Attività

Il Cantico di Simeone: quell’ineffabile polifonia di Mendelssohn

La Presentazione del Signore al tempio viene celebrata dalla Chiesa il 2 di febbraio secondo un criterio cronologico ispirato al Vangelo (Lc. 2,22 Lv 12, 2,8), quaranta giorni dopo il Natale. Dal Diario della pellegrina Egeria sappiamo che questa festa era celebrata a Gerusalemme già a partire dal quarto secolo. In Oriente la festa derivò il proprio nome di Hypapante (incontro) festa dell’incontro del Signore con Simeone ed Anna. Nel VII secolo anche in Occidente, per celebrare la festa dell’incontro tra il Messia e il suo popolo. Nel Messale romano del 1570 si trova citata la denominazione In Purificatione B.M.V. Nel messale del 1970 questa festa la troviamo citata come In Praesentatione Domini per sottolineare che si tratta non di una festa mariana ma del Signore.

Messale romano (1951)

A causa della processione con le candele, che fa riferimento alla “luce che illumina le genti” del Cantico di Simeone (Lc 2,32), la festa ha preso anche il nome di Candelora. La processione con le candele in Oriente era già nota alla metà del V secolo. Ma è nella liturgia delle chiese occidentali, che si apre con la benedizione delle candele, che troviamo “ritualizzata” l’idea espressa nel Vangelo dal Cantico di Simeone: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza… luce per illuminare le genti …”: Cristo, appunto.

La colorazione mariana sopravvive attraverso alcuni riferimenti evangelici dove Maria appare nell’atto di offerta del Figlio, come colei che porta la Luce, madre di Cristo e luce delle genti, già compartecipe nelle sofferenze di Gesù per la salvezza del genere umano.

Il Cantico di Simeone Nunc dimittis servum tuum Domine (Lascia o Signore che il tuo servo se ne vada in pace …) ha ispirato innumerevoli ed eccellenti composizioni musicali polifoniche a partire dal XIV secolo sino ai giorni nostri, trovando nella genialità di Josquin des Pres (XV secolo) e di Felix Mendelssohn (XVIII) le più elevate interpretazioni artistiche di questo testo.

L’Archivio musicale dell’Angelo, in ossequio dei tantissimi (coristi e ascoltatori) che hanno espresso la loro profonda commozione di fronte al capolavoro mendelssohniano Herr, nun lässest du deiner Diener in Frieden fahren, op.69 n.1 interpretato dal Coro dell’Università Cattolica, ha scelto l’esecuzione nella basilica di sant’Ambrogio a Milano del 1998, in occasione del ventennale del Coro.

I tre mottetti a cappella che costituiscono l’op. 69, destinati in un primo momento all’Inghilterra, sono il testamento corale di Mendelssohn. Queste composizioni, ultimate nel mese di maggio del 1847 – pochi mesi prima della morte del musicista – furono infatti concepite nel corso dell’ultimo soggiorno inglese (12 aprile – 8 maggio 1847). Mendelssohn terminò di comporre Herr nun lässest du il 13 giugno 1847, dopo il ritorno dall’Inghilterra e dopo la morte della sorella Fanny (14 maggio). I tre mottetti apparvero a stampa nell’autunno, ma furono eseguiti al Gewandhaus di Lipsia l’11 novembre durante il primo concerto dopo la morte del compositore (4 novembre 1847). Schumann, ascoltando questa composizione, si convinse che Mendelssohn, mentre scriveva, avesse già presentito la sua fine. Le linee melodiche trasfigurate, la pienezza delle sonorità, l’avanzamento uniforme del flusso contrappuntistico, ben si accordano al canto del vecchio Simeone.

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