Archivum Musicae, Coro dell'Università Cattolica di Milano

Sull’Organo della Cappella Sacro Cuore nell’Università Cattolica di Milano

Appunti e riflessioni tecnico-artistiche di Leonardo V. Trotta (Milano, 24 giugno 2020)

Le origini

L’edificazione della Cappella Sacro Cuore si completò già nel 1932, ma solo nel 1938 vi
comparve l’organo.
Si trattava di un periodo fecondo per la fabbrica d’organi del cavalier Giovanni Tamburini; fu infatti l’anno conclusivo del grandioso impegno per lo strumento del Duomo di Milano, in quella che fu forse l’operazione più difficile per l’azienda cremasca.
Dal punto di vista architettonico, l’organo della Cappella Sacro Cuore è improntato ad una francescana semplicità: con una sessantina di canne mute dalle bocche allineate, disposte in cinque cuspidi identiche sul medesimo piano frontale, si tratteggia in modo discreto la presenza dello strumento, fisicamente distribuito su buona parte della parete di
controfacciata ed occupante tutta la modesta altezza della cantoria; all’epoca, i tre fornici rettangolari della balconata erano ancora dotati di griglie.
Peraltro, nella consolle si cela una vera sorpresa tecnica; diversamente da quello che ci si sarebbe potuto attendere in quel periodo per un organo così modesto, a disposizione dell’organista si trovano due combinazioni aggiustabili generali, oltre a comandi consueti come il graduatore ed i livelli dinamici preordinati su pistoncini (combinazioni fisse).
Lo stile sonoro dell’organo Tamburini potrebbe essere definito come portato e cantabile; gli strumenti della fabbrica cremasca (fino alla controriforma organistica del secondo dopoguerra) hanno caratteristiche comuni apprezzate ed inconfondibili; ad esempio, i principali sono sostanziosi senza mai essere cupi e i ripieni sono brillanti senza sviare
verso lo stridore, gli altri tipi di registri labiali hanno sempre carattere definito ma gentile, che orienta l’amalgama senza appesantirlo; ed infine i registri ad ancia sono proporzionati e coerenti con le aspettative indotte dalle loro denominazioni, ma con quella tendenza costante a volersi mantenere solari, chiari nel timbro.
Per una trentina d’anni l’organo ha così assolto al suo mero dovere liturgico in piena proporzione e con sicura soddisfazione per organisti, cantori ed ascoltatori.

In alto le canne dell’organo della Cappella
Sacro Cuore disposte a cuspide (Foto G. Vianini)

I Primi concerti d’organo nella Cappella Sacro Cuore

L’intervento Costamagna (1972)

Con i primi anni Settanta, la Cappella Sacro Cuore diviene uno dei centri dell’attività musicale organistica che caratterizzerà Milano per i successivi quarant’anni.
Inizia una fase completamente nuova per l’organo Tamburini, che viene adattato secondo un cauto criterio di esigenza musicale, ed infine reso visibile dall’aula liturgica dopo la rimozione delle griglie poste ai fornici della cantoria.
Nel caso di un organo di poco più di trent’anni, strutturato essenzialmente per la liturgia ed ubicato in spazi ben poco generosi, la variazione fonica ragionata ed attuata con soluzioni reversibili è spesso la migliore soluzione per lo strumento, poiché – senza stravolgimenti – se ne amplia la fruibilità mantenendone la sostanza storica e la leggibilità dei dati d’origine.
La vera sinergia fra le tre entità coinvolte (struttura gestionale, direzione artistica e casa organaria) qui conduce ad un piccolo miracolo: ciò che non accadde in Duomo fra Mascioni e Tamburini avviene invece in forma miniaturizzata in Cappella S. Cuore fra Tamburini e Costamagna.
L’intervento si riassume in tre parti:
→ accantonamento di Voce umana, Viola gamba e Coro Viole;
→ inserimento di Bordone 8′ al I manuale, oltre ad Ottavina 2′ e XIX+XXII al II manuale;
→ aggiunta strutturale di due registri ad ancia: una Tromba 8′ al I manuale, usabile anche dalla pedaliera, e di un Cromorno 8′ al II manuale, in cassa espressiva propria con movimento gelosie accoppiato a quello esistente.
La buona armonizzazione delle file acute inserite e possibile grazie al formidabile scheletro sonoro dei fondi preesistenti, a propria volta incrementato dal nuovo Bordone corposo ma non opprimente; le ance, collocate in posizioni diametralmente opposte ai lati dello strumento, da vicino paiono anche ruvide di suono, ma nell’ascolto dai banchi dell’assemblea risultano piacevolmente modellate ed amalgamate al resto dell’organo, grazie alle proprietà acustiche dell’ambiente in cui risuonano.
Dopo questa rivisitazione, le possibilità di repertorio si allargano a dismisura in una qualità ed un equilibrio fonico forse impensati anche per chi si adoperò per l’adattamento; il piccolo e raccolto ambiente della Cappella viene così messo in particolare evidenza, tanto da rimanere ben saldo nella memoria di tutti i professori d’Organo che si sarebbero avvicendati alla piccola consolle datata 1938.

al termine del concerto:
Luigi Toja, il primo interprete
dei Concerti d’organo della
Cattolica (1972),
si congratula con
Eberhard Kraus, organista
del Duomo di Ratisbona e
suo amico. (Foto G. Vianini 1974)

L’intervento Nenninger (1992)

È noto che il clima della metropoli non favorisce la buona conservazione di edifici ed oggetti in essi contenuti; la costante esposizione a polveri e composti in sospensione chimicamente aggressivi è all’origine di un degrado tanto forte quanto accelerato; inoltre, soprattutto nell’ultimo trentennio del Novecento, l’incremento delle temperature medie
nelle grandi città è stato un fattore di amplificazione di tale fenomeno.
All’inizio degli anni Novanta, la Cappella S. Cuore si trova ancora in sostanziali condizioni d’origine; occorreranno almeno altri quindici anni prima che s’intervenga con un doveroso ammodernamento degli infissi, una radicale pulizia delle superfici e l’aggiornamento dell’illuminazione.
Nel frattempo, anche l’organo manifesta un certo affaticamento; accumulo di polvere, ossidazioni diffuse sulle parti elettriche, apparati pneumatici logori, sregolati e rumorosi sono motivi più che sufficienti per intervenire; lo strumento e ora assai stimato ed utilizzato, merita ed ottiene tutta l’attenzione possibile.
Nella pausa universitaria del Natale 1991 si compie la prima fase del lavoro, incentrata sulla pulitura e sulla revisione generale; dopo la rimozione temporanea del materiale fonico ed una precisa valutazione sugli spazi effettivamente ancora disponibili, la sinergia fra organaro, direzione artistica ed economato conduce di nuovo a risultati molto consistenti:
→ si decide di applicare contropareti e controsoffitto in legno alle superfici murarie libere
normalmente nascoste dall’organo, difendendolo così dalla lenta ma costante disgregazione degli intonaci e migliorando notevolmente il rendimento acustico dello strumento;
→ si ripristina la fila di Decimaquinta organica al Ripieno, che viene conseguentemente adattato in alcuni ritornelli e riarmonizzato;
→ si completano le superottave reali ai vari registri che ne risultano privi, sia al Grand’Organo che all’Espressivo;
→ si costruisce una fila di Terza 1’3/5 che viene installata nella cassa espressiva del 1938 su di un somiere autonomo di dimensioni estremamente compatte, facilmente rimovibile in caso di manutenzione;
→ si rivede l’intonazione di Bordone (alla tastiera), Cromorno (particolarmente nei bassi), Ottavina 2′ e delle due file di Ripieno del II manuale, in modo da armonizzarsi alle modifiche fin qui descritte;
→ si dispone un nuovo Principale 4′ per il Pedale, d’intonazione dolce e costruito utilizzando innanzitutto dieci canne del prospetto già in esatta sequenza, rese suonanti sostituendovi l’anima;
→ si integra la fila esistente di Tromba aggiungendo dodici canne nuove nel basso così da potersi estendere come Fagotto in 16′ per il Pedale.

L’unica riduzione che viene convenuta è la rinuncia all’accoppiamento di ottava grave proprio del II manuale, artisticamente ben poco utile nel nuovo quadro fonico; il corrispondente dal II al I manuale viene peraltro mantenuto.
La plancia registriera viene aggiornata con minime modifiche; i nuovi registri vengono opportunamente integrati nel graduatore, nelle combinazioni aggiustabili e in altri accessori; l’armadiatura aggiunta di sinistra, che già proteggeva la Tromba ma era priva di sportelli, viene modificata e completata.

A lavori conclusi, le dimensioni foniche assunte dallo strumento sono ragguardevoli rispetto allo spazio impegnato ed all’ambiente di ubicazione: sedici registri reali ed oltre milletrecentocinquanta canne, ovvero un organo al quale molti amici organisti avrebbero anelato per la loro chiesa parrocchiale; ciononostante, sia nel 1972 sia vent’anni dopo, l’attenzione maniacale alle misure delle canne aggiunte, alla loro intonazione ed all’armonizzazione generale ha premiato tantissimo, poiché il piccolo Tamburini si è fatto certamente più robusto ma sempre in forma proporzionata, senza eccessi o distorsioni e soprattutto di manifesto carattere, tuttavia conforme a quell’anima sobria, solida e cantante che proviene dalla sensibilità musicale dei suoi costruttori primigeni.

Nella primavera 1992, con l’organo così riveduto, gli Amici della Musica ed il Coro dell’Università riprendono con grande slancio la loro certosina opera di diffusione di cultura musicale; l’organo della Cappella Sacro Cuore è al suo massimo vigore tecnico-artistico e per i successivi dieci anni offrirà tutte le proprie risorse timbriche all’ascolto di un pubblico sempre fortemente attento, preparando il terreno ad una nuova pietra miliare organistica all’interno dell’Università e della città: la costruzione dell’organo Oberlinger in Aula Magna (2002).

Audio:
Johann Sebastian Bach
Concerto in sol maggiore BWV 592
Martha Schuster, organo
(Cappella Università Cattolica – 1 dicembre 1981)

Johann Sebastian Bach
Corale “In dir ist Freude” BWV 615
Alessio Corti, organo
(Cappella Università Cattolica – 30 dicembre 1999)

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