Attività

Le Pastorali di don Pietro Allori sull’organo Seuffert della Klosterkirche di Banz

“Al termine della messa del 1° gennaio suonerò la Pastorale in do di don Allori. Ma anche nelle funzioni di queste settimane a Banz, alla comunione e alla fine delle celebrazioni, vorrei eseguire dei brani di Allori: è perciò con gioia che aspetto le nuove partiture.”

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Con queste parole pochi giorni fa l’organista della chiesa del monastero di Banz (Alta Franconia – Baviera), dott. Rainer Herr, ringraziava l’Archivio musicale dell’Angelo per il preannunciato invio degli spartiti di alcune Pastorali di don Pietro Allori, composte negli anni ’40 sull’organo “Gaet. Cavalli” della chiesa parrocchiale di Gonnesa in Sardegna.

Il dott. Rainer Herr, critico musicale del giornale di Bad Staffelstein, si interessa alla musica corale e organistica del maestro di cappella della cattedrale di Iglesias sin dal 1985, anno della morte di don Allori,

Organista della chiesa del monastero di Banz, dedicata ai santi Pietro e Dionigi e oggi parrocchia cattolica, rainer herr_2da oltre venticinque anni Herr organizza matinée organistici alle 11.30 nelle domeniche dei mesi estivi, con i nomi più prestigiosi tra gli organisti d’Europa.

Sin dalla metà del Settecento – grazie all’arte compositiva del monaco benedettino p. Johann Valentin Rathgeber, noto e apprezzato compositore soprattutto nella diocesi di Würzburg e organista a Banz – questa splendida chiesa barocca è un centro musicale assai rinomato. Le 10 Pastorali per il tempo di Natale di Rathgeber, composte intorno al 1743, divennero per il loro bel carattere melodico e dolce ben presto assai note. Gli organisti le eseguono volentieri ancora oggi, soprattutto se dispongono di un organo dai registri forti ma dolci al tempo stesso, come è, per esempio, l’organo “Gaet. Cavalli” di Gonnesa.

Padre Valentin Rathgeber, negli ultimi due anni della sua vita, ha avuto modo di suonare le sue pastorali sul piccolo ma mirabile organo costruito dalla casa organaria Seuffert di Würzburg nel 1748. Questa era la sua disposizione fonica: Manuale (C-c”): Gedacht 8’, Prinzipal 4’, Bifferer 4’, Octav 2’, Quinte 1.1/3, Mixtur 4 fach 1’; Pedale (C-d): Subbaβ 16’, Octavbaβ 8’; Koppel Manual zum Pedal.

Anche don Allori ebbe modo di eseguire le sue Cinque Pastorali del 1948 sull’organo di Gonnesa sino al 1954, anno in cui divenne maestro di cappella e organista della Cattedrale di Iglesias.

Questa era, ed è ancora oggi, la disposizione fonica originale del pregevolissimo  organo  “Gaet. Cavalli” (Lodi 1901) della Chiesa parrocchiale S. Andrea:

Registri a pomello da sinistra
Basso armonico, Principale 8’, Ottava 4′, Decimaquinta 2’, XIX-XXII, XXVI-XXIX, Flauto 4’, Tromba bassi, Tromba soprani, Flauto in VIII soprani, Unda maris
Pedaliera: originale parallela e diritta di 27 tasti (do1-re3)
Sopra la pedaliera: 5 pedaletti da sinistra:Tremolo, Unione tasto-pedale, Tutti, Ripieno I, Ripieno II, staffa espressiva

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Nonostante le doverose distinzioni tra i due strumenti, dovute ai due diversi momenti storici in cui furono costruiti e alle conseguenti differenze timbriche, entrambi sono stati fonte di ispirazione sonora per la composizione delle Pastorali dei due musicisti: ognuno con la propria estetica e concezione musicale ha scritto questi brani permeati da un senso di gioia forte, semplice, immediata. Dolci melodie che comunicano placida letizia e serenità.

«Il termine pastorale rimanda al racconto evangelico della natività di Gesù secondo Luca, e da allora abbiamo immaginato una risposta probabile nella scena di Betlemme popolata di pastori che suonano pive, zampogne, cennamelle e pifferi; e abbiamo pensato d’ascoltare dolcissime melodie cullanti – per terze accompagnate da bordoni, su un movimento ritmico di 6/8, 9/8 o 12/8 – per il quieto sonno di Gesù Bambino e per la veglia d’amorevole incanto della giovane Madre: una scena che la pittura ha poi resa iconograficamente suggestiva a nostra perenne memoria.

La forma espressiva della pastorale, così come oggi la intendiamo, perciò ci sembra sia stata tenuta a battesimo con la nascita del presepe nella tradizione francescana medievale e che abbia trovato il suo pieno sviluppo musicale in tempi di Controriforma in quella capitale della musica che fu Napoli. Alla scuola napoletana infatti si deve il perfezionamento della grammatica e della sintassi della pastorale, ovvero la sua struttura morfologica di ritmo e melodia e la sua impalcatura armonico-espressiva. A Napoli se ne definì il prevalente ambito tonale e le sue escursioni espressive: alla pastorale s’affidò il tono di fa maggiore, con quella sua naturale inclinazione al passaggio in minore (al relativo minore, ovvero a re minore), che la “scuola” voleva preparata con una specialissima interiezione – un accordo di sesta, chiamata, non a caso, sesta napoletana – quasi un sospiro di mesta riflessione che pure s’accompagna alla letizia d’ogni nascita.zampognari

Prima di trasmigrare in ambito profano, la pastorale sull’organo ha accompagnato l’immutato ricorrere della liturgia natalizia, da Frescobaldi a Bach, da Domenico Scarlatti a Zipoli; fino ai più umili e sconosciuti organisti di pievi e di cattedrali, i quali, ancora in un passato prossimo alla nostra memoria, con i registri anciati di sconnessi strumenti, ci hanno riportato alla nascita di Gesù, con la stessa immutata lingua espressiva della pastorale “napoletana” e facendoci figurare d’essere anche noi tra quei pastori dell’evangelista Luca.

[…] Accomuna tutti i nomi di questi innumerevoli compositori il medesimo magistero: quello della musica liturgica. Un magistero musicale molto spesso legato al servizio sacerdotale, come è il caso di don Pietro Allori e di tanti altri. Uomini fortunati e prediletti dal cielo sono tutti costoro che hanno vissuto un duplice stato di grazia: dell’essere musicista e dell’essere sacerdote. […] La quotidiana consuetudine con il linguaggio musicale – che parla alle emozioni dell’uomo e al sentire profondo dell’anima – aggiunge al carisma sacerdotale uno strumento in più per lo svelamento dei misteri della fede e in modo particolare di quello dell’Incarnazione.» (Egidio Saracino, “Silenzio suoni colori, poesia e musica nell’Abbazia di S. Pietro di Sorres”, 20 agosto 1996)

Ed è questo svelamento che è facile rintracciare nelle cinque brevi ma intense pastorali composte dall’allora chierico Pietro Allori sull’organo “Gaet. Cavalli” di Gonnesa per la novena del Santo Natale del 1948. Le sue belle invenzioni melodiche, sorrette da una tecnica compositiva affinata dallo studio del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, nel momento della Novena davano vita, nell’aula della chiesa, a quella particolare atmosfera densa di fantasie e immagini legate al mondo semplice e genuino della tradizione liturgica natalizia sarda. L’“invitatorio” neo-gregoriano Regem venturum Dominum – che apre la novena intervallando il canto delle “Profezie” cui seguono il “polisalmo” Laetentur coeli e l’inno En clara vox – veniva intonato con voce familiare e decisa da tutto il popolo che partecipava numerosissimo. Dopo la benedizione eucaristica, il canto finale per tutti i giorni della Novena era il noto Rorate coeli, una melodia anch’essa neo-gregoriana dal sapore di antico. Seguiva una pastorale per organo.

Pietro Allori, manoscritto della Pastorale in do

P. Allori, manoscritto della Pastorale in do

Nella chiesa parrocchiale di Gonnesa, dunque, il sapore natalizio di queste celebrazioni aumentava man mano che i giorni della novena si allungavano, e come in un crescendo musicale trovava pieno appagamento allorché l’eco dell’ultimo canto in gregoriano lasciava spazio alle pastorali e alle nenie che don Allori eseguiva con maestria e raffinato gusto all’organo. Traeva questi brani da diverse raccolte di riviste musicali rilegate che costituivano libri voluminosi e di tante pagine.

Nel 1948 decise di comporre lui stesso le pastorali per la fine della novena data la preziosità e la finezza di alcuni registri dell’organo “Cavalli” assai adatti a esprimere il carattere dolce e idilliaco di quelle atmosfere liturgiche prenatalizie.

La forma musicale della pastorale esercitava un grande fascino in don Allori. Scorrendo oggi il catalogo generale delle sue opere si possono contare oltre cinquanta composizioni pastorali, scritte ora per organo o armonium, ora per pianoforte, ora per chitarra.

Le 5 composizioni pastorali per organo del 1948 sono state eseguite, oltre che dallo stesso don Allori sull’organo “Cavalli” di Gonnesa e sull’armonium-organo “Bozzetta” della cattedrale di Iglesias, da Wilhelm Krumbach sull’organo della chiesa di S. Francesco a Sassari e sull’organo Tamburini meccanico dell’Abbazia benedettina di San Pietro di Sorres in occasione del concerto di presentazione del cd interpretato dallo stesso Krumbach Johann Sebastian Bach e la tradizione organistica italiana (29 e 30 dicembre 1997).

L’organista Alessio Corti di Milano le ha registrate in un cd, insieme ad altre composizioni organistiche di don Allori, sull’organo Tamburini della Cappella Sacro Cuore dell’Università Cattolica di Milano nel febbraio del 2004. Le proponiamo all’ascolto qui di seguito.

Pietro Allori, Pastorale in do AP 946

 

Pietro Allori, Pastorale in sol AP 947

 

Pietro Allori, Pastorale in mi AP 948

 

Pietro Allori, Pastorale in fa AP 949

 

Pietro Allori, Pastorale in sol AP 950

 

Johann Valentin Rathgeber, Aria pastorella (organista: Metzner)

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