Coro dell'Università Cattolica di Milano, Note d'Archivio, Pietro Allori

Pietro Allori, Le sette parole di Nostro Signore Gesù Cristo in croce a 4 voci dispari (1980)

Pubblichiamo la registrazione dell’opera Le sette parole di Nostro Signore Gesù Cristo in croce a 4 voci dispari  (Catalogo, AP 853 – 859) di don Pietro Allori.

Si tratta dell’esecuzione avvenuta presso la basilica di sant’Ambrogio a Milano il 7 aprile 1995, a opera del Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso, effettuata per commemorare il decimo  anniversario della morte del maestro di cappella della cattedrale di Iglesias.

Nel primo  anniversario della morte – 10 marzo 1986 –  venne presentata a Milano, presso la Cappella Sacro Cuore dell’Università Cattolica, la pubblicazione della partitura ad usum manuscripti, per iniziativa del Coro dell’Università Cattolica e del Coro polifonico di Carnate Brianza, il cui  direttore d’allora – Anchise Bighi, un vero amanuense musicale raffinato – affascinato dalla musica del sacerdote-musicista, volle copiare il manoscritto messogli a disposizione dall’Archivio musicale inedito di don Pietro Allori di Gonnesa. La partitura si compone di sette brani trattati sullo schema del responsorio, e, in quella edizione, era preceduta da una nota introduttiva piuttosto esaustiva circa le intenzioni con le quali il compositore di Gonnesa (Sardegna) aveva deciso di rivestire musicalmente le ultime sette parole di nostro Signore Gesù Cristo in croce.

Crocifisso in osso della Chiesa parrocchiale di Gonnesa (sec. XIX)

Pietro Allori, Le sette parole di Nostro Signore Gesù Cristo in croce a 4 voci dispari  (Catalogo, AP 853 – 859)

 

1 – Pater, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt.

2 – Amen dico tibi: Hodie mecum eris in Paradiso.

3 – Mulier, ecce filius tuus.

4 – Elì, Elì, lamma sabacthani?

5 – Sitio.

6 – Consummatum est.

7 – Pater, in manus tuas commendo spiritum meum.

 

Frontespizio della pubblicazione del 1986 ad usum manuscripti

Nota introduttiva

La pratica delle tre ore d’agonia di Nostro Signore Gesù Cristo presso la cattedrale di Iglesias era una delle funzioni devozionali più sentite e di più vasta partecipazione popolare. Essa poteva aver luogo solo nella cattedrale e si svolgeva dalle ore 12 alle ore 15 del Venerdì Santo. La funzione si articolava in sette sermoni – per l’occasione venivano chiamati i predicatori più noti a livello nazionale – compresi tra un’introduzione e una riflessione finale e intercalati da letture evangeliche sui temi di Passione e da canti popolari sacri. Questa stessa struttura appare nell’opera di Joseph Haydn “sopra le sette ultime Parole del nostro Redentore in Croce”, la quale comprende appunto “Sette Sonate con una Introduzione ed al fine un Terremoto”; una simile disposizione fu dettata probabilmente dalla pratica stessa che a quell’epoca si svolgeva nella cattedrale di Cadice, nella quale e per la quale Haydn compose nel 1785 la suddetta opera.

Nelle Sette parole di Nostro Signore Gesù Cristo in Croce di don Pietro Allori, invece, i sette canti polifonici costituiscono l’interpretazione delle letture evangeliche, senza per altro sostituirsi ai canti popolari dei devoti. A ogni modo don Allori non fece in tempo a conoscere questa pratica a Iglesias: nel 1947 la Cattedrale venne chiusa per restauri e non essendovi altro luogo che potesse ospitare tale funzione, essa decadde temporaneamente finché durarono i restauri e definitivamente con la riforma liturgica del Concilio. Ma don Allori apprese senz’altro questa tradizione anche dal cancelliere della curia d’Iglesias, mons. Luigi Cinesu, con il quale collaborò in veste di vice cancelliere per circa trent’anni, e che aveva predicato per l’ultima volta tale funzione proprio nel 1947.

Questa pratica caduta in disuso dovette interessare molto don Allori, sia dal punto di vista religioso sia per l’aspetto musicale, se egli ne compose due versioni, nel 1980 e nel 1983. La seconda, già stampata a cura del Coro dell’Università Cattolica di Milano in occasione della sua prima esecuzione a Chiaravalle il 31 marzo 1984, si struttura come un oratorio classico, con i personaggi evangelici interpretati da solisti e il popolo rappresentato dal coro a quattro voci. Il tutto si svolge senza accompagnamento strumentale, mediante l’uso cospicuo della modalità gregoriana, e si snoda come un racconto, una narrazione didattica degli avvenimenti.

Diversa per impostazione e intenti questa prima versione nel 1980, che viene pubblicata in occasione della commemorazione di don Pietro Allori a un anno dalla sua scomparsa. Di struttura rigorosamente corale, a quattro voci senza personificazioni di narratori o personaggi, il discorso delle sette ultime parole di Gesù si snoda in sette brani trattati sullo schema del responsorio: ovvero la contrapposizione timbrica e di masse sonore si attua tra il coro che apre e conclude ogni brano e i “soli” (un gruppo ristretto sempre a quattro voci) che intercala eseguendo la parte più significativa della parola. La ripetizione di testo e musica eguali all’inizio e alla fine di ogni brano avviene in tutti i brani tranne quello centrale Eli, Eli, lamma Sabachtani? che si conclude con una variazione tematica dello stesso testo. Nella sesta e nella settima parola il discorso delle alternanze e delle ripetizioni si affina suggestivamente, poiché l’autore affida all’intera sfera dei bassi ora la voce del Cristo, ora quella dell’evangelista, ricollegandosi così alla tradizione delle Passioni barocche. Nel complesso tuttavia l’opera risente soprattutto della compattezza armonica che fu di Bach, rinnovata attraverso lo studio dell’espressività nelle dissonanze e nelle modulazioni: caratteristiche queste che don Allori adoperò per rappresentare icasticamente, in ognuno dei sette brani, sentimenti ispirati dal mistero della passione e morte di Gesù Cristo.

Il Coro dell’Università Cattolica di Milano e il Coro di Carnate, nell’affidare alla stampa quest’opera, vogliono così tributare la loro affezione e stima per la figura del compositore scomparso. Infine, un ringraziamento particolare va al maestro Anchise Bighi che ha curato l’impaginazione della musica dall’originale manoscritto.

 

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