Attività

OMELIA ESEQUIE di MARIA DUTTO di S.E. mons. Erminio De Scalzi

Si è conclusa la lunga e operosa giornata terrena di Maria Dutto.

Si è congedata da noi, in silenzio, in una solitudine voluta dalla sua malattia, ma credo abitata dal suo intimo colloquio con il Signore e accompagnata dal grande affetto dei suoi cari.

È con commozione e sincera gratitudine che desidero porgerle quel saluto che in tanti avremmo voluto esprimerle, ma che la congiuntura di questo momento di prova che il Paese sta attraversando non ci permette di fare.

Le mie parole vogliono dar voce al cordoglio di tutti coloro che le hanno voluto bene, a partire dai suoi cari, ma anche, a nome delle tantissime persone che avrebbero voluto essere qui con noi fisicamente, ma non è stato loro possibile.

Le sentiamo realmente presenti, qui con noi, in questa comunione di preghiera intensa e grata.

Per un credente, morire è un po’ come tornare a casa sentendosi attesi dall’abbraccio misericordioso di Dio.

Questa esperienza umana del “tornare a casa sapendosi attesi” è un’esperienza dolce nella vita di una persona. Quando qualcuno ne è privato, resta la memoria di quei giorni in cui ad attenderti c’era una persona cara, una luce accesa, una tavola preparata, una casa accogliente e ricca di affetti.

Una presenza infinitamente amorevole e misericordiosa è quella di Dio, che, oggi, ha accolto la nostra sorella Maria, nella sua casa. Diceva il salmo responsoriale: Nella tua casa, Signore, avrò la pace!

Questo è il momento di fare la nostra professione di fede:

  • Per dire che Maria, terminata la sua lunga giornata terrena, vive ormai nel Signore
  • Per dire la nostra certezza di vivere oltre il tempo
  • Per dire la consapevolezza di un legame che sopravvive oltre la morte e ci dona di poter dialogare ancora con i nostri cari (e Maria è sicuramente persona cara!), nella “comunione dei santi”.
  • Per dire “credo la vita eterna”
  • Per dire “la vita di Cristo risorto sarà la nostra stessa vita”

Anche il vangelo di questa celebrazione, di soli tre versetti, l’ho scelto perché commuove pensare che il Signore abbia detto:  “Maria, siediti alla mia tavola, nella mia casa, lasciati servire da me, perché non posso venir meno alla promessa che ho fatto: tu hai fatto del Servizio in terra la tua vocazione!”

Sono tanti ad avere nei confronti di Maria Dutto un debito di riconoscenza:

  • La Chiesa di Milano, che Maria ha servito con fedeltà e passione, in particolare come presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana dal 1976 al 1983. La prima presidente donna ad avere questo ruolo in Diocesi.
  • L’Università Cattolica, come responsabile delle pubbliche relazioni accanto all’indimenticabile prof. Giuseppe Lazzati.
  • L’Opera Impiegate, dove ha svolto un impegno da lei tanto sentito a favore di donne che, avendo trovato un lavoro nella nostra città e provenendo da regioni lontane, in questa Opera hanno trovato un luogo dove abitare, e più ancora una famiglia che le accoglieva.
  • Il Gruppo Promozione Donna, che ha avuto a cuore un’attenzione nuova alla condizione della donna, alle domande che la modernità poneva per un giusto e inedito protagonismo delle donne all’interno della vita della Chiesa e nella società. La presenza di Maria Dutto in questo gruppo era garanzia di un lavoro serio e di confronto anche con la cultura laica del tempo.
  • Questa sua parrocchia della Madonna di Fatima e, prima ancora, quella di San Michele e Santa Rita, che, come ogni fedele battezzato ha frequentato e amato
  • Infine, i tanti laici, uomini e donne, che Maria ha incontrato nelle più di mille parrocchie della Diocesi, spronandoli a vivere, responsabilmente, in prima persona, la missione di annunciare il Vangelo e costruire la Comunità viva.

Questi momenti, prima del definitivo distacco, ci aiutano a fissare nella memoria i tratti di questa persona cara.

Ciascuno di noi custodisce di Maria Dutto i suoi ricordi. Io la voglio ricordare così:

Maria era una donna che possedeva un singolare fascino naturale, dovuto alla sua profonda interiorità e ad una carica di simpatia umana non comune. La sua vocazione che la portava a vivere una speciale consacrazione al Signore non la distoglieva dal voler bene a tutte le persone che incontrava, a cominciare da noi assistenti di AC, legati a lei da un affetto vero e sincero, e da noi corrisposto. Maria era sempre elegante, ci teneva alla cura di sé, brillante nel suo modo di porgere e capace di parlare all’intelligenza e al cuore di chi l’ascoltava.

Maria è stata una donna di profonda fede, mai esibita, ma sempre attivamente vissuta. Una persona che ha legato la sua vita al Signore e al servizio umile e incondizionato alla Chiesa, in una fedeltà sincera a cui però non faceva difetto la franchezza di esprimere le sue convinzioni.

Nella sua fedeltà alla Chiesa è sempre stata coerente, specie in anni difficili, in cui ad esempio la distinzione tra ambito ecclesiale e azione politica era una posizione difficile da sostenere.

La scelta religiosa, da lei tenacemente sostenuta, fu una scelta coerente con la tradizione dell’Azione Cattolica e dello stesso Concilio, anche se qualcuno definiva questa scelta come un rifiuto, una disattenzione nei confronti della politica, dimenticando forse che dall’Associazione sono usciti amministratori locali, dirigenti pubblici politici a livello nazionale!

La ricordo come donna che praticava la carità. Parlava sempre di una carità che inizia dai vicini, certamente senza dimenticare i lontani. La carità era dei rapporti brevi, diceva, quelli che non si vedono, ma che il Padre che vede nel segreto ricompenserà!!

Mi fermo qui perché so che Maria rifuggiva dagli elogi, ma anche perché credo che non bastino queste mie parole per “custodire la memoria” di questa donna che è stata Maria Dutto. Penso ci si debba ritrovare per una corale e istituzionale ricordo, fatto a più voci, perché Maria Dutto è stata protagonista di un periodo di chiesa della nostra Diocesi.

 

CANTO di SALUTO

Dall’Archivio del Coro dell’Università Cattolica

 

Horis per actis undecim

(musica di Pietro Allori)

Horis peractis undecim
ruit dies in vesperum;
solvamus omnes debitum
mentis libenter canticum.

Labor diurnus transiit
quo, Christe, nos conduxeras;
da iam colonis vineae
promissa dona gloriae.

Inno ambrosiano dei Vespri del venerdì

Mesto si muore il giorno,
già la notte discende:
a te, Signore, che domini il tempo,
devoto sale nel vespero il canto.

Nella tua vigna
ha faticato il servo;
ora non puoi negargli
la mercede promessa.

La tua serva Maria ha faticato nella tua vigna, nella Chiesa. Donagli per questo il premio che gli spetta nell’ultima sera. Amen.

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