Note d'Archivio, Pietro Allori

Un’icona per l’angolo “bello” nella stanza della musica di Casa Allori

Don Allori era cultore oltre che di partiture musicali originali, di libri antichi e moderni, di quadri, di stampe, xilografie, disegni, sculture in legno – soprattutto crocifissi – e statue di significativo pregio artigianale e devozionale.

Tra quanto ha raccolto nel suo personale “museo” si distingue un’antica icona di legno incorniciata in quadro protetta dal vetro sul quale si trova  applicata un’etichetta con la scritta “Icona russa del 1700”. La sua predilezione per questa icona mariana, oltre che per la particolare intensità degli sguardi della Madre e del Bambino, era dovuto alla forza che quest’immagine aveva di evocare le atmosfere spirituali orientali proprie dei canti del rito ortodosso, ovvero di quei canti polifonici ricchi di armonie dense, piene, calme e solenni create dalle stupefacenti voci virili, soprattutto quelle naturali dei bassi che, toccando certe note, spesso riescono a produrre risonanze sonore “esterne” provocate dalle vibrazioni degli oggetti in legno, come ad esempio le panche della chiesa in cui si svolge la liturgia.

Quelle voci di basso profondo ben caratterizzate nel timbro e nell’ambito, per don Allori erano assai prossime alla voce del basso (bassu, o grussu) dei cori sardi (“Su cuncordu”) che egli ammirava e a cui si ispirava quando componeva soprattutto i responsori della Settimana Santa, gli “Stabat Mater” o le “Ultime parole di Gesù sulla croce”.

Don Allori, uomo di fede e sensibile alla bellezza dell’arte, ha preservato in modo particolare questa “sua” icona. Non era “un oggetto” da ammirare come gli altri quadri o ritratti della sua collezione. La “oggettualità” di un icona infatti consiste nel mostrarsi come “oggetto non oggetto”: l’unico (oggetto) che dichiari esplicitamente a chi lo contempla “non sono io l’oggetto da guardare ma sei tu oggetto dello sguardo di Dio”.

Da qui il proposito di creare, nella Casa in cui don Allori è nato a Gonnesa, nella stanza della musica “l’angolo bello”, a imitazione così della tradizione dell’angolo della bellezza o luogo delle icone nella vita domestica dei cristiani orientali. A fianco del pianoforte, dal 27 di maggio 2017, verrà a trovarsi un’icona dipinta da Antonello Elias, cantore e estimatore convinto e partecipe della polifonia di don Allori.

Questa sua nuova icona è stata realizzata su una delle chitarre utilizzate dal sacerdote di Gonnesa per impartire lezioni musicali soprattutto ai bambini e ai giovani. Come tutte le icone non è un “opera”, non ha a che fare col concetto di genio, di creatività e neppure di bellezza sensibile, [una icona] è esclusivamente centrata sulla vita e la fede dell’artista e di colui che la contempla; e nemmeno è importante che piaccia: anzi è perfettamente inutile.”

L’icona russa del 1700 di don Allori (Casa Allori)

In sottofondo state ascoltando:

Dmitri Bortniansky: Kol Slaven: Valaam Male Voice Choir St.Petersburg

a seguire:

Inno dei Cherubini

canto di offerta del pane e del vino all’altare durante la Liturgia di San Giovanni Crisostomo. Un canto calmo e solenne a 4 voci di Dmitri Bortniansky (1751 – 1725) il cui testo dice:

Noi che misticamente raffiguriamo i cherubini e la Trinità vivificante cantiamo l’inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione, perché possiamo accogliere il Re dell’universo. Amen. Alleluia.

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