Attività

Enzo Corti, Maestro d’arte organistica a Milano

«All’organo bachiano di Corti succedeva il Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso, nel cammino liturgico della preghiera affidata alla purezza della scrittura contrappuntistica tedesca e del poetico magistero polifonico. I quattro “spunti” liturgici – la Presentazione al Tempio, il Mercoledì delle Ceneri, il Venerdì Santo e l’Agnus Dei – si definivano così in un invisibile quanto unitario tracciato di fede.» (da Avvenire, 3 aprile 1982). 

Questa meditazione spirituale sulla Quaresima attraverso la musica si svolse presso la Chiesa Cristiana Protestante di via M. De Marchi 9 a Milano. Da diversi anni era titolare dell’organo meccanico “Tamburini” a 3 tastiere il maestro Enzo Corti, diplomatosi in organo sotto la sapiente guida di Gianfranco Spinelli; inoltre istruiva ogni martedì il Coro della Chiesa Protestante nella preparazione delle cantate di Dietrich Buxtehude e Johann Pachelbel per le ricorrenze importanti dell’anno liturgico. A questi martedì partecipavo come curioso ascoltatore. Ma ben presto il maestro Corti decise di affidarmi l’incarico di accompagnatore durante le prove. Si sviluppò nel tempo una profonda amicizia, fatta di rispetto e stima reciproci, sia sul piano umano sia su quello artistico; a beneficiarne maggiormente fui io, che potei ricevere una vera e profonda istruzione musicale sia nell’ambito organistico sia in quello della musica corale. Poiché dal 1972 ero direttore artistico dei concerti d’organo organizzati dagli Amici della Musica dell’Università Cattolica e dal 1977 direttore del coro dell’Ateneo, la stretta vicinanza con il maestro Corti mi sollecitava a un impegno sempre più coerente e rispettoso della pagina musicale e dello stile più appropriato, senza cedere alle lusinghe di effimeri effetti estetici.

Enzo Corti e Hans Vollenweider (da destra davanti;
dietro, sempre da destra, Luigi Grazioli e Angelo Marzatico) nel 1975

Poiché era docente d’organo presso la Civica Scuola di Musica di Milano e l’organo si trovava nella sala delle prove in corso di Porta Vigentina, molto spesso al lunedì mi piaceva andare a seguire gli studi degli allievi della sua classe. Ragazzi che conoscevo dato che, su sollecitazione del loro insegnante – Enzo stesso era presente a tutti i concerti d’organo in città – venivano spessissimo ai concerti d’organo in Università Cattolica e a quelli della Chiesa Cristiana Protestante. Dopo i concerti poteva capitare che le interpretazioni dei grandi maestri che si avvicendavano sugli organi della Cattolica e della Chiesa Protestante suscitassero critiche da parte dei giovani musicisti: il maestro Corti interveniva solo se nelle critiche dei suoi allievi percepiva la pretesa di un perfezionismo formale o di un virtuosismo solo finalizzato alla perfezione esecutiva. Ed era allora che ricorreva al suo  “zio Carlo”, un intercalare ironico tipico suo: «Piano, ragazzi, con queste critiche, zio Carlo… perché si fa presto a muovere la lingua, ma non a muovere le mani e i piedi all’organo guidati da un fraseggio frutto di studio e riflessione, ed espressivo il più possibile delle pagine dei compositori».

Oggi sappiamo che da un magistero organistico così attento e misurato sono cresciuti tanti organisti-musicisti di talento: tra i numerosi usciti dalla sua scuola non posso non citare almeno Alessio Corti, suo figlio, docente della Classe di Specializzazione organistica presso il Conservatorio di Ginevra e per tanti anni titolare dell’organo della Chiesa Protestante di Milano e, ancora oggi, dell’organo Tamburini meccanico a tre manuali della chiesa di S. Maria Segreta di Milano, ed Emanuele Vianelli, organista titolare dell’organo del Duomo di Milano.

Enzo e Alessio Corti all’organo Balbiani di S. Ambrogio (2015)

Il riferimento iniziale alla Abendmusik zur Passion del 1982 in cui il maestro Corti interpretò diversi corali tratti dall’Orgelbüchlein di Johann Sebastian Bach ci consente di ricordare la preziosità delle sue interpretazioni, caratterizzate sempre da una duttilità espressiva della scrittura contrappuntistica e da un ritmo sempre adeguato a far risaltare le figurazioni più incisive del brano.

Il corale che qui proponiamo all’ascolto è anche specchio del suo costante pregare con l’organo, attitudine che lo ha contraddistinto in tutta la sua vita, anche come organista liturgico della messa vespertina della domenica nella chiesa di san Marco a Milano. E ascoltando questa sua interpretazione sarà possibile percepire quasi una tensione ad andare – seguendo l’esempio di Simeone – verso la Casa del Padre, dopo aver vissuto con fede certa e spirito saldo il mistero cristiano.

Herr Gott, nun schleuss den Himmel auf BWV 617
Signore Iddio, ora aprimi le porte del cielo, 
la mia vita volge alla fine, io ho compiuto la mia strada 
e la mia anima se ne rallegra. 
Ho sofferto abbastanza, ho combattuto fino allo stremo, 
consegnami ora alla pace eterna, lascia che passi ciò che è sulla terra,
io voglio essere beato e felice.
Johann Sebastian Bach, Herr Gott, nun schleuss den Himmel auf BWV617
organista: Enzo Corti – Chiesa Cristiana Protestante di Milano – 1982

Questa parafrasi organistica, insuperabile nella elaborazione armonica, ha il canto al soprano, ma non a una voce, bensì a due: procede omofonicamente delineando così un limpido duetto ornato di suoni dal ritmo uniforme, intessuto da un susseguirsi di incisi flessuosi. Alle due voci dialoganti si unisce la terza voce nella tessitura del basso: non è un accompagnamento, ma quasi espressione sonora dell’anima desiderosa di liberarsi dal corpo per giungere al Cielo.

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