Archivum Musicae, Coristi dell'Angelo

Le incantevoli armonie di Felix Mendelssohn Bartholdy nella misteriosa architettura della Chiesa di San Pietro di Sorres

Nostalgia del Signore e del suo tempo

Il Salmo 42 nella versione musicale di Felix Mendelssohn Bartholdy eseguita nel monastero benedettino di San Pietro di Sorres in Sardegna dal Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso e dall’organista Alessio Corti
(19 agosto 2010 – commemorazione del 25° della morte di don Pietro Allori)

L’interno della Chiesa del monastero benedettino di San Pietro di Sorres offre tale armonia di proporzioni e di squisiti giochi di penombre da essere eco ineffabile degli eleganti intrecci polifonici del Salmo 42 e della Sonata V per organo di Mendelssohn

L’interno della Chiesa del monastero benedettino di San Pietro di Sorres offre tale armonia di proporzioni e di squisiti giochi di penombre da essere eco ineffabile degli eleganti intrecci polifonici del Salmo 42 e della Sonata V per organo di Mendelssohn

Un ardente anelito a ritrovare la dolcezza della presenza del Dio vivente nel suo tempio; una accorata preghiera solenne espressa da una profonda armonia densa di afflato mistico e di convinta religiosità; è quanto Felix Mendelssohn riesce ad esprimere, con sublime sentimento, nel suo salmo 42. In questo brano è davvero possibile avvertire tutta l’ansia interiore dell’anima del salmista al ricordo delle dolci ore trascorse nelle celebrazioni liturgiche del tempio accanto al Signore.
Una musica che, come vuole il salmo, esorta l’anima alla fiducia in Dio che è come luce che risplende anche nei momenti più oscuri della nostra esistenza.
Una supplica accorata per saziare la sete spirituale a quella fonte d’acqua che è Cristo Signore.
L’invocazione mendelssohniana è un vivo desiderio che si accende in una dimensione di festa: questo salmo fu composto da Mendelssohn durante il suo viaggio di nozze ed è stato perciò durante la sua vita a lui particolarmente caro anche per chiari motivi personali.
Soprattutto nell’introduzione del primo coro si avverte tutto il colore della sua raffinata armonia e la sua lode “ottimistica”: “lo stupore per la maestà di Dio e il prostrarsi davanti alla sua potenza, la lode della sua grandezza e il ringraziamento per la sua grazia… e perfino l’invocazione del suo aiuto, tutti questi sentimenti confluiscono nel tono di base di esaltazione innica. La sua potenza ha determinato anche la forma: il colloquio originariamente personale, soggettivo, del salmista col suo Dio viene ampliato fino a divenire un canto di lode e di ringraziamento, una preghiera e una supplica della comunità…”. (Rudolf Werner)
A dispetto di certi storici della musica e critici “saputi” che trovavano in questa composizione del maestro amburghese eccessi di sentimentalismo religioso, Robert Schumann considerava questo salmo come la miglior opera religiosa di Mendelssohn, ponendola addirittura come ideale verso cui dovrebbe aspirare, sempre, la musica sacra.
Un salmo liturgicamente penitenziale scelto da Mendelssohn per esprimere un cammino esistenziale in un clima di festa e che si rivela una manifesta danza festosa di lode, e al tempo stesso, una esplorazione dentro il proprio cuore, un rispecchiamento trasparente di sé.
La polifonia mendelsshoniana del salmo 42 per questo si configura come una personale esperienza emotiva vissuta con l’entusiasmo dell’affetto “nuziale”, in un clima, secondo la cultura illuministica borghese di Casa Mendelssohn, di decisioni altamente responsabili e di sempre integre promesse.
In questa polifonia i sentimenti s’intrecciano con le sensazioni in un dialogo di elevata attività spirituale, dove appare ridondante il sentimento di desiderio di trovare “rifugio” in cui abitare sotto la protezione dell’Altissimo.
Ma il salmo 42 riflette soprattutto sul senso della preghiera e di invocazione a Dio per un futuro felice con Dio sempre presente. Solo così il racconto della propria vita, la sua narrazione nel tempo può avanzare tra la folla, verso la casa di Dio, con voci armoniose ed esultanti come debbono essere quelle del brano di Mendelssohn.
Un brano che il Coro dell’Università Cattolica e l’organista Alessio Corti, nell’agosto 2010, avevano scelto per onorare nella sua Sardegna il magistero polifonico liturgico di don Pietro Allori a 25 anni dalla sua scomparsa.

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)

Sonata op. 65 n. 5, Andante, Andante con moto, Allegro maestoso


Psalm 42 op. 42,
Chorus: Wie der Hirsch schreit
Aria (soprano): Meine Seele dürstet nach Gott

Come il cervo anela all’acqua…

[…] Parleremo di un salmo, ben confacente al vostro anelito. Questo salmo inizia con un santo desiderio, e colui che canta dice: Come il cervo anela alle fonti dell’acqua, così l’anima mia anela a te, Dio. Chi dice queste cose? Se lo vogliamo, siamo noi. E che cosa cerchi al di fuori di quello che sei, quando è in tuo potere essere ciò che cerchi? Tuttavia non è un uomo solo che parla, ma un solo corpo: il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Non in tutti coloro che entrano nella Chiesa si trova tale desiderio; tuttavia coloro che hanno gustato la dolcezza del Signore e avvertono nel cantico un sapore particolare non pensino di essere soli; siano convinti che tali semi sono sparsi nel campo del Signore, cioè in tutto il mondo, e che questa voce è la voce dell’unità cristiana: Come il cervo anela alle fonti dell’acqua così anela l’anima mia a te, Dio.[…] (S. Agostino)

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