Attività

Una Santa Messa solenne nella domenica di Cristo Re

Si è rivelata una celebrazione solenne la Santa Messa della domenica di Cristo Re nella chiesa parrocchiale S. Andrea apostolo di Gonnesa. Presieduta da don Francesco Lai, parroco di Nebida e organista titolare della Cattedrale di Iglesias, l’insolita messa domenicale alle ore 17 nella chiesa di Gonnesa era stata concordata  tra il parroco, don Dionigi Sulis e Casa Allori già un anno fa, per non interrompere la tradizione della Festa di santa Cecilia, patrona della musica, che nel 2015 cadeva di domenica 22 novembre proprio nella giornata in cui la chiesa romana celebra la regalità di Cristo a chiusura dell’anno liturgico e fa memoria di santa Cecilia.

A rendere solenne la celebrazione hanno contribuito la declamazione con giusta enfasi liturgica degli splendidi testi della messa, la teologica omelia del celebrante e le pagine musicali di don Pietro Allori, scelte in questa occasione con una cura particolare data anche la concomitanza di questo momento con la chiusura delle diverse e importanti manifestazioni che lungo il 2015 hanno avuto luogo ad Alghero, Milano e Iglesias per il 30° della morte del sacerdote-musicista di Gonnesa.

don lai

I canti dell’ordinario della messa (Kyrie, Gloria, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei) sono stati tratti dalla Missa Lumen de lumine a due voci dispari e organo scritta da don Allori nel 1952 proprio per le feste principali della chiesa di Gonnesa. Il Gruppo vocale “don Allori” di Iglesias, sostenuto dal bel timbro dell’organo “Cavalli”, ha cantato queste parti della messa e altri brevi brani polifonici con il giusto eloquio musicale imposto dalla partitura, ma soprattutto con la convinzione di chi sa di aver ben assimilato durante le prove il significato più interno dell’intera trama polifonica. La scelta di questa messa alloriana fatta da Angelo Rosso che ha diretto la corale iglesiente, ha diverse valenze: una storica-affettiva e l’altra teologica. La prima riguarda il fatto che questa messa era stata eseguita solo una volta, per la Pasqua del 1952 (5 aprile) e Angelo Rosso la cantò allora da puero cantore, la seconda, ben più importante, concerne il carattere liturgico-spirituale di questa messa il cui solo titolo dice già molto: “luce da luce”.

“Dio da Dio, luce da luce,Immagine Dio vero da Dio vero” è l’altissima frase teologica presente nel Credo che abitualmente recitiamo quale simbolo del nostro credere in Dio padre onnipotente e che ci porta a riflettere sul vertice del mistero cristiano.

Nel 1325 a Nicea (Bitinia, oggi Turchia) i 318 padri del concilio sottolinearono ripetutamente le persone della Trinità: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero. La mente umana non può capire questo mistero, ma i padri pur sapendo ciò, hanno voluto imprimere nella ragione umana il più grande mistero: Gesù Cristo è il figlio di Dio e anch’egli è Dio, ma esiste un solo Dio. Non importa se non possiamo capirlo, è importante che ci sia stato rivelato.

Il linguaggio musicale utilizzato da don Allori nella Missa Lumen de lumine è schietto e convinto, deciso e perentorio come deve essere l’atto di fede inteso quale rivelazione, non dunque una spiegazione con la ragione, ma impronta nella ragione umana del più grande mistero: dunque un mistero rivelato.

Questa messa alloriana scritta nella solare tonalità di fa maggiore, attraverso un andamento sempre libero e dinamico delle due voci, traduce in suoni armoniosi il senso d’illuminazione che promana da Dio e che illumina la fede dei santi, come santa Cecilia, e di tutta la chiesa. Ma ha illuminato anche la mente e l’agire  laborioso di chi, come don Allori, ha creato musiche per la gloria di Dio con quella fede che i padri di Nicea hanno raccomandato di rinnovare autenticamente quando recitiamo il Credo. Ecco l’importanza più profonda e vera della Missa Lumen de lumine di don Pietro Allori cantata nella chiesa parrocchiale di Gonnesa nel giorno di santa Cecilia nel 30° anniversario della sua morte: un atto di fede.

Come è ormai tradizione, Casa Allori accoglie, subito dopo la messa di santa Cecilia, quanti con spontaneità e semplicità vogliono ricordare la figura di don Allori nell’atmosfera familiare nel quale è nato e cresciuto.

Tre quadri contenenti le fotografie di alcuni significativi momenti vissuti da don Pietro a Gonnesa negli anni ’50 e a Iglesias negli anni ’60 del secolo scorso, hanno permesso ai presenti di assaporare quel delicato sentimento di memoria assai caro a tante famiglie patriarcali dell’iglesiente.

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La concentrazione attenta su quelle foto, evocando atmosfere e ricordi di un tempo ormai lontano, ha suscitato man mano sensazioni sommerse di un ampio passato. Alcune considerazioni espresse a voce alta dai più anziani su certi dettagli di alcune figure dalla personalità salda e coerente hanno permesso anche ai più giovani di percepire i “suoni” di quella vita. Suoni del passato che hanno trovato un’eco di attualità quando Rinaldo Medda, con il suo bel timbro baritonale – da giovane ha cantato la Missa Fulgens corona sotto la direzione di don Allori – ha iniziato a declamare le poetiche preghiere A Maria scritte in dialetto campidanese negli anni ’50 da ziu Fenu, l’artigiano costruttore di zoccoli e giocattoli che viveva a Gonnesa nella piccola discesa di fronte all’ingresso principale delle scuole elementari (Ziu Fenu, su maistu de linna de s’abbasciaredda de is scolas).

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Alle declamazioni poetiche dialettali – nella vita familiare di Casa Allori si parlava solo in dialetto campidanese – hanno fatto seguito alcune esecuzioni pianistiche del maestro Marcello Melis, che fu allievo di don Allori prima di intraprendere gli studi pianistici presso il Conservatorio di Cagliari.

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Le belle sonorità del pianoforte Steinway sul quale si esercitava don Allori sono state esaltate dall’interpretazione sempre precisa e adeguata delle pagine “improvvisate” dal maestro iglesiente che in questi anni ha eseguito importanti studi pianistici di don Allori in alcuni suoi concerti.

Ci sembra giusto sottolineare il tono di nobiltà conferito dal pianoforte alla serata “schietta e familiare”

in Casa Allori e ringraziare quanti sono intervenuti per la loro partecipazione premurosa e affettuosa.

 

 

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