Coristi dell'Angelo, Coro dell'Università Cattolica di Milano, Note d'Archivio

Il salmo della notte pasquale nella polifonia di Palestrina e di Mendelssohn

“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Salmo 42)

La figura della cerva che anela ai corsi delle acque è uno dei temi più frequenti dell’iconografia cristiana antica, specialmente nella decorazione dei battisteri. Ma è anche uno dei temi musicali amati dai grandi compositori, in primis da Palestrina il cui Sicut cervus a 4 voci miste a cappella è sicuramente uno dei mottetti tra i più eseguiti da tutti i cori polifonici, oltre a essere tra le pagine più perfette composte del princeps musicae. Ma anche il giovane Mendelssohn compone il suo Sicut cervus (Wie der Hirsch schreit op. 42), ritenendo suo dovere continuare a lavorare sul patrimonio che i grandi maestri gli avevano lasciato in eredità. Perciò si dedicò alla composizione di alcuni salmi che, se li consideriamo da un punto di vista puramente artistico, caratterizzano certamente con grande chiarezza il suo stile e la sua più schietta concezione di musica religiosa.

Durante la sua vita Mendelssohn lo riteneva il salmo a lui più caro. Lo compose durante il suo viaggio di nozze in un momento euforico della sua esistenza. Alcuni critici musicali di ieri e di oggi, lodano solo il primo dei cori che caratterizzano Wie der Hirsch schreit (quello che stiamo ascoltando), ma anche in questo frammento individuano alcune debolezze e incongruenze tra musica e testo.

A dispetto dei saccenti critici che considerano spesso i Salmi di Mendelssohn “banali tirate teologiche con infiltrazioni operistiche” valga il giudizio di Schumann che riteneva soprattutto questo salmo 42 la miglior opera religiosa di Mendelssohn, addirittura “una composizione ideale cui dovrebbe aspirare la musica sacra”.

Il Salmo 42: la preghiera di Cristo durante la celebrazione della sua Pasqua

La liturgia ravvisa in questo salmo la vera nostalgia che la Chiesa ha del Signore e del suo tempo: nella settimana santa, essa accosta il salmo alle parole pronunciate da Gesù nel Getsemani (cf Mt 26,38); nella domenica di resurrezione il salmo esprime l’anelito di Cristo di ritrovarsi con il Padre in quella umanità che ha compiuto la salvezza degli uomini.

È anche il salmo che la chiesa canta nella liturgia solenne della notte pasquale, in quella santa notte in cui i catecumeni ricevono il battesimo e i fedeli si ritrovano per riconfermare la loro alleanza con Dio nelle promesse battesimali e per confessare, come dice s. Agostino, che il loro desiderio spirituale e la loro nostalgia di Dio e del cielo, non sono ancora saziati.

Lo “stile alla Palestrina” per Mendelssohn
Le opere corali di Mendelssohn ispirate ai salmi

Lungo tutto l’arco della sua esistenza Felix Mendelssohn (1809-1847) ha affidato alla musica sacra un ruolo di primo piano nel definire la propria identità di uomo e di compositore, individuando proprio tra le pagine della Bibbia la medesima radice per cattolici, ebrei e protestanti di ogni luogo e di ogni epoca.

Un universo di opere corali sacre attraverso cui è possibile ripercorrere l’intera traiettoria creativa del compositore: un punto di vista privilegiato per osservare di pari passo il cammino di crescita spirituale di Mendelssohn unitamente all’evoluzione di un linguaggio musicale che lo ha portato a vivere da protagonista il panorama culturale del suo tempo.

Nei grandiosi adattamenti dei Salmi (nn. 42, 98 e 114), dove in modo ancora più palese risplendono la sensibilità d’animo e la fede autentica del maestro tedesco, sono ben evidenti anche quelle istanze estetiche romantiche in cui convivono idealmente, con i lasciti dell’antica polifonia rinascimentale (Josquin Desprez, Palestrina e Victoria), anche gli omaggi all’arte contrappuntistica dei venerati Bach e Händel e alcuni tributi al genio mozartiano. L’impronta stilistica si afferma comunque attraverso percorsi assolutamente personali, ma è proprio nel continuo confronto con la tradizione che il repertorio sacro di Mendelssohn ci porta verso nuovi orizzonti futuri, dove pare già di presentire echi lontani dei più maturi capolavori brahmsiani.

L’esempio del Salmo 42:
Mendelssohn e la polifonia di Palestrina e Bach.

Quando Mendelssohn, diciottenne, si accommiata dall’incontro con il grande giurista di Heidelberg Justus Thibaut, autore di un testo considerato allora eccezionale – Sulla purezza della musica (1824-1825) – purezza che il professore universitario ritrovava solo nella antica polifonia sacra e sommamente in Palestrina, viene congedato con queste parole: “Addio! Leghiamo la nostra amicizia nel nome di Luís de Victoria e di Sebastian Bach”.

“Ciò che mi ha fatto piacere – scriverà Mendelssohn ai suoi familiari – è che non ha assolutamente domandato neppure quale fosse il mio nome…” era letteralmente entusiasta di quella antica polifonia.

Questo entusiasmo per lo stile “alla Palestrina” non era completamente nuovo per Felix: infatti il suo coetaneo Eduard Grell, che egli aveva conosciuto all’Accademia di canto di Berlino e che in seguito diventerà Direttore della stessa, già sosteneva le stesse idee di Thibaut, seppure senza la stessa autorità. L’entusiastica adesione alla polifonia vocale “classica” spinse quindi il giovanissimo Mendelssohn a familiarizzare con questa musica condividendo l’idea di “purezza” musicale che si combinava in lui con le dottrine di Hegel e di Schleiermacher sui principi etici.

Ma ancora prima della sua escursione a piedi a Heidelberg – Mendelssohn era un gran camminatore e un serio alpinista – Felix si era recato a Stettino dove esercitava come direttore d’orchestra Carl Loewe, amico di famiglia, compositore anche di “politissimi” brani di polifonia sacra a cappella – assai noto soprattutto il suo Schaffe in mir Gott (Crea in me, Signore, un cuore puro, salmo 51), che potete ascoltare dal file audio qui di seguito (registrazione effettuata a Königsberg im Bayern nel giugno del 2006, Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso).

G. P. da Palestrina (1525-1594), Sicut cervus (registrazione effettuata a Königsberg im Bayern nel giugno 2006) Coro dell’Università Cattolica di Milano diretto da Angelo Rosso 

Carl Loewe (1796-1869), Schaffe in mir Gott (registrazione effettuata a Königsberg im Bayern nel giugno 2006), Coro dell’Università Cattolica di Milano diretto da Angelo Rosso 

F. Mendelssohn Bartholdy (1809-1847), Psalm. Wie der Hirsch schreit op. 42 (registrazione effettuata presso la Chiesa Protestante di Milano “Veglia di Bach” 19 marzo 2011), Coro dell’Università Cattolica di Milano diretto da Angelo Rosso, Alessio Corti, organo

 

 

 

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