Attività

Una ninna nanna “ingenua” e delicata

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Federico Barocci, Madonna della gatta (1600 ca.), Galleria degli Uffizi*

Gesù dormi. Ninna nanna.
Gesù dormi, ti riposa.
S’ode sovra la capanna,
questa notte gloriosa,
un’angelica armonia:
dormi altissimo Messia.

angelo con tromba

Ninna nanna, Gesù buono.
ninna nanna, Gesù Pio.
Di lontano scende un suono
Come d’arpe tremolio.

angelo con tromba

E i tuoi Angeli discesi
di fulgore avvolti a storni
sovra l’ali bianche stesi
su Te vegliano che dormi.

Nel giorno di Natale del 1945, il chierico ventenne Pietro Allori compone sull’organo di Gonnesa una Nenia pastorale per due voci bianche e organo.
Tra il piccolo coro delle voci bianche della parrocchia di S. Andrea facevano spicco le belle voci dei fratelli Marongiu, Enrico e Angelo.
Don Allori compose perciò questa soave ninna nanna natalizia pensando alle luminose voci dei due fratelli.
Una settimana dopo, il 1° gennaio del 1946, elaborò una versione polifonica a quattro voci dispari che rielaborò ancora nel 1966, apponendo in calce alla partitura la dedica: al carissimo tenore Enrichetto Marongiu
La Polifonica Vivaldiana di Gonnesa, di cui Enrico Marongiu ha fatto parte come tenore, nella notte di Natale degli anni 1966, 1967, 1968, cantò questa piacevole composizione alloriana.

Agli inizi degli anni duemila sono state le compagini corali del Coro dell’Università Cattolica e della Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero a riproporre questa composizione giovanile di don Allori.
Quest’anno, il 22 dicembre del 2015, è la Schola cantorum di Carate Brianza, sin dal 1982 impegnata a studiare e divulgare la polifonia del maestro di cappella della cattedrale di Iglesias, che proporrà nel suo tradizionale concerto natalizio presso la chiesa parrocchiale di Carate Brianza, la dolce e amabile ninna nanna alloriana.
Una “ingenua” poesia dalla melodia dolce e un’armonia piena e risonante.
Il canto polifonico viene introdotto dal bel timbro soffice e vellutato del corno che evoca un suono naturale di profonda poeticità popolare.

File audio della registrazione live durante la prova generale del 21 dicembre 2015
nella chiesa parrocchiale di Carate Brianza.

 

*Il dipinto di Federico Barocci (Urbino, 1535? – 1612) denominato La Madonna della gatta rappresenta la visita immaginaria (neppure gli Apocrifi la registrano) che Elisabetta rende a Maria dopo la nascita di Gesù. Elisabetta è accompagnata da Giovannino, sempre vispo e che inalbera la piccola croce di canna suo emblema, e dal marito Zaccaria. La visita deve essere stata improvvisa perché Maria è intenta ad addormentare (o a non fare risvegliare) Gesù dondolando la culla di legno e magari leggendo sul libretto che ha davanti. Maria e il Bambino sono al riparo di una grande tenda scura che Giuseppe solleva all’arrivo di Elisabetta ed è come si aprisse una scena di teatro. Sopra i gradini gli strumenti del falegname, con un ricciolo di legno non spazzato. Maria ha accanto per terra un cestino col lavoro da cucito e nel suo manto sovrabbondante color cremisi si è accomodata una gattina soriana intenta fino a quel momento ad allattare. Ma l’arrivo del gruppo di Elisabetta ha rotto la tranquillità e la gattina è subito in guardia come fanno capire le orecchie dritte.
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