Attività

Veni Creator Spiritus

IL CANTO DI AMBROGIO 2011: concerto-meditazione per la Festa di Pentecoste
Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso; organista: Alessio Corti
Basilica S. Ambrogio – 16 giugno 2011

Veni creator Spiritus (gregoriano)

J. S. Bach, Corale “Komm, Gott Schöpfer, Heiliger Geist”

Nota su “Veni creator Spiritus”


Il testo del “Veni creator”, composto nel IX sec. da Rabano Mauro (+ 856) abate di Fulda in Germania e arcivescovo di Magonza, si riferisce allo “spirito di Dio” che “aleggiava sulle acque” (Gn. 1,2) per indicare come la potenza di tutta la trinità è all’opera nella creazione.
“Vieni o Spirito creatore, visita le nostre menti”. È questa l’invocazione che ci consente di emergere come nuove creature in Cristo grazie allo Spirito Santo Creatore.
Quest’inno è senza dubbio uno dei più belli della Liturgia delle Ore, ed è largamente usato nelle sacre azioni solenni della Chiesa cattolica.
Nelle prime tre strofe c’è un ardente invito rivolto allo Spirito Santo, perché discenda sui fedeli in preghiera. Allo Spirito Santo vengono riservati i titoli più belli presi dalla Scrittura per indurlo alla sua discesa: egli è consolatore, dono di Dio, fonte viva, fuoco, amore, unzione spirituale, dito della destra di Dio, promessa del Padre.
La sua discesa illumina la mente dei fedeli, riscalda i cuori, corrobora le forze. Scaccia i nemici recando così la pace, in modo che con la sua guida, si possa evitare ogni male.
La venuta dello Spirito Santo ci fa conoscere perfettamente la divina rivelazione, come aveva promesso Gesù: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26).
In particolare, ci aprirà gli occhi della mente su quello che è il mistero fondamentale della nostra fede, la SS. Trinità, in modo che si possa rendere la debita gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo nei secoli dei secoli.


La musica tradizionale del Veni Creator appartiene a quel tipo di canti che i teorici del gregoriano chiamano concentus e, come avviene nella poesia strofica cristiana, è uguale per tutte le strofe.
La melodia è del quarto tono autentico, e siccome abbraccia l’ambitus di una sesta, è di modo imperfetto. L’andamento ritmico è a misura della sua solennità come dimostra la linea ascendente delle prime tre frasi; mentre la quarta frase conclude con una reverente discesa verso la nota tonale. L’ andamento ritmico e quello melodico risultano sempre chiari quanto più il canto fa a meno di qualsiasi aiuto armonico strumentale.

In origine dicevasi Pentecoste (cinquantesimo giorno) tutto lo spazio di tempo da Pasqua a Pentecoste e tale uso linguistico era già in auge presso i Giudei, giacché negli Atti degli Apostoli si trova l’espressione Cum complerentur dies pentecostes. I testi liturgici della Pentecoste sono ispirati alla fondazione della Chiesa attraverso gli Apostoli e la Madonna e ancora nella odierna liturgia permane l’intenzione del fenomeno universale e perenne, di una Pentecoste che si rinnova nell’anima di ogni cristiano.


DUM COMPLERENTUR
mottetto a 5 v.m.
di Tomas Luis de Victoria

Dum complerentur dies Pentecostes, erant omnes pariter dicentes, alleluia: et subito factus est sonus de caelo, alleluia, tamquam spiritus vehementis, et replevit totam donum, alleluia.

Nel compiersi del giorno di Pentecoste, si trovavano riuniti in conversazione, e improvvisamente scese un rumore dal cielo, come uno spirito impetuoso, e li riempì del dono. Alleluia.

IL CANTO DI AMBROGIO 2003: concerto-meditazione per la Festa di Pentecoste
Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso – Basilica S. Ambrogio – 10 giugno 2003

Nota su “Dum complerentur”
mottetto a 5 voci miste

di Tomas Luis de Victoria


Nel mottetto Dum complerentur, pubblicato a Roma da De Victoria nel 1572, scritto per cinque voci miste (Cantus I, Cantus II, Altus, Tenor, Bassus) la linea melodica affidata al Cantus I, viene ripresa alla quinta inferiore dall’Altus dopo sei tempi e dopo altri due prende avvio la voce del Cantus II con una scala ascendente che dalla nota re arriva al fa. L’inizio si presenta, dunque, con un contrappunto imitato, elegante ed espressivo che attraverso crescenti modulazioni raggiunge intensa pienezza corale, quasi omoritmica alle parole “erant omnes pariter dicentes”. Subito dopo inizia l’intreccio degli “alleluia” in un vero e proprio gioco di alternanza tra le due voci maschili e quelle femminili. L’intreccio si fa sempre più serrato e così la composizione rivela tutta la sua maestosità. Nel prosieguo il contrappunto diviene ancora più stretto: il Bassus con il disegno formato dalle note re, mi b, do, re sollecita il sol acuto del Cantus I (note sol, fa#, sol) imitato prontamente dal Cantus II. Le parti si ridispongono omoritmicamente rispondendosi tra loro alle parole “et subito”: Cantus I, Altus e Bassus, sollecitano la risposta aerea del Cantus II e Tenor. Poi il Tenor anticipa le parole “factus est” e tutte le altre voci lo seguono per liberare alla parola “sonus” un disegno melodico in canone stupendamente insistente quasi a voler esprimere il rumore del tuono che annuncia la discesa dello Spirito Santo: l’Altus si alterna con il Cantus I a due tempi di distanza con una figurazione formata dalle note do, si b, la mentre le altre voci fanno da bordone. Testo e melodia sono inscindibili come avviene nel canto gregoriano. Gli “alleluia” si intrecciano in contrappunti sempre più elaborati per pervenire ad una parte corale alle parole “tamquam spiritus” che trova grande espressività alla parola “vehementis”. Fanno seguito a questo inciso altri “alleluia” sempre più tesi e insistenti tali da scandire un’atmosfera intensamente solenne. Questo mottetto ha ispirato la Messa “Dum complerentur” a sei voci pubblicata da De Victoria nel 1576 eseguita integralmente dal Coro dell’Università Cattolica nella Basilica S. Ambrogio di Milano nel 1981,1982 e 1984 (Concerti-meditazione in preparazione alla Festa di Pentecoste)

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