introdotto come quarto soggetto. (Il titolo “Fuga a 3 soggetti” non è autografo ma fu dato da C.Ph.E. Bach; inoltre il necrologio di Bach fa menzione a questo proposito di “una bozza per una fuga che doveva contenere quattro temi in quattro voci”). La ricchezza di possibilità contrappuntistiche date dall’uso di quattro soggetti avrebbe probabilmente portato l’opera ad un vertice espressivo ineguagliabile.

Molti musicisti e musicologi hanno operato delle congetture sulla parte finale mancante al Contrapunctus XIVe hanno scritto una propria versione, tra questi in particolare il teorico musicale Hugo Riemann, il musicologo Donald Tovey (all’interno dell’edizione per quartetto d’archi dell’Arte della Fuga), l’organista Helmut Walcha, e il musicologo e clavicembalista Davitt Moroney. La “Fantasia Contrappuntistica” di Ferruccio Busoni è basata sul Contrapunctus XIV, ma è più un’opera di Busoni che di Bach. Il completamento di Moroney è il più breve, considerato da alcuni come il più convincente. La registrazione di Glenn Gould si interrompe volutamente a volume pieno sul battere della misura 233 (il termine della versione a stampa del 1751); il manoscritto continua fino al battere della misura 239 e la voce di tenore fino alla fine della stessa misura. Molti esecutori aggiungono queste battute, spesso “smorzando” sulle ultime note.

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