Attività

31 ottobre 2017: cinquecentesimo anniversario della Riforma protestante

La Riforma ci ha donato nei suoi canti e in tutta la musica sacra evangelica un patrimonio singolare per valore e abbondanza. I corali cosiddetti luterani costituiscono le fondamenta della musica sacra evangelica compresa quella di Johann Sebastian Bach. Se si ignora la sorgente innologica a cui Bach si ispirò è impossibile comprendere a fondo le sue grandi creazioni e quelle di tutti gli altri compositori evangelici degli ultimi secoli. La fonte che ha ispirato il canto della Riforma è la parola di Dio: la Bibbia. Quando gli inni ecclesiastici sono fondati sulla parola di Dio, essi diventano universali e il loro spirito accende tutte le anime di buona volontà di questo mondo che al Signore cantano gloria e che da Lui aspettano forza, pace e conforto, al disopra di tutte le nazionalità e di tutte le lingue.

Il corale della Riforma è canto di testimonianza, è predicazione cantata, e perciò la melodia scaturisce dalla parola; ne segue l’accento poetico, ne sottolinea le espressioni salienti e costituisce unità con il testo.

Come dice lo stesso Lutero all’amico e collaboratore Spalatino (Georg Burkhardt: umanista, teologo e riformatore nato a Spalt nel 1484, predicatore di corte presso il principe elettore di Sassonia) in una lettera del 1523, l’intenzione principale era creare salmi in tedesco per il popolo: “canti liturgici grazie ai quali la parola di Dio resti tra la gente anche attraverso il canto.” E nell’invitare Spalatino, il cui tedesco Lutero riconosce come “ricco ed elegante”, a trasformare i salmi in canti, lo prega di usare “espressioni semplici, popolari, ma sempre appropriate e nette; il senso deve essere chiaro e fedele al Salmo il più possibile.”

Lucas Cranach il Vecchio, particolare del trittico (1547) della Marienkirche di Wittenberg: a destra Lutero mentre predica, a sinistra la moglie di Lutero con il figlio Hans e lo stesso Cranach.

L’esempio del corale Aus tiefer Not

Il salmo 130 fu uno dei primi inni di Lutero a essere diffusi (1523 in fogli sparsi) e venne pubblicato nella prima raccolta di inni evangelici della Riforma, l’Achtliederbuch (Libro degli 8 canti) nel 1524.

Insieme ai salmi 32, 51, 143, il salmo 130 figura tra i salmi paolinici, nei quali Lutero ritrovò la dottrina della giustificazione per fede dell’apostolo Paolo. Il riconoscimento delle colpe e la ferma sicurezza nel perdono del Signore erano il centro della fede della Riforma e così anche la base del suo insegnamento teologico e il punto centrale dell’inno De profundis tradotto da Lutero.

L’edizione dell’Erfurter Enchiridion (1524) del salmo 130 tradotto in tedesco da Lutero

Perciò la diffusione di questo salmo premeva particolarmente al monaco agostiniano: “A che mi giova che Dio abbia creato il cielo e la terra e che Cristo sia morto e che lo Spirito Santo sia venuto, se io non credo nel perdono dei peccati? Se noi vediamo le nostre colpe è impossibile che non ne siamo rattristati. Però non bisogna guardare solo ai peccati, ma anche al trono della grazia e al perdono. Il regno di Cristo è il regno del perdono. Si afferra il Figliuolo di Dio solo con la fede e non con le opere” (M. Lutero, Lettera al principe Federico il Magnanimo, 10 maggio 1541).

La giornata della Riforma (31 ottobre 2017), nel suo cinquecentesimo anniversario, dunque, ponendo al centro la poetica e la vasta letteratura musicale prodottasi nei secoli attraverso l’inno Aus tiefer Not e ci esorta a riflettere su uno degli inni in cui Lutero, partendo dal De profundis (salmo 129 della Vulgata e 130 della Bibbia ebraica), elabora un commento catechetico in forma poetica, volto a imprimere nella mente dei fedeli alcuni temi teologici a lui particolarmente cari: quelli della salvezza per grazia, dell’ininfluenza delle opere ai fini della salvezza e della necessità di abbandonarsi con fiducia alla misericordia di Dio, disposto a correre in soccorso dell’uomo malgrado la gravità delle sue colpe.

Nel corso della storia della liturgia luterana e della musica tedesca, la melodia di questo inno è stata più e più volte rielaborata. Oltre alle cantate di Schein, Walther, Bach e Mendelssohn, molte sono le elaborazioni organistiche degli stessi Bach e Mendelssohn, Reger e tanti altri. Sia i compositori antichi sia i moderni si rispondono idealmente tra loro, in un “dialogo” che vuole anche essere una sorta di “rispecchiamento”.

Diversi autori, diverse elaborazioni, diversi significati attribuiti alle elaborazioni di volta in volta operate. Può nascere di qui una riflessione ulteriore sui concetti di “creatività” e di “originalità”, che, a differenza di quanto comunemente si crede, non consistono nella “capacità di creare da zero qualche cosa di assolutamente mai visto o mai letto o mai udito prima”, ma significano innanzitutto sapersi porre con occhi nuovi di fronte al “già detto” per trovarvi significati sempre nuovi, o, nel nostro caso, saper far risuonare in modo sempre nuovo e diverso qualche cosa di “già sentito” e di universalmente noto.

Proponiamo all’ascolto alcune elaborazioni organistiche e corali di Aus tiefer Not, eseguite il 20 marzo 2006 nell’ambito del Bachfest presso la Chiesa Cristiana Protestante di Milano.
Alessio Corti, organo; Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso

Georg Friedrich Kauffmann. Aus tiefer Not schrei ich zu dir per coro e organo

Johann Sebastian Bach, Aus tiefer Not schrei ich zu dir, corale per coro e organo

Johann Sebastian Bach, Aus tiefer Not schrei ich zu dir, corale a 6 in organo pleno con pedale doppio

Felix Mendelssohn, Sonata per organo in la maggiore n. 3 op. 65

Johann Sebastian Bach: O Jesu Christ, mein’s Leben Licht, mottetto per coro e organo

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