Archivum Musicae, Coro dell'Università Cattolica di Milano

EMENDEMUS IN MELIUS. Il responsorio della Quaresima nella magnifica polifonia di William Byrd

Emendemus in melius
Quae ignoranter peccavimus,
Ne subito praeoccupati die mortis
Quaeramus spatium poenitentiae
Et invenire non possimus.
Attende, Domine, et miserere,
Quia peccavimus tibi.

Adjuva nos, Deus salutaris noster,
Et propter honorem nominis tui
Libera nos.

 

IL DIGIUNO CHE SALVA

«Lasciatevi riconciliare con Dio! … Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (seconda lettura). «Convertitevi e credete al Vangelo!» (Mc 1,15).
Con questi due imperativi la comunità cristiana è convocata per accogliere l’azione misericordiosa di Dio e ritornare a Lui. Il rito di imposizione delle ceneri può essere considerato una specie di iscrizione al catecumenato quaresimale, un gesto di ingresso nello stato di penitenti. Nei testi della liturgia la penitenza si esplicita nella pratica del digiuno. Se non cambia il cuore non cambia nulla.
Sobrietà, austerità, astinenza dai cibi sembrano anacronistici in questa società che fa del benessere e della sazietà il proprio vanto. Ma è proprio questa sazietà che rischia di renderci insensibili agli appelli di Dio e alle necessità dei fratelli.
Per il cristiano il digiuno non è prodezza ascetica, né farisaica ostentazione di «giustizia», ma è segno della disponibilità al Signore e alla sua Parola. Astenersi dai cibi è dichiarare qual è l’unica cosa necessaria, è compiere un gesto profetico nei confronti di una civiltà che in modo subdolo e martellante insinua sempre nuovi bisogni e crea nuove insoddisfazioni. Prendere le distanze dalle cose futili e vane significa ricercare l’essenziale: affidarsi umilmente al Signore, creare spazi di risonanza alla voce dello Spirito. Il digiuno perciò riguarda tutto l’uomo ed esprime la conversione del cuore. Rinnegare se stessi (cf Mt 16,24) non è moralismo o mortificazione delle energie vitali, ma è cessare di considerare se stessi come centro e valore supremo. In questo decentramento da sé, Cristo attua ancora la sua vittoria sul male e l’uomo viene rinnovato a somiglianza di Lui. (www.Maranatha.it)

In margine al responsorio Emendemus di Byrd

Le Cantiones quae ab argumento sacrae vocantur
(Canzoni che sono chiamate sacre per l’argomento)

Le Cantiones sacrae sono una raccolta di trentaquattro mottetti in latino, scritti e stampati nel 1575 da Thomas Tallis e William Byrd in onore della regina inglese Elisabetta I Tudor.

Nel XVI secolo, dopo lo scisma anglicano, le vicende legate alla corona d’Inghilterra videro la successione al trono del protestante Edoardo VI, della cattolica Maria Stuarda (Stuart) e infine di Elisabetta I, figlia di Enrico VIII, anglicana e nemica del cattolicesimo e dei cattolici. In quegli stessi decenni stava inoltre sorgendo la corrente ancora più radicale del puritanesimo.

Questi avvenimenti si rifletterono anche sulla produzione musicale, specie della musica per la liturgia.

La svolta di Enrico VIII e del suo successore Edoardo VI aveva condotto all’abolizione del latino in favore della lingua volgare e all’uso di canti e preghiere nelle forme delle melodie popolari; nacque così una figura tipica del canto liturgico inglese, l’anthem.

L’avvento al trono di Maria Stuarda aveva poi riportato tutto all’antico, con la restaurazione del latino e della liturgia romana. La regina scozzese incoraggiò la produzione sacra in latino su modelli cattolici e patrocinò la propria Cappella Reale arricchendola con la presenza di prestigiosi musicisti come Tallis e Byrd.

L’ascesa di Elisabetta fece ancora una volta ribaltare la situazione e rese la vita assai difficile per coloro che dichiaravano di rimanere fedeli al papa, fino a giungere all’Act of Settlement del 1558, con cui il cattolicesimo venne posto fuori legge e punito con pene dall’ammenda al carcere alle torture e persino all’esecuzione capitale.

Questa situazione, che provocò l’allontanamento di molte rilevanti figure della corte e della cultura inglesi, non condizionò invece il cattolico Tallis ed il suo allievo Byrd altrettanto fedele alla Chiesa di Roma: grazie alla loro notorietà ed alla enorme stima guadagnata per l’alto valore delle loro produzioni musicali, entrambi godettero dell’apprezzamento e della protezione della regina, tanto da ottenere da lei un brevetto, cioè un contratto in monopolio della durata di ventuno anni per la produzione in esclusiva di carta per musica e per la pubblicazione di musica polifonica in latino. I due onorarono immediatamente il loro impegno producendo le Cantiones.

L’opera, sia nel titolo sia nella dedica alla regina, dimostrava di essere una combinazione di ringraziamento e insieme di pubblicità per la nuova impresa commerciale, che, trattando musica papista, rischiava di non essere un buon affare; anche la prefazione fu condita con una certa retorica patriottica, mediante l’inserimento dei poemi elegiaci in latino di Richard Mulcaster e di Ferdinando Richardson.

Secondo Kerman il titolo stesso avrebbe un significato difensivo: Canzoni che sono (non sacre in senso stretto, ma solo) a causa dei loro testi chiamate sacre. In effetti le composizioni inserite in questa raccolta erano fuori legge, ma per gli studiosi è ragionevole supporre che i mottetti, o almeno alcuni di essi, siano stati cantati nella Cappella Reale (Elisabetta, pur anglicana, amava il servizio liturgico latino).

Sta di fatto che le musiche sacre latine erano vietate; inoltre i due soci, cattolici romani dichiarati, nonostante il loro brevetto, non avevano i diritti sui font musicali, né i brevetti per la stampa, e non avevano neppure una macchina stampatrice.

La pubblicazione fu inevitabilmente un fallimento economico, non certo per il valore intrinseco dell’opera ma proprio per le motivazioni religiose, e i due monopolisti, che non avrebbero pubblicato più nulla in base al loro brevetto per i seguenti 13 anni, furono costretti a indirizzare alla regina una istanza per un aiuto finanziario lamentando la grande perdita e l’età avanzata di Tallis (allora quasi settantenne). Elisabetta concesse loro l’affitto su varie terre per un periodo di 21 anni.

Prima delle Cantiones, la stampa musicale in Inghilterra aveva prodotto per lo più materiale liturgico anglicano di scarso valore o canzonette popolari di nessuna qualità e spesso di contenuto anche osceno. Le Cantiones furono così la prima vera opera sacra stampata in Inghilterra.

La raccolta fu concepita come un progetto ambizioso, composta di trentaquattro mottetti, cioè diciassette – tanti quanti gli anni di regno di Elisabetta – per ciascuno dei due autori: in realtà qualche composizione fu separata in più sezioni per raggiungere il numero stabilito. Le singole composizioni erano pezzi per lo più scritti anche parecchi anni prima, ma alcuni furono composti per l’occasione.

Non sono sopravvissuti manoscritti anteriori alla data di pubblicazione.

Dei trentaquatto mottetti vanno segnalati soprattutto: Salvator Mundi, In manus tuas O nata lux di Tallis e Emendemus, O lux beata Trinitas e Siderum rector di Byrd.

Le musiche di Tallis (che aveva quasi settanta anni) sono tutti importanti pezzi maturi, interessanti, composti secondo uno stile unitario e personale. Tallis aderì al genere contemporaneo del salmo-mottetto, molto coltivato da Christopher Tye, Robert White e Thomas Mundy, che sostituiva la tecnica precedente dell’antifona votiva.

Il Sermone Blando e Te lucis ante terminum, con il loro andamento liturgico, mostrano Tallis padrone di uno stile accordale, sillabico e metricamente regolare che spesso fiorisce brevemente in un melisma alla fine della frase. O nata lux de lumine, autentico gioiello, quasi completamente omofonico e privo dell’impostazione alternatim dei due mottetti appena citati, presenta una grande sapienza compositiva delle frasi nella variazione della lunghezza, nella modulazione e nel movimento occasionale.

Il contributo di Byrd è invece più variegato: oltre ad un paio di brani nati in precedenza come solo strumentali con testo aggiunto successivamente (Laudate pueri e Diliges Dominum), e ad alcune composizioni giovanili di valore inferiore, vi sono alcuni mottetti molto apprezzati, che mostrano l’influenza chiara dello stile di Antonio Ferrabosco: Emendemus in meliusO lux beata TrinitasDomine secundum actum meum e Siderum recto; questa attitudine di Byrd fu ciò che Joseph Kerman denominò lo stile “affettivo-imitativo” del compositore inglese.

Da Ferrabosco egli aveva appreso le tecniche della polifonia rinascimentale e della imitazione, soprattutto della imitazione doppia: un tema musicale veniva modellato su due distinti versetti o frammenti frammenti di testo, articolandosi in due sotto-temi che potevano essere sviluppati e combinati liberamente. Questa particolare tecnica fu adoperata da Byrd nel mottetto 24 Domine secundum actum meum, che è assai vicino al Domine, secundum peccata mea di Ferrabosco.

Le innovazioni tecniche come l’imitazione doppia pongono alcuni dei mottetti di Byrd nelle Cantiones su un gradino lievemente superiore rispetto a quelli di Tallis.

W. Byrd, Emendemus in melius, mottetto a 5 voci miste.

Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso (registrazione del giugno 1993 presso la Cappella Sacro Cuore dell’Università Cattolica)

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