Attività

Padrone delle note. Josquin des Prez a cinquecento anni dalla morte

Cade quest’anno il quinto centenario della morte di Josquin des Prez, scomparso nel 1521 a Condé-sur-l’Escaut in Piccardia, forse lo stesso villaggio nel quale era nato tra il 1450 e il 1455. Rimasto presto orfano, fu adottato dallo zio paterno e educato in una maîtrise (una scuola per cantori), probabilmente a Saint-Quentin. Pochi sono i dati certi della sua biografia: tra il 1477 e il 1478 è cantore della cappella di Renato d’Angiò a Aix-en-Provence, poi al servizio di Luigi XII (1479 circa); a Roma, cantore della Cappella pontificia tra il 1489 e il 1494, a Ferrara (1503-1504) alla corte di Ercole I d’Este e poi a Condé come prevosto dal 1504 sino al 1521.

Alla scarsità e all’incertezza dei dati biografici si contrappone però l’entità della fama, e non postuma, che circondò Josquin. Una notorietà testimoniata dall’interesse per le sue composizioni da parte della neonata editoria musicale e sfociata in numerose false attribuzioni di opere. La musicologia del Novecento circoscrive le composizioni con buona certezza di Josquin a diciassette messe, una cinquantina di mottetti e una sessantina di chanson per un numero pressoché pari di brani di dubbia attribuzione, o certamente scritti da altri e a lui attribuiti. Va detto tuttavia che ascrivere un’opera ad autori più “famosi” era una prassi abbastanza diffusa che solo il diffondersi della stampa, e con essa della tutela del diritto d’autore, ha arginato.

Ad ogni modo l’ammirazione nei confronti della musica di Josquin, nata mentre il compositore è ancora in vita (le corti francesi e italiane se lo contendono), giunge ininterrotta sino ai giorni nostri come solo in rari casi accade. Molte le testimonianze, coeve e postume, della stima incondizionata per la sua opera. La più esplicita e appropriata è probabilmente quella di Martin Lutero che, forse, poté ascoltare musiche sue a Roma: “Dio può predicare il Vangelo anche attraverso la musica, come si vede nell’opera di Josquin, le cui composizioni fluiscono piacevolmente, con facilità, dolcemente […] Josquin è il padrone delle note: loro fanno ciò che lui vuole, mentre gli altri compositori devono obbedire a ciò che vogliono le note.”

Il teologo tedesco coglie in poche parole l’essenza di Josquin compositore e la novità della sua opera: una polifonia che si svincola dai modelli imitativi della tradizione quattrocentesca, un contrappunto applicato magistralmente con un utilizzo innovativo del pieno e del vuoto, del silenzio e della rarefazione del canto, una musica che esalta la parola e la rende intellegibile.

Josquin, Missa Pange lingua
Missa Pange lingua: SANCTUS – Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso (Mercoledì 18 giugno 2008, Basilica di S. Ambrogio di Milano – esecuzione durante la Veglia musicale nel 30° di fondazione del Coro)

Dunque, non è forse una coincidenza che l’ultima messa pervenutaci di Josquin, una composizione della maturità databile intorno al 1513-14, sia la Missa Pange lingua. Deve il titolo all’incipit dell’inno del Corpus Domini Pange lingua gloriosi, una melodia gregoriana raramente utilizzata nella polifonia precedente e coeva. Ma piace pensare che a colpire la creatività di Josquin sia stato il testo: Canta, o lingua, / il mistero del corpo glorioso / e del sangue prezioso / che il Re delle nazioni, / frutto benedetto di un grembo generoso, / sparse per il riscatto del mondo. Il “padrone delle note” interpreta l’esortazione alla lode del mistero eucaristico nel canto dosando con sapienza ogni elemento espressivo – imitazioni, omoritmia, bicinia – in un capolavoro di trasparenze e di espressività.

Come scrive l’umanista Glareano, “nessun compositore ha espresso più efficacemente di lui gli affetti dell’animo nel canto, nessuno ha sviluppato le proprie idee più felicemente, nessuno gli fu pari per grazia e facilità” (Heinrich Glarean, Dodecachordon, 1547).

La figura e l’opera di Josquin sono state oggetto di numerosi studi musicologici: significativamente accanto alle ricerche biografiche si sono sviluppati i lavori intorno al corpus di composizioni per un’edizione critica dell’opera omnia. La prima edizione delle opere di Josquin si deve ad Albert Smijers, insigne musicologo olandese incaricato nel 1919 dalla Società di storia della musica del Paesi Bassi, e al suo successore Myroslaw Antonowycz, che completò la Josquin Edition nel 1969. All’allievo di Smijers Willem Elders è spettato poi il compito di curare una nuova edizione critica, conclusa nel 2017 e scaturita dall’esigenza di rivedere il corpus pratensis alla luce di nuovi approfondimenti in campo musicologico.

In un’intervista pubblicata sul Giornale della musica il 27 dicembre 2017, Paolo Scarnecchia presenta la New Josquin Edition attraverso le parole del suo curatore Willem Elders, profondo conoscitore del compositore fiammingo. Per Elders “il suo stile compositivo è originale e complesso e pur condividendo alcuni dei tratti comuni alla scrittura dei suoi colleghi, si distacca spesso dalle convenzioni contrappuntistiche dell’epoca” al punto di poter identificare in Josquin un precursore di Johann Sebastian Bach.

Ci è sembrato singolare questo accostamento Josquin – Bach proprio in queste giornate in cui ricordiamo, assieme al compositore fiammingo, anche il musicologo e organista Wilhelm Krumbach. Scomparso il 27 agosto 2005 (nello stesso giorno in cui muore Josquin), dedicò gran parte della propria vita all’attività di ricerca musicologica e allo studio dell’opera di Bach: la sua attività di studioso gli consentì di ritrovare sessanta corali organistici del Thomas Cantor nel 1982 fino ad allora sconosciuti.

Rinck-Collection: Herr Christ, der einig Gottes Sohn · Wilhelm Krumbach · Johann Sebastian Bach

Bach: Choral Preludes Vol. 3


Corale organistico: Herr Christ, der einig Gottessohn

Testo italiano:
Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio,
del Padre in eterno uscito dal suo cuore,
così coma sta scritto.
Egli è la stella del mattino
estende il Suo splendore tanto lontano
da vincere il chiarore delle altre stelle.

***

Nuovi ritrovamenti di opere o di notizie biografiche possono modificare sensibilmente la nostra conoscenza dei compositori del passato e della loro musica. La bella intervista (qui il testo integrale) di Paolo Scarnecchia ci aiuta a capire come e perché la nuova edizione dell’opera di Josquin, frutto di un continuo e indispensabile approfondimento musicologico, è un lavoro monumentale e indispensabile.

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