Spazio Brahms

Spazio Brahms VI edizione – Cattedrale di S. Maria di Alghero – Sabato 20 febbraio 2016

Una breve cronaca musicale dell’esecuzione della Chaconne per violino solo BWV 1004.5 di Johann Sebastian Bach

Interprete: Agnieszka Marucha, docente di violino presso il Conservatorio di Varsavia

 

Sono esattamente le 21.15 quando il severo silenzio della cattedrale di S. Maria di Alghero accoglie le sonorità delle prime quattro battute per violino “senza accompagnamento” della celebre Ciaccona di Bach. La sua cellula tematica è formata da un tetracordo da re a la, disposto su quattro battute. Da questo tema si origina un organismo in costante crescita in cui la tensione drammatica conosce intensi momenti di vera commozione artistica. Non esiste niente di meglio per semplicità e al tempo stesso per austerità del suono, pulizia formale, spessore della “presenza” polifonica. Qui siamo al vertice dell’interpretazione, nella vertigine dell’essenzialità e della purezza musicale assoluta.

 

Lo sa bene Agnieszka Marucha, docente di violino presso il Conservatorio di Varsavia, chiamata a rappresentare l’eccellenza della scuola violinistica polacca e a legittimare le sue mirabili capacità interpretative davanti a diversi docenti e diplomati in vari strumenti del Conservatorio di Sassari, ai solisti del quartetto d’archi( Alessio Manca, Francesca Fadda, Gioele Lumbau, Francesco Abis), al contrabbassista Francesco Sergi e alla flautista Annamaria Carroni, nonché al Coro “Spazio Brahms 2016” formato dai 35 coristi provenienti dalla Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero, Gruppo vocale “don Allori” di Iglesias e da “I coristi dell’Angelo” di Milano.

La brava violinista polacca è realmente dotata di vere e decise capacità interpretative. È artista la cui forza interpretativa scaturisce da un coerente e incessante lavoro di scavo nella ricerca delle profondità insondabili dello spirito di Bach. Da qui la sua concezione e visione unitaria della Ciaccona che permette all’ascoltatore di gustare il senso delle diverse frasi legate tra loro in modo mai artificioso, ma unite tra loro con grande naturalezza mentre le sonorità si rincorrono nella severa e politissima acustica della cattedrale di Alghero come un torrente in piena. Questo straordinario brano di Bach è stato proposto all’ascolto con grande energia dal principio alla fine, dando l’impressione di un insieme vitale, le cui figurazioni musicali, eseguite in modo sicuro e solido sono state percepite con stupore da tutti gli ascoltatori. Anche i non addetti ai lavori, ovvero il pubblico semplicemente appassionato della grande musica, ha ascoltato e accolto in perfetto silenzio la non facile esecuzione del capolavoro bachiano, lasciandosi trasportare proprio là dove intendeva portarci l’autore immaginando questa musica: ai limiti della realtà umana. Musica, dunque, infinita nello spazio della sua orizzontalità ed eterna nella sua dimensione verticale. Musica la cui forza interna le permette di abitare tutte le epoche musicali scavando nel profondo di quanti, in ogni tempo, si rendono disponibili al suo ascolto, all’abbandono, grazie al fluire della cantabilità e della sua raffinatissima eloquenza. Musica maestosamente essenziale che non colpisce per la melodia, ma per la sua polifonia, soprattutto le orecchie dei musicisti che sanno “misurarne” la dimensione armonica verticale. È, infine, una musica che meraviglia e stupisce per la sua incommensurabile altezza e che al vasto pubblico si rivela con i segni inconfondibili di un evento importante.

Al termine dell’esecuzione, tutto il pubblico, in un vero e proprio clima di esaltazione, si è alzato in piedi per tributare alla brava violinista polacca un lungo applauso.

Un applauso di sincero ringraziamento per l’eccezionale opportunità di aver potuto ascoltare il capolavoro bachiano nella cattedrale di Alghero. Del resto l’esecuzione in nessun momento ha rivelato stanchezza o impaccio; semmai il riscontro è stato di notevole disciplina artistica e autentica espressione musicale, quest’ultima caratterizzata dalle più delicate sfumature con grande chiarezza e pienezza di suono anche nei ricami contrappuntistici più delicati.

Dunque solo il virtuosismo indispensabile per far emergere la piena verità della partitura che Brahms ha definito musica proveniente non da mano d’uomo, ma dal cielo, esprimendo così tutta la sua incondizionata ammirazione per questa opera. Il compositore di Amburgo ha condotto uno studio talmente approfondito di questa Ciaccona, da costringerlo a una inimmaginabile trascrizione pianistica per la sola mano sinistra, pur sapendo che solo il violino, con le sue risorse virtuosistiche, era lo strumento dagli umori quasi umani e che costringe l’esecutore a un rapporto più profondo con la sua disposizione d’animo. Ciò che è assai difficile è riuscire a eseguire questa Ciaccona con la sola pratica virtuosistica. Gli esecutori eminentemente virtuosi infatti non fanno altro che ricercare l’uniformità e la saldezza dell’esecuzione, che è sì fondamentale, ma rischiano, per eccesso di tecnicità violinistica, di inaridire e limitare spiritualmente le straordinarie pagine di una grandissima opera d’arte. Un rischio dal quale Agnieszka Marucha si è tenuta ben lontana, consegnando al pubblico un’interpretazione intensa e limpida dell’opera musicale più grande di tutte, secondo Brahms.

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