Archivum Musicae, Coro dell'Università Cattolica di Milano

Canto e ascolto

Il sereno canto di Allori di Egidio Saracino, storico della musica 

In questi giorni terribili, in cui ci vien tolta persino la consolazione della preghiera, ho riaperto le pagine musicali di Pietro Allori, maestro di cappella della cattedrale Santa Chiara di Iglesias: magistero esercitato in una sorta di lontananza solitaria, ovvero quando la riforma postconciliare della liturgia finì per esiliare dalle navate delle cattedrali il pregar cantando, ovvero quel  canto che sa farsi preghiera solo grazie all’interiorità di una vissuta esperienza di fede.

Ho scoperto il canto di Allori durante la mia non breve esperienza milanese nell’esercizio della critica musicale sulle pagine di Avvenire. E fu un incontro per caso, all’ombra della basilica di Sant’Ambrogio, dove il mio cammino personale venne ad intersecarsi con quello di Angelo Rosso, anch’egli approdato a Milano per i suoi studi, e finendo per ritrovarmi in una sorta di cenacolo, che mi coinvolse personalmente sui temi alti della polifonia liturgica, ormai non più praticata sugli altari della riforma conciliare. 

Ma i nostri conversari non avevano il segno del rimpianto. Sapevamo entrambi che la libertà di scelta del canto e dell’ascolto non aveva limiti, non c’erano confini a racchiuderla. E scoprii anche che Angelo aveva educato la propria interiorità all’ascolto – ricordando forse quella sua infanzia a Gonnesa e quella sua frequentazione con lo zio materno don Pietro Allori. Si capiva subito che quel sacerdote musicista, nel silenzio e nella ritrosia, aveva preso per mano il nipotino, quasi involontariamente indicandogli una meta da raggiungere.

Ci metterà molti anni ancora e arriverà da Angelo un monumento editoriale che racchiuderà in oltre 500 pagine tutta la fatica compositiva del sacerdote Pietro Allori. Ed è un palinsesto preciso, intenso, pesante e paziente del lavoro silenzioso d’un maestro di cappella proprio quando – ironia della sorte – le modernità liturgiche postconciliari spegnevano definitivamente nelle cattedrali il canto della preghiera.

Ed eccola questa fatica editoriale, uscita come pubblicazione dell’I.S.U. dell’Università Cattolica, raccontarci la fatica quotidiana d’un sacerdote musicista chiamato a servire col canto il calendario della liturgia d’una cattedrale. E dietro Allori ecco stagliarsi una gigantografia nobile – quella di Johann Sebastian Bach (giustamente rilevata dall’amico e musicologo tedesco, il compianto Wilhelm Krumbah) – la cui giornata musicale fu posta a servizio della Schola di San Tommaso a Lipsia.

Il richiamo bachiano è dunque pertinente, giacché la fatica musicale quotidiana di Pietro Allori non è confinata al solo ambito liturgico. E se  per Bach il tuffarsi anche nella musica profana fu il sollievo refrigerante d’un comporre lontano dai canoni severi del luteranesimo, per il compositore di Iglesias – dalle solide basi strumentali costruite sugli insegnamenti “a distanza” dei maestri Alessandro Esposito e Rodolfo Cicionesi, docenti del Conservatorio Cherubini di Firenze – fu lo spalancarsi all’orizzonte più ampio del comporre, anzi del piacere dello scrivere musica. Ed ecco la sua fatica del comporre arricchirsi ed aprirsi a generi musicali che non apparivano ristretti alle sole navate della cattedrale di Santa Chiara. La sua penna si esercitò anche nella composizione di brani vocali e strumentali che dovevano costituire la sostanza musicale delle cosiddette accademie, ovvero concerti spirituali in occasione di ricorrenze e festività locali, al di fuori dai vincoli liturgici. E da questo versante Allori diveniva punto di  riferimento musicale per tanti ragazzi a cui spalancare con generosità gli orizzonti dell’arte dei suoni. Gonnesa diveniva così cenacolo musicale, o meglio di educazione all’ascolto e di formazione della bellezza eterna della musica. 

Il senso di quella esperienza non era strettamente connesso allo studio teorico e pratico della musica (o di uno strumento musicale), quanto invece l’educare all’ascolto e attraverso l’ascolto mettere nella disposizione d’animo giusta per lasciarsi trascinare nelle emozioni interiori che un ascolto è capace di produrre. Ed è forse questo il significato più profondo della fatica musicale di don Allori: educare ad ascoltare, giacché in ogni ascolto c’è un macrocosmo di sentimenti che ognuno personalmente riesce a percepire e decifrare.

Ascoltiamo dunque la musica di don Allori – giacché la pubblicazione dell’Università Cattolica ci fa dono anche di un compact disc – e proviamo a raccogliere nella bellezza di questo canto la variegata poesia della vita che nessuno  mai riuscirà a spegnere.

Egidio Saracino

***

Il Coro dell’Università Cattolica in Sant’Ambrogio (1983)

CANTO e ASCOLTO

Il sereno canto di don Allori

Un cd prodotto in un ristretto numero di copie destinato a chi negli anni ’80 ha fatto parte del Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso, viene pubblicato in formato audio MP3 sul sito dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano.

Si tratta della prima registrazione di dieci brani polifonici di don Pietro Allori effettuata nella Basilica di S. Ambrogio di Milano nel mese di febbraio del 1983 che lo stesso autore ha ascoltato.

Di ciascun brano viene indicato il numero delle voci, l’anno di composizione e il numero di catalogo (AP)

 

01 Adoramus te Christe a 4 voci miste AP 17 (1947)

02 Stabat Mater a 3 voci miste AP 29 (1948)

03 Iesu Redemptor a 3 voci femminili AP 109b (1958)

04 Plange quasi virgo a 4 voci miste AP 237 (1964)

05 Parce Domine a 4 voci miste AP 322 (1979) 

06 O vos omnes a 4 voci miste AP 405 (1981) 

07 Respice in me a 4 voci miste AP 443 (1981) 

08 Ave verum a 4 voci miste AP 395 (1981) 

09 Exaudi Domine a 3 voci miste AP 437 (1981) 

10 Virgo Virginum a 4 voci miste AP 471 (1981) 

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