Attività

21 maggio 2016: invito e anticipazioni

Nella chiesa di San Sepolcro a Milano, sotto il patrocinio della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna e l’Archivio musicale dell’Angelo di Milano presentano, sabato 21 maggio 2016 alle ore 19,30, L’arpa di Davide, scritti musicali di Fernando Vittorino Joannes († 2012) curati dal prof. Daniele Vinci della Facoltà Teologica di Cagliari.

INVITO

L’Archivio musicale dell’Angelo porge gentilmente l’invito a partecipare alla presentazione del libro L’arpa di Davide (2015 PFS University Press della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna).
Il libro raccoglie gli scritti musicali di padre Fernando Vittorino Joannes, molti dei quali redatti per il Coro e per l’Associazione Amici della Musica dell’Università Cattolica diretti per circa quaranta anni dal m° Angelo Rosso.
In questi articoli il padre francescano mette in particolare evidenza ora il ruolo che l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha esercitato nella cultura musicale milanese negli ultimi venti anni del secolo scorso e nei primi dieci degli anni duemila, ora la provvidenziale capacità dell’ateneo milanese di riconoscersi un’isola di alta cultura proprio quando sa incoraggiare, come ha fatto con il Coro e gli Amici della Musica, realtà artistiche spontaneamente e liberamente attive per lungo tempo in Università.
In ossequio al momento culturale e musicale – che avrà luogo nella chiesa di San Sepolcro, il tempio attiguo alla Biblioteca Ambrosiana, la cui dimensione spaziale, umana, storica e culturale è piuttosto rilevante dato che si trova sopra la cripta*, nella quale san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, al mercoledì, si rifugiava per la sua personale preghiera – l’Archivio musicale dell’Angelo pubblica alcuni scampoli di riflessioni e commenti di studiosi e critici musicali che soprattutto negli anni 1988-1990 hanno seguito con particolare attenzione e sensibilità l’espressività musicale del giovane coro universitario.

*La cripta è uno dei luoghi più antichi della città che si trova sull’antico incrocio romano di Cardo e Decumano. La genesi della chiesa e della cripta sottostante è del 1030 come chiesa consacrata alla Santissima Trinità. Dopo la conquista di Gerusalemme l’arcivescovo di Milano, Anselmo IV da Bovisio, a memoria di questo evento, nel 1100 cambiò l’intitolazione in chiesa del Santo Sepolcro. Nella cripta c’è una copia del sepolcro di Cristo, al cui interno secondo la tradizione venne posta la terra prelevata dai crociati a Gerusalemme.

 

UN CORO RIGOROSO
S.E. mons. Giovanni Volta, vescovo di Pavia († 2012)

«[…] una prima caratteristica del nostro coro, mi pare, è stata questa: esprimere il bello nella musica, nel canto, nell’Università, sottolineando così che questa non è solo per la ricerca, per le varie forme del sapere, ma anche per coltivare la bellezza e l’armonia. Una nota che ritengo molto significativa in una Università. Questa non è fatta solo per lo studio ma è anche per la contemplazione, non è solo luogo di accoglienza ma anche di produzione del bello. E in questo il nostro Coro ha avuto un ruolo qualificante in Università […] ha messo in rilievo il bello, l’espressivo, il musicale accompagnando la sua vita. […] Se poi passiamo a considerare lo stile del nostro Coro, va rilevata la scelta che ha fatto: quella del rigore. Chi conosce il dottor Angelo Rosso sa quanto egli sia esigente: quando gli altri battono le mani, lui facilmente ha qualcosa da osservare. E questa esigenza ben si applica ad una Università. È proprio di un’Università essere rigorosi. Il suo Coro, quindi non poteva che essere rigoroso.
E la scelta riguardò particolarmente due forme musicali: la polifonia e il canto gregoriano. Due forme che esigono una grande educazione, due forme che ben si attagliano all’azione liturgica. […] vorrei, infine, far presente un piccolo episodio significativo. Quando il prof. Lazzati ha lasciato la Cattolica, gli fu fatto un omaggio, uno stereo, e insieme una cassetta con i canti del nostro Coro. L’antico Rettore, lasciata l’Università, ripetutamente mi ha ricordato di aver provato la sensazione di essere ancora in Cattolica. Mi auguro che la voce del nostro Coro ancora per molti anni non solo accompagni la vita della nostra Università, ma sia anche presso tutti coloro che l’ascolteranno evocativa di un ambiente, e degli ideali che lo animano.»

Un saluto di S.E. mons. Giovanni Volta, vescovo di Pavia – 30 maggio 1988, Basilica di S. Ambrogio – Milano, in occasione dei 10 anni del Coro dell’Università Cattolica.

QUEL CORO ERA L’ ISOLA
Fernando Vittorino Joannes

«Quel coro era l’isola. L’isola luogo della memoria, sintesi sonora dell’esperienza […] Mi venivano in mente le lunghe, articolate e profonde meditazioni di Mario Apollonio sul coro, sulla sua vocazione e funzione. E trovai esatto che quel coro, isola felice in un mare grigio e insulso, fosse a sua volta un’isola in un’isola. Intendo dire che fosse un coro inserito nell’isola di una Università Cattolica.»

F. Vittorino Joannes, L’arpa di Davide, p. 227

«[…] E questo, anche perché il Coro stesso è da sé solo una Università di studio, di ricerca, di scoperta. Un canto non nasce da sé: attinge a leggi antiche e moderne, che vanno studiate, e a volte sono difficili, esigono scienza, ricerca, prova, confronto. Poi bisogna sapere da dove viene, e cogliere il segreto intimo di chi lo h inventato e scoperto e composto; e poi sapere perché e dove è sbocciato, e come venne eseguito, e come noi oggi possiamo interpretarlo e farlo vivere nella mente e nell’anima, prima che nell’orecchio. Tutto questo è scienza vera, con le sue leggi e i suoi strumenti, e le sue difficoltà, e anche l’amarezza delle delusioni e la gioia della scoperte […].»

F. Vittorino Joannes, L’arpa di Davide, p. 145 – (dal libretto del concerto nell’Aula Magna per la Giornata dell’Università Cattolica di Milano 29 aprile 1990).

A PROPOSITO DI CARLO BORROMEO

Padre Vittorino Joannes rievoca in una documentatissima opera di 360 pagine dal titolo Vita e tempi di Carlo Borromeo (Camunia 1985), momenti epici e aneddoti del santo arcivescovo di Milano attraverso un racconto storico corale di grande fascino. Lo storico tedesco Hubert Jedin (Grossbriesen, Slesia, 1900 – Bonn 1980), professore di storia della Chiesa nell’Università di Breslavia (1930-33), nel 1971 scriveva che “la fisionomia di san Carlo Borromeo la conosciamo ancor oggi poco”. La biografia di Fernando Vittorino Joannes, realizzando un magistrale ritratto critico, ha colmato questa lacuna.

 

Vittorino vit di s. CrloQuei voluminosi spartiti musicali tra Roma e Milano
«[…] Quanto alla musica, è un capitolo molto importante – per Carlo Borromeo – poiché non soltanto – lui che suonava la viola da gamba anche da cardinale – si allea al cardinale Vitelozzi per scongiurare l’eliminazione totale della musica “figurata” dalle chiese, come si era ventilato a Trento; ottenne infatti a Roma una commissione che ascoltò le audizioni in casa del cardinale Vitelozzi, e pare che il Papa vi partecipasse alcune volte, certamente nell’occasione in cui vennero eseguite composizioni di Giovanni Luigi di Sante, e cioè Pier Luigi da Palestrina; e fu quasi certamente in quel frangente che il Palestrina compose la Messa che piacque a Pio IV, e che è conosciuta come Missa Papae Marcelli perché eseguita poi in pubblico durante il pontificato di pochi giorni di quel Papa. Se nell’architettura Carlo ebbe come partner esemplare il Pellegrini, in musica ha Vincenzo Ruffo di Pistoia, da lui prediletto, anche se sappiamo con certezza che accoglieva musica di Orlando di Lasso, dei fiamminghi e francesi, e i diari della Cappella Musicale del Duomo ci offrono istruttive notizie per ricostruire l’insieme del repertorio ai tempi di Carlo; sapendo che lui personalmente esaminava tale repertorio, non volendo mai andare incontro a sorprese e “scegliendo” la musica.
Il Ruffo era nel 1563 direttore della Cappella del Duomo di Verona e alla sua nomina e promozione alla Cappella del Duomo di Milano non fu estranea l’amicizia tra il Borromeo e Agostino Valier vescovo di Verona.
Infatti, per avere nella sua cattedrale una musica decorosa e sicura arriva a indire una specie di concorso. Da Roma, prima ancora di fare ingresso in Milano, tra tante altre gravi faccende di cui si occupa tramite il fedele Ormaneto, incarica questi e ripetutamente anche della musica. Gli scrive: “Io desidero soprattutto che la musica intelligibile riesca conforme alle speranze che mi avete dato. Per questo io vorrei che voi aveste ad insistere a nome mio presso Ruffo: incaricatelo di comporre un Messa che sia la più chiara possibile e che me la mandi qui”. Qualche giorno appresso di nuovo: “Io sono in attesa della Messa di Ruffo, e se don Nicola della musica cromatica si trova a Milano, voi lo potreste pregare egualmente di comporre una Messa. Dal confronto delle opere di parecchi maestri eccellenti, noi potremo avere una giusta idea di questa musica intelligibile”. Così, tra Roma e Milano, oltre ai dispacci quotidiani del futuro arcivescovo e del suo vicario, viaggiano anche voluminosi spartiti musicali”.»

F. Vittorino Joannes, Vita e tempi di Carlo Borromeo, pag. 353

LA FEDE E IL CONTRAPPUNTO
Gian Nicola Vessia
a margine delle serate nel Duomo di Milano
La partecipazione del Coro dell’Università Cattolica agli incontri della “Cattedra dei non credenti” 1990, su invito del Cardinal Martini

«[…] mi sono stupito nel ritrovarmi colpito e quasi commosso in quelle serate che il Cardinal Martini e i suoi relatori hanno chiamato Rendiamo ragione della nostra speranza; è stato un maggio che ricorderò per molto tempo: un discanto tra fede e musica, tra parole e accordi d’organo, tra densità di concetti teologali e grumi sonori di un coro.
Intelligentemente, alcuni asterischi musicali di grande raffinatezza per scelta di brani e dignità esecutiva, bilanciavano la conversazione. A un organista in straordinaria forma, quale era in questa occasione Luigi Benedetti, Maestro titolare del grande organo del Duomo, rispondeva il Coro della Università Cattolica con momenti in cui il silenzio meditativo si trasformava in sospensione emotiva all’attacco del Mottetto destinato a una specifica riflessione. Mentre riconoscevo il crudo e sconvolgente arcaismo di [Jehan] Alain nelle sue Litanies organistiche, mentre riapprezzavo la decadente sicurezza di [Max] Reger nel proclamare gli ultimi Preludi-corali organistici del mondo luterano, mi stupivo dei nuovi lidi che andava a toccare Angelo Rosso, il quale “rinnegava” in questa occasione i monumenti della polifonia rinascimentale.Duomo_di_Milano_interior_3
Il Coro, senza perdere le caratteristiche di suono e di intelligente leggerezza espressiva, affrontava quel vago repertorio neo-purista che è rappresentato da certa produzione mottettistica necessariamente riferita alla più grande tradizione musicale: anche l’ascoltatore più attento si sarà interrogato, stupito, dell’aver trascurato per tanti anni alcune pagine corali di [Leos] Janacek restituite dal direttore del Coro dell’Università Cattolica in una formula di cristallina trasparenza, quasi per mettere a nudo la già incredibile scelta di semplicità strutturale e armonica dei mottetti presentati. È l’antica sfida della semplicità e della sincerità musicale capace di ricusare l’intellettualismo e l’artificio armonico-contrappuntistico. È la solita sfida del riportare alla luce la musica nata con sincerità per la chiesa e da eseguirsi in chiesa: così il Bruckner presentato [mottetto Locus iste a 4 voci miste] si rivela nella sua compostezza di musica nata per la parrocchia austriaca del tempo, per il coro che aveva l’impegno domenicale, per la fede da ricantare nella liturgia, nella sicura certezza di un ruolo da parte di chi in quel momento componeva. Magie musicali, insomma, contrappuntate dalle testimonianze del pastore ecumenico Glenn Garfield Williams, che, quasi cogliendo l’invito del Coro, si soffermava a citare un passaggio del Libro di Giobbe, splendidamente musicato da [Georg Friedrich] Haendel, che dal profondo del suo dolore grida: “Io lo so, io lo so: Colui che mi difende è vivo. Egli un giorno mi riabiliterà”. Glenn Garfield Williams, pastore battista del Galles, eletto nel 1962 segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) rimase particolarmente colpito dal mottetto Veni Sancte Spiritus scritto per 4 voci maschili da Janacek, ma che il Coro dell’Università Cattolica eseguì a 4 voci femminili conferendo al brano una particolare leggerezza espressiva amplificata dalla generosità acustica del Duomo di Milano che ne esaltò la tensione evocativa al punto da portare il pastore Williams a dichiarare pubblicamente che questo canto aveva davvero, in quel momento, fatto scendere lo Spirito Santo su tutti i presenti.
Emozioni di parole e musica difficilmente cancellabili quando gli interpreti, organisti e direttori di coro, sono capaci come in questo caso di mettere con umiltà la propria conoscenza musicale ai piedi di una ricerca di fede che si pone con animo ricco di entusiasmo davanti al mistero della vita e della natura dell’essere umano.»

Gian Nicola Vessia, Presenza, bimestrale dell’Università Cattolica, novembre 1990

Anton Bruckner, Locus iste (mottetto a 4 vm, registrazione dal vivo, Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso)

Leóš Janáček, Veni Sancte Spiritus (mottetto a 4 vp, registrazione dal vivo, Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso)

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