Attività

DE VICTORIA IN S. AMBROGIO

Quelle ineffabili e dottissime polifonie eseguite nella Basilica milanese

dal Coro dell’Università Cattolica negli anni ’80 del secolo scorso.

La commemorazione di tutti i defunti – come ci ricorda la nota del “Messalino” – nacque nel cuore del Medioevo intorno al X secolo. Fu nell’anno 998 che sant’Odilone di Cluny ordinò ai monasteri benedettini dipendenti dall’abbazia francese di far risuonare le campane con i tradizionali rintocchi funebri dopo i vespri solenni del 1° novembre, annunciando ai monaci che dovevano celebrare in coro l’Ufficio dei defunti. Il giorno dopo tutti i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’eucarestia pro requie omnium defunctorum. Questo rito si diffuse a poco a poco nei rituali diocesani e in quelli di altri ordini religiosi fino al XIII sec. prima che Roma l’accogliesse. L’Anniversarium omnium animarum – così si chiamava – appare per la prima volta al 2 novembre nell’ Ordo romanum del secolo XIV. In quel giorno non si celebrava il concistoro né si predicava durante la messa, la quale aveva e ha la funzione di impetrare la misericordia per i defunti sottolineando la comunione dei santi che unisce la Chiesa orante e militante a quella penante ed espiante nel purgatorio: ovvero ‘corpo mistico’ dove dimorano i beati del cielo, i “viatori” della terra e le anime purganti.

da “Il mio Messalino quotidiano” – 1957

Oggi ci si reca nei cimiteri per adornare le tombe di fiori, soprattutto crisantemi (simboli in Oriente, da dove sono giunti, di solarità e dunque di immortalità), e per ricordare la famiglia con tutti i parenti scomparsi e gli amici.

Dona a loro riposo!

Sono tanti gli Amici della musica che in questi ultimi anni ci hanno lasciato e che assaporano già le gioie celesti. Tra questi ricordiamo per primi coloro che hanno sostenuto e guidato la crescita spirituale, culturale e artistica del Coro dell’Università Cattolica: il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, il vescovo Giovanni Volta, Assistente Spirituale Generale dell’ Università Cattolica e i Rettori Giuseppe Lazzati e Adriano Bausola. Ricordiamo con affetto e commozione i compositori, organisti, pianisti, storici e critici della musica e tutti gli autentici cultori appassionati di musica: quanti, cioè, hanno vissuto con coerenza e fatto propri i profondi valori della musica. Il loro ricordo è sempre vivo e ci induce alla preghiera. Nella Basilica di S. Ambrogio di Milano, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, hanno seguito e vissuto con un ascolto “attento e critico”, le più suggestive e memorabili pagine di Tomas Luis de Victoria eseguite dal Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso.

I vertici più alti dell’arte compositiva di De Victoria, più ancora che nelle messe e nei mottetti, vanno ricercati nei diciotto responsori dell’Ufficio della Settimana Santa (Officium Hebdomadae Sanctae) e nei brani che costituiscono l’Ufficio dei defunti (Officium defunctorum) che sono senza dubbio fra le espressioni più sublimi e toccanti della musica sacra occidentale come sottolineano tanti manuali di Storia della musica.

In queste due opere più che in altre, De Victoria realizza il costante obiettivo del suo comporre: edificare e commuovere lo spirito di chi ascolta per “elevarlo” fino alla contemplazione dei santi misteri.

Per questo la sua musica può essere considerata l’esatto equivalente dell’itinerario spirituale di Santa Teresa d’Avila e di San Giovanni della Croce. Solo un mistico ispirato come De Victoria poté riuscire a dare alla sua musica una trasposizione visionaria della vita interiore e conferire espressione a quei profondi slanci religiosi dell’anima spagnola, incline naturalmente all’adorazione, alla pietà e al più infiammato fervore.

Massimo Mila, nella sua Breve storia della musica, scrive a proposito di De Victoria: “Nessuno seppe intonare con tanta tragicità il testo mottettistico Tenebrae factae sunt; nessuno s’immedesimò con tanta contrita tristezza nell’Ufficio dei defunti. Non volle mai scrivere composizioni profane, e nella sua polifonia dottissima, ma sempre espressiva, rispecchiò il misticismo di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce”.

Giulio Confalonieri, nella sua Storia della musica, scrive: “nelle opere del da Victoria, la purezza mirabile del contrappunto romano s’inginocchia come le Marie ai piedi della Croce; la disposizione delle ‘parti’ è preferibilmente ravvicinata, compatta, quasi temesse distrarsi da una contemplazione centrale; il coro delle voci, che è come l’orchestra del Cinquecento, preferisce i registri bassi, le tonalità più scure, e sembra un quartetto d’archi in cui i violini, suonando sempre sulla quarta corda, vogliono confondersi con le viole e con i celli. Eppure a tratti – (ndr) come avviene nei 18 Responsori e nelle parti dell’Officium Defunctorum – sopra la concentrazione dei suoni, qualche intervallo melodico più ampio, qualche urto di ‘seconde minori’ non già più intese come semplici ‘ritardi della terza’, richiamano le Saetas spagnole, interpretazioni popolari della Passione e del supplizio di Cristo.”

L’ascolto dell’Introito “Requiem aeternam” dell’Officium defunctorum e del responsorio “Tenebrae factae sunt” dell’Officium Hebdomadae Sanctae, ci permette di entrare in sintonia con l’autentico spirito compositivo sacro di Tomas Luis de Victoria e di elevare, tramite la sua inconfondibile polifonia, la nostra preghiera per i nostri carissimi Amici della musica che sono già tornati alla Casa del Padre.

In memoria di:

Carlo Maria Martini,

Giovanni Volta, Adriano Bausola,

Pietro Allori, Erhard Andreas,, Dino Barbavara, Giorgio Basadonna, Duilio Bonsignori, Ughetta Capuis, Giancarlo Caronni, Enrico Cattaneo, Gianni Cattaneo, Angelo Corradini,

Enzo Corti, Alfredo Cortiana, Maria Dutto, Agostino Fusconi, Rainer Herr, Vittorino Joannes, Wilhelm Krumbach,

Franzjosef Maier, Angelo Marzatico, Bruno Masala, Italo Mattavelli, Giovanni Mercandalli, Luciano Migliavacca, Enrico Montanari, Giorgio Mossa,

Carola Nikolaus, Gianni Pais, Felice Radice, Marco Rossi, Bonifacio Salice, Ernesto Tamagni, Franco Verzeleri, Gian Nicola Vessia, Werner Weyler

***

Tomas Luis de Victoria (1548 – 1611)

Requiem aeternam a 6 voci dispari

25 marzo 1983, Basilica di S. Ambrogio di Milano. Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis; Te decet hymnus Deus in Sion, et tibi reddetur votum in Jerusalem: exaudi orationem meam, ad te omnis caro veniet.

Dona loro eterno riposo, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. A Te si deve lode, o Dio, in Sion, a Te si sciolga il voto in Gerusalemme: a Te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale.

***

Tomas Luis de Victoria (1548 – 1611)

Tenebrae factae sunt a 4 voci dispari

30 marzo 1990, Basilica di S. Ambrogio di Milano. Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso

Tenebrae factae sunt dum crucifixissent Jesum, Judaei: Et circa horam nona exclamavit Jesus voce magna:
“Deus meus, quid me dereliquisti?”. Et, inclinato capite, emisit spiritum.

Exclamans Jesus voce magna, ait: “Pater, in manus tuas commendo spiritum meum”. Et, inclinato capite, emisit spiritum.

Scesero le tenebre quando i Giudei crocifissero Gesù. E verso l’ora nona Gesù esclamò a gran voce:
“Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. E, chinato il capo, spirò.
Gesù esclamò a gran voce dicendo: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.
E, chinato il capo, spirò.

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