Note d'Archivio, Pietro Allori

L’ombra del suono. Appunti sulla musica per chitarra di don Pietro Allori

Nel giorno di S. Chiara, patrona della Cattedrale di Iglesias

11 agosto 2020

 

Pietro Allori

(1925 – 1985)

Composizioni per chitarra

Serie “Jerusalem”

Marta Meloni, chitarra

 

da

l’Archivio musicale dell’Angelo di Milano

L’ombra del suono

appunti sulla musica per chitarra di don Pietro Allori

Note d’Archivio

di Angelo Rosso

 

 

“La chitarra è lo strumento della notte, della solitudine notturna, delle serenate. Mediante il tocco delle corde e la risonanza della cassa armonica rivela la volontà di ricercare il silenzio, di imporlo.

La sua espressività è legata all’ombra del suono, al respiro, al legato, al piano e al forte. Muove sentimenti ed affetti con il pizzico delle corde e, con il variare dei rapporti armonici, crea dei chiaroscuri che dicono dell’adesione profonda dell’uomo a questo strumento.” – Così scriveva padre Vittorino Joannes nella presentazione al concerto “Fantasie per chitarra: musiche di Bach, Sor, Giuliani, Allori” (18 luglio 1995). Chiostri dell’Università Cattolica di Milano). […] “Questo strumento così solitario e meditativo ha una propria naturale predisposizione per la forma variata, per la continua ricerca del suono, per gli spessori alle volte esilissimi del suono”. Passando poi a don Allori, del quale per la prima volta venivano eseguiti in un concerto di Stagione musicale, quattro brani chitarristici, così lo presentava: “Don Pietro Allori, compositore sardo conosciuto più per il repertorio di polifonia sacra, scrisse anche molte pagine di musica strumentale, diverse delle quali per chitarra.” […] “Ed è proprio da ricercare nelle peculiarità timbriche e psicologiche di questo strumento “notturno”, capace di ristabilire un silenzio di meditazione, il motivo di tanta assiduità da parte di don Allori, che dedicò alla chitarra, come già all’organo e ancor più agli organici vocali, pagine di intensa riflessione umana e spirituale”.

Sempre nel 1995, in una sua bellissima riflessione dal titolo “Silenzio, Memoria, Canto: ascolti della musica di don Pietro Allori a San Pietro di Sorres”, scriveva: […] “Guardando al suo vastissimo repertorio è davvero commovente constatare come un austero maestro di cappella, tradisca sulle corde di una chitarra, quanto una sacra polifonia, il suo appartenere alla terra di Sardegna, terra di gelosie interiori, d’innamoramenti non subitanei ma tenaci, di valori celati, di cuori sopiti, di struggenti nostalgie”.

Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara

Queste considerazioni di Padre Vittorino sulle musiche per chitarra di don Allori furono “profetiche” poiché favorirono l’apertura di un ampio scenario su questa insolita produzione alloriana. Diversi furono i maestri di chitarra, soprattutto della Sardegna, dove questo strumento è tanto amato e attentamente studiato, che cominciarono a dedicarsi allo studio delle opere per chitarra del sacerdote-musicista.

Fu soprattutto una giovanissima studentessa di Iglesias, Marta Meloni che, mentre compiva i suoi studi di matematica presso l’Università di Cagliari – dopo la laurea entrerà nel Monastero delle Clarisse presso il Santuario della Madonna del Buon Cammino di Iglesias – volle dedicarsi con assiduità allo studio dell’intero repertorio chitarristico di don Allori, curandone l’intero catalogo e trascrivendo, con le diteggiature richieste, le tante partiture che poi avrebbe eseguito in concerti e registrazioni.

Mentre assistevo alle molteplici sedute di registrazione (oltre 50 i brani registrati sia nell’Aula Magna dell’Università Cattolica che nella piccola chiesa di Passirano presso Carnate in Brianza), annotavo su un quaderno alcune singolarità di quelle interpretazioni. E tutto ciò in obbedienza a quanto suggeriva Padre Joannes con il quale trascorrevo molto spesso intere serate di riflessioni. Leggendo e rileggendo attentamente alcuni suoi scritti sulla musica elaborati per le stagioni artistico-culturali degli Amici della musica dell’Università Cattolica, avevo notato quanta importanza egli attribuiva alla bellezza estetica del suono e quanto fosse importante evidenziare la capacità critica dell’interprete nel saper cogliere le particolarità di linguaggio del compositore. Del resto, padre Vittorino condivideva l’immagine che della musica aveva dato nella sua opera “Estetica”, Martin Deutinger: “La musica è l’arte dei suoni intesa come un tempio invisibile, una dimora dello spirito che sente, diffonde i suoni e li sovrappone, ed è circondato dai suoi sentimenti”.

Per padre Vittorino la bellezza costituiva la via principale verso il risveglio interiore, verso un mondo trasfigurato. Una bellezza cui necessitano silenzio e contemplazione per essere quello spazio privilegiato in cui avvengono i colloqui più interiori e spirituali che poi possono essere condivisi da quanti ricercano con sincerità il senso vero e più profondo della vita.

Da quando la “chitarrista alloriana” si è ritirata nel Monastero delle Clarisse di Iglesias, riascoltando quelle registrazioni, continuo ad essere dentro a quei colloqui interiori e spirituali.

Oggi comprendo meglio quanto Marta fosse attratta dalle belle melodie di don Allori rivestite di armonie dense di colori, di trasparenze emotive “ingenue” avvertite come stati d’animo già vissuti. Vere musiche della memoria intonate ad un vivere semplice e quotidiano e dedito alla preghiera musicale spontanea.

La giovane chitarrista, nel ricercare il giusto suono di quelle musiche, sembra voler far sua la serenità, il calmo silenzio, il senso liturgico contenuti nelle composizioni di don Allori. Conosceva bene anche il repertorio polifonico liturgico per aver cantato come contralto molti responsori e mottetti nel Coro dell’Università Cattolica e dunque ne sentiva il respiro di preghiera e di canto comunitario proprio della Chiesa cattolica.

Quando i suoni germogliano da un animo autentico per esprimere sia la gioia che il dolore, essi sono sorgenti di verità, purché essi vengano espressi con arte come dice S. Agostino nel commento al Salmo e costituiscano occasione di maggior devozione per l’anima orante.

Colori e suoni, espressioni proprie della musica, che compositori e interpreti della vera musica usano per vivere con autenticità la loro avventura interiore nel loro creare.

Per don Allori creare e per Marta interpretare, sembra abbia voluto significare il ricreare ciò che nella natura delle cose vi è di più sublime: ciò che sa di celeste, ciò che riesce a tendere verso l’eterno.

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