Attività

Grandezza e attualità di Bach

Nel 331° genetliaco di Johann Sebastian Bach l’Archivio musicale dell’Angelo pubblica alcune brevi note sul grande compositore tedesco.
Nasce a Eisenach nel 1685, da una famiglia di musicisti di lunga tradizione e fama in Turingia. Dopo la morte del padre, Stadtpfeifer e trombettista di corte, nel 1695 si trasferisce a Ohrdruf da un suo fratello maggiore, Johann Christoph, organista presso la locale Michaeliskirche. Nel 1703 ottiene un primo breve incarico a Weimar come musicista di corte. Si susseguono incarichi come organista ad Arnstadt (1703-1706), a Mühlhausen (1707-1708), nuovamente a Weimar ma come organista di corte (1708-1717), alla corte di Cöthen come direttore di musica da camera (dal 1717 al 1723; qui nel 1721 compone i Concerti brandeburghesi) e infine a Lipsia come Thomaskantor (dal 1723 fino alla morte, nel 1750). Nonostante il crescente prestigio degli incarichi e la fama di virtuoso dell’organo, ristrettezza di mezzi e incomprensione delle autorità segnano la sua esistenza.
La sua musica esprime tutti i tratti stilistici dell’epoca storica di transizione dal periodo barocco a quello moderno. Oggi più che mai ci si chiede perché la musica di Bach ha ispirato moltissimi musicisti dei nostri tempi, fino a divenire patrimonio anche del jazz. Come poté un uomo dedito allo studio rigoroso e all’adempimento del suo dovere, dal carattere ostinato e alquanto litigioso anche con i potenti per questioni di principio, evitare proprio con esattezza matematica lo schematismo formale e la pedante scolasticità?

La grandezza di Bach, il cui genio di compositore restò semisconosciuto ai suoi contemporanei, rispetto a quello di organista virtuoso, consistette nell’intelligente apertura ai più svariati influssi musicali che gli consentirono, per esempio, di far tesoro della musica italiana e in particolare di quella strumentale di Antonio Vivaldi.

Frontespizio del Musicalishes Lexicon di Johann Gottfried Walther

Frontespizio del Musicalisches Lexicon di Johann Gottfried Walther

Bach non fu indifferente alla seduzione sottile del clavicembalo, strumento di malinconica riflessione e di garbate ironie, spesso utilizzato come intrattenimento di corte e di particolari personalità (vedi per esempio le Variazioni Goldberg). La sua musica non è mai monotona grazie alla sapiente arte della modulazione, ossia del passaggio da una tonalità all’altra: una lezione che Bach trasse dalla musica strumentale italiana e dall’attento studio della mutevolezza timbrica dell’organo. È giustamente considerato il maestro dell’energia ritmica, dell’invenzione decorativa, dell’intensità lirica, dell’architettura chiara e vasta. Dinamismo e grandezza, nella sua musica, aumentano contemporaneamente in proporzione alle capacità formali e alla raffinatezza della scrittura (Arte della fuga). È forse questa una delle chiavi per comprendere meglio l’eccezionalità della musica bachiana, nonché della sua perdurante attualità.

Annotazioni storiche per l’ascolto di

  • Johann Sebastian Bach, Concerto in re minore per organo BWV 596 (trascrizione dal Concerto grosso in re minore op. 11 n. 3 RV 565 di Antonio Vivaldi)
  • Johann Gottfried Walther, Concerto del Sigr. Meck in si minore per organo LV133 (trascrizione da Antonio Vivaldi?)

Weimar fu certamente la prima grande epoca creatrice di Johann Sebastian Bach. Vi realizzò, in primo abbozzo, la maggior parte delle sue opere organistiche, tra cui diversi Concerti, adattamenti alla tastiera di concerti italiani per orchestra. Ormai Bach aveva fatto la sintesi della melodia adornata alla francese, dell’improvvisazione visionaria alla Buxtehude, della polifonia stringata, praticata da Pachelbel e da Johann Gottfried Walther, suo cugino.
Ed è proprio a partire da quest’epoca che la sua musica comincia ad acquistare lo slancio ritmico e la chiarezza formale che gli sono stati rivelati dagli italiani.
Dall’estate 1712 alla primavera 1714 Bach e Walther si dedicarono, utilizzando lo stesso organo della Stadtkirche di Weimar, a trasferire sulle tastiere dell’organo le armonie violinistiche dei più noti compositori italiani: Corelli, Torelli, Legrenzi, soprattutto Vivaldi. Di questo esercizio rimasero i solidi frutti fissati nelle ventuno trascrizioni compiute da Bach, e nelle quattordici compiute da Walther. Il modello di tradurre in termini organistici e cembalistici un concerto strumentale, che tanto affascinava il giovane duca Johann Ernst di Sassonia, affascinò anche i due musicisti parenti spalancando loro uno spazio musicale adatto per raffinate esecuzioni virtuosistiche. “Organo e clavicembalo, con la loro dinamica a terrazze, con la netta contrapposizione di piani sonori, sembrano offrire una splendida stilizzazione di quello stesso principio che è alla base del concerto barocco” (L.F. Tagliavini, Joh. Gottfried Walther, trascrittore in Analecta musicologica, VIII 1969 pag. 112).


Johann Sebastian Bach, Concerto in re minore per organo BWV 596
(Alessio Corti, organo; registrazione dal vivo del concerto del 18 agosto 2012 presso la basilica di San Pietro di Sorres nell’ambito del convegno Chiesa e Musica; organo Tamburini)

Johann Gottfried Walther, Concerto del Sigr. Meck in si minore per organo LV133
(Alessio Corti, organo; registrazione dal vivo del concerto di inaugurazione dell’organo Mayer presso la Sala capitolare del monastero benedettino di San Pietro di Sorres, ottobre 2006)

 

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