Attività

Wilhelm Krumbach e la Sardegna. Un ricordo nostalgico nel 16° anniversario della morte

L’arte di saper “scolpire il tempo

“il tempo” dei brani interpretati da Wilhelm Krumbach sull’organo “Tamburini”, è “scolpito” nelle pietre del Monastero di San Pietro di Sorres. Il loro andamento è caratterizzato da un ritmo “a misura” che imprime ai suoni un’energia spirituale tutta interiore divenendo “bellezza artistica” intesa come sigillo di “verità”, o meglio come cammino di verità che l’uomo sceglie per vivere con la speranza del bene e del bello. “La bellezza artistica è come un miracolo che si avverte attraverso quei brividi che corrono lungo la schiena” (Andrei Tarkovsky)

Negli anni ’90, per dieci anni, nei giorni successivi a Ferragosto, presso il Monastero di San Pietro di Sorres si davano convegno cantori liturgici, organisti, compositori, liturgisti, teologi, biblisti, e semplici cultori della musica per dare un senso più profondo all’esperienza di essere musicisti di chiesa con la musica e il suo ascolto in un monastero benedettino. Dal 1993 anche il grande organista e musicologo tedesco Wilhelm Krumbach iniziò le sue presenze ai convegni di “Musica e Liturgia” di San Pietro di Sorres interpretando sull’organo meccanico “Tamburini” pagine musicali che molti organisti ricordano come autentica arte interpretativa. Il suo suonare sempre calmo, riposato, profondo. Il colore della “sua” polifonia così limpido e intenso da stupire anche chi è poco abituato all’ascolto dell’organo.

Padre Bonifacio, il monaco artista dai capelli bianchi, che per oltre cinquant’anni ha affrescato il chiostro e dipinto tante tele con arte e fede, ascoltava ammirato le polifonie corali e organistiche eseguite nell’ambito dei convegni. Tutte le volte che mi incrociava negli spazi del monastero si fermava e, portando le mani sulla testa, esclamava: “Ah! La musica, la musica … è un dono immenso. I suoni meravigliosi che create con le voci e con l’organo non si disperdono; essi si fissano nelle pietre della nostra bella chiesa e attraverso le pietre risuoneranno nel tempo per tutti coloro che sapranno vivere il silenzio e il raccoglimento del nostro monastero”.

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Interno della Abbazia di San Pietro di Sorres

«Mi dica, Angelo, cosa devo fare io quest’anno in Sardo [Sardegna]?»

Durante gli anni ’90, se entro il mese di aprile io non avevo ancora accennato al prof. Krumbach circa una sua presenza all’annuale corso “Musica e liturgia” di San Pietro di Sorres, con parole semplici e in modo elegante mi comunicava la sua disponibilità a essere presente per l’esecuzione dei concerti serali prima della Compieta e per le liturgie.

Nonostante l’organo meccanico Tamburini fosse di solo 14 registri sapeva trarre da questo strumento, in maniera davvero impareggiabile, le sonorità più appropriate ai brani delle diverse scuole organistiche europee che la direzione artistica aveva prescelto per quei concerti serali. Ecco perché il mese di aprile era una data limite per una sua auspicata partecipazione.

Wilhelm Krumbach, organo e Giovanni Vianini, flauto mentre eseguono di J.B. Loeillet la Sonata No. 1 (Convegno “Musica e Liturgia”, Agosto 1994)

Ma l’intendimento della sua presenza andava al di là del suo ruolo. Amava quell’ambiente raccolto e silenzioso, lontano dalla scomposta chiassosità estiva delle città. A Sorres si trovava di fronte un paradiso di belle linee architettoniche, un’aria permeata dai profumi della macchia mediterranea e dai rumori che provenivano dal fondovalle, mai molesti, che attestavano semplicemente la vita naturale e spontanea di Borutta, Bonnanaro e Cheremule. La notte era costantemente immersa in un misterioso silenzio che provocava un senso di malinconica solitudine. Qua e là, a intervalli, qualche raglio d’asino e il tintinnare delle campanelle delle pecore. Le giornate trascorrevano intense tra le preghiere monastiche e le lezioni del corso davanti a una cinquantina di persone per lo più giovani, animate dalla volontà di studiare il gregoriano, la polifonia a cappella dei grandi maestri antichi, moderni e contemporanei e quella concertata con l’organo. E poi gli piaceva il clima di amicizia che si creava con i vari relatori del corso, i bei momenti conviviali con gli studiosi di musica e di liturgia durante i pranzi subito dopo la messa, spesso chiusi da canti polivocali sardi che tanto lo colpivano.

Momento conviviale nel refettorio del monastero (Convegno “Musica e Liturgia,” Agosto1994)

Era felice di vivere per alcuni giorni, mettendo a disposizione la sua arte di organista e di musicologo, quel clima di profonda amicizia intellettuale e artistica con coloro che si impegnavano con coerenza e attenzione nella recezione dei valori musicali del passato (gregoriano, polifonia rinascimentale, musica strumentale classica) ma ricercando anche approdi contemporanei come è stato per le musiche di don Allori e di don Migliavacca a Sorres che perpetuano nel tempo una autentica e aggiornata mentalità liturgica.

Era tutto ciò che convinceva il celebre organista e musicologo di Landau a voler essere presente a San Pietro di Sorres.

Wilhelm Krumbach all’Organo Tamburini di San Pietro di Sorres
J. S. Bach : Corale Wir glauben all’an einen Gott BWV 680
(Credo luterano tratto da Orgelmesse (versione grande)
Organista: Wilhelm Krumbach (Abbazia benedettina di San Pietro di Sorres, 22 agosto 1993)

C. P. E. Bach, Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ BWV Anh. II 73, W. Krumbach, organo

Tra i tanti concerti eseguiti in Sardegna (oltre cinquanta) oggi vogliamo ricordare anche quelli interpretati dal prof. Krumbach nel 1990 a Gonnesa per il restauro dell’organo “Gaet. Cavalli (1901)” e quello dell’organo napoletano Thomas De Martino (1758) della Chiesa parrocchiale di Sardara; la registrazione in cd (prima mondiale) nell’agosto del 1996 dei “Fioretti musicali” (inediti) di Girolamo Frescobaldi sull’organo settecentesco “Mancini (1757)” della Chiesa di San Pietro di Tuili e il concerto natalizio, nel 1997, sull’organo settecentesco della Chiesa San Francesco di Alghero. A Carbonia negli anni ‘80 sull’organo “Malvestio” (1953) – l’organo che fu del Seminario regionale di Cuglieri – nella chiesa dedicata a san Giovanni Bosco, venne eseguita l’opera omnia per organo di Johann Sebastian Bach, suddivisa dal prof. Krumbach in 16 concerti. Ne furono interpreti, oltre allo stesso Wilhelm Krumbach, Giancarlo Parodi, Arturo Sacchetti, André Luy. A questi vanno aggiunti i concerti che l’organista di Landau/Pfalz eseguì a Iglesias sull’organo settecentesco della chiesa di san Francesco e quello sull’armonium-organo Bozzetta (1954) della Cattedrale S. Chiara nel 1995 nel decennale della morte di don Pietro Allori.

J. S. Bach, Fantasia e fuga in do minore BWV 537, W. Krumbach – organo, Monastero di San Pietro di Sorres, Borutta (SS) 1990
G. Frescobaldi, Canzona I da Fioretti del Frescobaldi, W. Krumbach – organo, Chiesa di San Pietro, Tuili (OR), 1996
P. Allori, Corale in sol maggiore AP 1143, W. Krumbach – organo, Gonnesa (CI), 1990

La passione per il treno

Ma Wilhelm Krumbach, aveva sin da piccolo una grande passione per i viaggi in treno. Possibilmente preferiva viaggiare su quelli più “tradizionali”, ovvero, quelli che servivano al trasporto di persone e cose nella vita di tutti i giorni. Le linee ferroviarie percorse dai trenini che s’inerpicano sulle montagne, o quelle locali, assai spesso a scartamento ridotto, che scivolavano fra i prati per collegare abitazioni sparse per la campagna, erano i percorsi che lo affascinavano tanto.

Gli piaceva il ritmo dei treni per i viaggiatori comuni, con il suo movimento cadenzato e regolare, che gli consentiva di pensare, riflettere, programmare, trascrivere la musica, appisolarsi spesso, a causa della tensione per i numerosi concerti d’organo della sera prima.

Fu a Carbonia, durante uno dei tanti soggiorni per i concerti dell’opera omnia organistica di Johann Sebastian Bach, che il prof. Krumbach sentì parlare occasionalmente dei trenini a scartamento ridotto che percorrevano diverse zone impervie e caratteristiche della Sardegna. Chiese ragguagli più precisi sulle locomotive e sui percorsi riproponendosi di effettuare prima o poi questo giro ferroviario così singolare e affascinante. Nonostante le sue presenze successive in terra sarda, purtroppo, a causa delle prove e dei concerti, non ci fu mai il tempo per appagare il suo desiderio di vivere questi affascinanti percorsi.

Con vera gratitudine, in prossimità del 27 agosto 2021, nel sedicesimo anniversario della sua morte, vogliamo compiere con l’immaginazione quel viaggio tanto desiderato da questo grande organista del 20° secolo, che la Sardegna ha apprezzato sia per le sue magistrali interpretazioni, sia per aver subito riconosciuto, da insigne musicologo, l’arte compositiva di don Pietro Allori, provvedendo ad inserire nei suoi programmi concertistici europei diverse partiture inedite del maestro di cappella della cattedrale di Iglesias.

Su Trenu Antigu

Il fascino del Trenino Verde della Sardegna

La si può considerare un’eccellenza italiana simile un po’ alle suggestive mete dei trenini rossi che s’inerpicano per le montagne innevate della Svizzera tedesca (Coira-Arosa) o sui ghiacciai del Bernina.

«Al termine di una lunga salita arriviamo a una stazione dopo una distesa di solitudine. Ogni volta sembra che più avanti non ci sia altro, niente di abitato. E ogni volta arriviamo a una stazione

È la descrizione poetica, a bordo della locomotiva che oggi è il Trenino Verde, di Sea and Sardinia, opera dedicata da David Herbert Lawrence al suo viaggio del 1921 in Sardegna.

Un secolo dopo, tanti viaggiatori si sentono attratti da una linea ferroviaria derivata dalle “vecchie ‘complementari”, progettate e costruite tra fine XIX e inizio XX secolo.

Un’eccellenza singolare italiana: quattro tratte per un totale di 437 chilometri, tre comparti attivi da 130 che comprendono opere ingegneristiche, come ponti e gallerie. Le linee, mai dismesse, conservate e salvaguardate, connettono coste e interno e si integrano con escursioni nei laghi.

A passo lento, la locomotiva scivola dolcemente sulle rotaie, in mezzo alla natura rigogliosa delle foreste, “borbotta” tra corridoi di rocce, ulivi e lentischi, s’arrampica a fatica in cima ai rilievi. Il sole illumina la livrea di legno e fa brillare le finiture dorate dei finestrini, incorniciati da tende damascate. Sono carrozze di inizio XX secolo, salotti su rotaie che si muovono come eleganti signori distinti. Anche dentro il lusso è d’altri tempi: divanetti in velluto rosso corrono lungo un corridoio illuminato da plafoniere a luce gialla. Le passeggiate a bordo ti riempiranno tutti i sensi con paesaggi, profumi e silenzi. Da Mandas, borgo medioevale della Trexenta dal glorioso passato, i trenini si dirigono verso due direzioni. La prima linea, quella storica, in origine arrivava sino a Sorgono. Attualmente attraversa il Sarcidano, lambendo la giara di Serri, centro celebre per il santuario nuragico di santa Vittoria, le rive del lago San Sebastiano e le colline di Isili, il “paese del rame”. Dopo aver fiancheggiato le campagne rigogliose di Nurallao, sale a Laconi, borgo noto per la particolare devozione a sant’Ignazio, per il castello e il giardino dei marchesi Aymerich e per i menhir, custoditi nel museo della statuaria preistorica sarda. È oggi il capolinea, al completo la linea attraverserà la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai, salendo sino a quasi 900 metri.

La seconda linea di Mandas raggiunge Sadali, attraversando buona parte del Sarcidano e la Barbagia di Seulo. Nel cammino si incontrano i borghi di Orroli, Nurri, Villanova Tulo e le frazioni di Palarana e Betilli, che fiancheggiano il lago del Flumendosa. Uno splendido paesaggio d’acqua e nuraghi: dove spiccano fenomeni carsici, come la grotta is Janas, cascate, come su Stampu de su Turrunu, e monumenti preistorici, come il nuraghe Arrubiu. Prima della stazione finale di Sadali-Seulo, si passa da Esterzili a 700 metri di quota, famoso per il tempio nuragico Domu de Orgia e una tavola bronzea con iscrizione romana. Da giugno a inizio settembre il trenino sbuffa nel weekend anche sulla tratta ogliastrina. Il percorso orientale parte dal porto di Arbatax, nella splendida località turistica di Tortolì. Lungo il tragitto si fa sosta nelle stazioni in quota di Ilbono-Elini, Arzana, Lanusei, e Villagrande Strisaili, attraversando paesaggi incantevoli come le foreste di santa Barbara e di Selene. Il capolinea è nel profondo dell’Ogliastra, a Gairo sant’Elena, il paese vissuto due volte: l’attuale centro abitato è stato costruito a metà XX secolo più a monte, dopo che un’alluvione distrusse Gairo vecchia, oggi paese fantasma.

In Gallura uno spettacolo che cambia continuamente, dalle sugherete agli olivastri, sino ai vitigni

Paesaggi di granito modellati dal vento e una distesa a perdita d’occhio di olivastri, querce da sughero e vigneti di vermentino. È la Gallura intima e profonda percorsa dal trenino. La partenza è a Tempio, sulle pendici del Limbara, graziosa cittadina ricca di sorgenti. Lo spettacolo della natura cambia colore di continuo lungo la tratta. La locomotiva fa sosta in borghi che si affacciano sul lago del Liscia. A pochi metri dalla riva ci sono i binari con il treno che attraversa la vallata di Calangianus, capitale del sughero, poi Nuchis e Luras, paese dei dolmen preistorici e di olivastri millenari, tra cui il ‘patriarca’ d’Europa.

Dalla stazione di Sant’Antonio di Gallura, si possono scorgere le geometriche campagne di Arzachena: i vigneti si impadroniscono del panorama. Poi lo sguardo si affaccia sulla finestra azzurra del capolinea, Palau, celebre per spiagge, fortezze militari, roccia dell’Orso e ‘porta d’ingresso’ per il parco dell’arcipelago della Maddalena. La linea nord-occidentale parte attualmente dalla stazione di Santa Maria di Corte, nel territorio di Sindia, florido borgo nel Medioevo costruito attorno a un monastero benedettino. Dopo aver attraversato la Planargia, l’arrivo è a Bosa Marina, frazione costiera di uno dei borghi sardi più suggestivi, Bosa: le sue case multicolori si inerpicano su un colle dominato dal castello di Serravalle, specchiandosi sul fiume Temo. Nel tragitto si incontra Flussio, Tinnura, Tresnuraghes e Modolo, celebri per il vino malvasia, cesti di asfodelo e tessuti preziosi.

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