Coro dell'Università Cattolica di Milano, Pietro Allori, Wilhelm Krumbach

Un addio polifonico a Wilhelm Krumbach

Ora che l’anno volge al termine vogliamo rendere omaggio ancora una volta ai maestri scomparsi che abbiamo ricordato e celebrato nel 2015: don Pietro Allori e Wilhelm Krumbach. E soprattutto a quest’ultimo dedichiamo una particolare riflessione, a partire da un articolo, comparso il 13 giugno 2006 sulla Neue Presse Coburg in occasione della commemorazione, a un anno dalla morte, del musicologo e organista tedesco.

J. S. Bach, Wer nur den lieben Gott läßt walten BWV691a (Wilhelm Krumbach all’organo Tamburini di San Pietro di Sorres) + F. Mendelssohn-Bartholdy, Herr, nun lässest du (Coro dell’Università Cattolica, Gauerstadt, 9 giugno 2006)

«“Un amico e un maestro, che ci ha insegnato a pregare con il suono dell’organo, ci ha lasciato”. Il direttore del Coro dell’Università Cattolica di Milano Angelo Rosso ha dedicato a Wilhelm Krumbach – scomparso lo scorso anno, e per decenni in stretta relazione con l’Università milanese e il suo coro – queste parole di addio, che non potevano essere formulate in maniera più commovente e personale.

In memoria di Krumbach il coro ha dedicato un concerto domenica nella Marienkirche di Gauerstadt. Alcuni giorni prima un analogo programma era già stato eseguito nella Marienkirche di Kӧnigsberg in Bayern. A entrambi i luoghi Krumbach era estremamente legato. Sull’organo di Gauerstadt, iniziato nella sua costruzione nel 1797 dall’organaro di Coburg Johann Caspar Haueis e portato a termine da Johann Andreas Hoffmann di Neustadt, ogni anno Krumbach eseguiva nei giorni di Pentecoste un concerto nell’ambito delle Fränkische Orgeltage, che ha diretto dal 1966 al 1998.

Marienkirche_(Gauerstadt)_Emporenblick

Come musicologo e interprete all’organo e al cembalo – due cose che Krumbach seppe legare in modo ineccepibile – è stato straordinariamente singolare come negli innumerevoli concerti e registrazioni e nella notevole scoperta dei 60 corali inediti di Johann Sebastian Bach (1982) e dei “Fioretti musicali” di Girolamo Frescobaldi.

Il legame con l’Università Cattolica di Milano e la collaborazione con il coro e il suo direttore Angelo Rosso risalgono agli anni ’80. Più di duecento concerti insieme, di cui molti nell’ambito delle Fränkische Orgeltage, hanno fatto sì che il coro sentisse l’impellenza di venire in Franconia per rendere particolare onore al suo “professore”.

Il Coro misto, da camera, ha cantato un programma che spaziava dal canto liturgico gregoriano alla pienezza sonora della polifonia classica dei mottetti di Palestrina. Il coro si è cimentato in brani del periodo romantico: Mendelssohn, Loewe, Brahms, Herzogenberg, Reger, opere la cui profondità di sentimenti e intensità espressiva è stata suggellata con l’esecuzione del quasi ascetico Pater noster di Igor Strawinskj.

J. Brahms, Ach arme Welt + H. von Herzogenberg, Selis sind die da Leid tragen (Coro dell’Università Cattolica, Gauerstadt, 9 giugno 2006)

Corali organistici di Johann Sebastian Bach hanno separato i diversi blocchi dei canti polifonici. All’organo Hans-Dieter Spengler, che ha inoltre dato un profilo della vita di Krumbach prima del concerto.

Al termine del programma una anticipazione della festa del Corpus Domini ha risuonato con l’inno Pange lingua in una versione di Pietro Allori, compositore scomparso nel 1985, amico di Krumbach. [Nel 1983 il compositore della Sardegna gli dedicò uno dei suoi mottetti “a cappella” più belli: Christus factus est a 4 voci dispari.]

Il coro milanese ha incantato il folto pubblico con le splendide qualità della sua esecuzione. L’intonazione precisa, la spontaneità sonora, la finezza dei differenti piani dinamici, l’articolazione sicura: tutto era assolutamente perfetto. Un fatto questo che non deve essere dato per scontato giacché del coro fanno parte quasi esclusivamente studenti, e nonostante l’inevitabile avvicendarsi delle voci, il suo altissimo livello canoro rimane costante. Il pubblico ha ringraziato calorosamente il coro e il suo direttore guadagnandosi un commovente bis di Pietro Allori.» (Rudolf Potyra, “Vielstimmiges ‘Addio’ an Krumbach”, 13 giugno 2006, Neue Presse Coburg)

disposizione

Disposizione dell’organo Haueis – Hofmann (1797 – 1800), Marienkirche, Gauerstadt

Il Coro dell’Università Cattolica cantò diversi mottetti durante il rito funebre di Wilhelm Krumbach, officiato dal pastore protestante Hans Schreiber di Helligen/Kӧnigsberg e amico personale del professore. La cerimonia ebbe luogo a Landau/Pfalz il 2 settembre del 2005 e vi parteciparono, oltre alla madre del professore, la moglie Susanne e le figlie Elizabeth e Dorothea, tutti i parenti più stretti di Krumbach e i tanti amici musicisti.

Datata 5 settembre 2005, ricevetti qualche giorno dopo una lettera, scritta in italiano, del cognato di Wilhelm Krumbach, marito della sorella prematuramente scomparsa a soli 42 anni e madre di Hans-Dieter Spengler, amico fraterno del Coro dell’Università Cattolica.

«Egregio Professore,

certamente questa lettera sarà per Lei una sorpresa. Ma dopo il funerale di Wilhelm Krumbach vorrei ringraziare e Lei e il Suo Coro per aver contribuito a donare una insolita dignità alle esequie.

La bellezza delle voci e la purezza dell’intonazione come la sua sovranità ci hanno molto impressionati. Il fatto che Lei e il Suo Coro hanno fatto un viaggio molto lungo per onorare Wilhelm Krumbach anche è ammirabile.

C’è ancora un terzo punto che non voglio dimenticare: è la meravigliosa collaborazione tra un coro cattolico e un organista e un pastore protestanti.

Mio figlio continuerà queste relazioni cordiali che ringraziamo alla bella musica, ne sono certo. Tante grazie e a un’altra volta, speriamo meno triste.

Dieter Spengler

Complimenti anche alla chitarrista [Marta Meloni] e il basso (32’) del coro [Luigi Dioli]»

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Il professor Wilhelm Krumbach con la figlia Dorothea (la prima da sinistra), la moglie Susanne (al centro) e alcune coriste del Coro dell’Università Cattolica durante le Fränkische Orgeltage

 

Krumbach di fronte alla Passacaglia in do minore di Bach

“Scritta in forma di danza in tempo ternario che esige un andamento moderato, la Passacaglia per organo di Johann Sebastian Bach è davvero un prodigio di accumulazione, di crescita, di dilatazione fisica e intellettuale tradotto in musica” (Piero Buscaroli, Bach, Mondadori 1985).

J. S. Bach, Passacaglia in do minore BWV582, Wilhelm Krumbach all’organo Herbst di Lahm/Itzgrund

Le sue venti variazioni, divise in due gruppi di dieci, e questi a loro volta in due gruppi di cinque, presentano disegni armonici le cui figurazioni si trasformano, si rispondono, passano dal pedale alle tastiere, e dalle tastiere al pedale in un modo incessante.

Il bel tema armonico che supporta le variazioni ha permesso a Bach di creare una gigantesca costruzione (292 battute) nella quale il compositore è riuscito a conciliare il più grande rigore nella continua ripetizione del motivo “ostinato”, con la più grande fantasia creativa. Il tutto con un’unità di concezione e un’intensità espressiva che trova una sintesi pressoché perfetta.

Si parte con l’esposizione del tema col solo pedale, che crea subito un clima solenne e meditativo, accentuato dal carattere intenso e “sentimentale” delle prime variazioni. Fino alla decima variazione esso rimane confinato nel basso, ma nelle successive passa al soprano e al contralto. La sua integrità viene anche frammentata con elegantissimi arpeggi che suggeriscono il tema all’estremità bassa e acuta della loro estensione. Verso la conclusione esso ritorna nel basso in un impressionante addensarsi del tessuto polifonico che riafferma perentoriamente la tonalità di do minore.

Ciò che deve caratterizzare l’esecuzione della Passacaglia bachiana è la perfetta combinazione del disegno ritmico e del colore tonale ottenuto con i registri di un organo. “È nell’organo e sull’organo che l’immensa composizione può svilupparsi coinvolgendo nel suo moto le tre dimensioni: armonica, melodica, figurativa ornamentale” (Piero Buscaroli, Bach, Mondadori 1985).

Nel tema fugato, è il “moto interno” delle parti a conferire quella l’autentica energia che Kurth definisce “la sola e autentica energia della musica.”

Wilhelm Krumbach di fronte alla Passacaglia per organo di Bach si sforzava di richiamare tutte le energie intellettuali e spirituali di cui era capace poiché era ben conscio che opere come questa si fondano, oltre che su un linguaggio assolutamente assimilato, su un modo di pensare inteso quale sintesi di sommo artigianato frutto di volontà e intellettuale riflessione di ordine spirituale assoluta.

Sapeva bene che la Passacaglia in do minore è una delle manifestazioni più belle e più profonde di cui è capace l’uomo, sotto forma di suoni armoniosi complessi che catturano in modo inesplicabile la gioia e le sofferenze che l’uomo affronta nella sua vita terrena che ci aiutano ad accedere alle vere emozioni dell’esperienza umana. Una musica che è “oltre la comprensione dell’uomo” (Andreas Werckmeister) e che ci rivela i pensieri più elevati di cui l’uomo è capace.

La musica di un artista sommo che ci fa comprendere appieno e dall’interno la dimensione e la portata di quel che significa essere veri uomini. Per questo – diceva il professore – se l’interprete della Passacaglia di Bach riesce a trasmettere la sensazione che questa musica sta cercando di esplorare tutti i possibili percorsi della sua attività compositiva, allora i sentimenti più nobili di chi ascolta saranno quelli che già il grande polifonista inglese William Byrd raccomandava nella prefazione della sua ultima pubblicazione Psalmes, Songs and Sonnets (1611):

“Solo questo desidero: che voi siate attento ad ascoltare le mie esecuzioni ben espresse, tanto quanto io lo sono stato nel comporle e nel correggerle […] Una canzone cantata bene e con arte non può essere ben percepita né compresa al primo ascolto, ma quanto più spesso verrà ascoltata, tanto più verranno scoperte ragioni per amarla”

È quanto auguriamo possa succedere a quelli che vorranno ascoltare più volte la Passacaglia di Bach interpretata da Wilhelm Krumbach sull’organo di Lahm, fortunatamente fissata in disco dall’Harmonia mundi tedesca, come ultimo brano dell’incisione dei 21 corali del dogma (Orgelmesse) effettuata negli anni ’60 del secolo scorso, che quanti hanno frequentato il grande interprete tedesco considerano oggi il suo più autentico testamento interpretativo. Addio, professore.

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