Attività

Vivaldi. Preannuncio di primavera

«Quando pronunciamo il nome Vivaldi intendiamo l’immenso patrimonio delle Sonate da camera a due violini, violone e cembalo; le Sonate per violino e cembalo; L’Estro Armonico, raccolta di dodici Concerti, di cui quattro per violino solista e archi di ripieno, cinque per Concertino di quattro violini e il solito Concerto grosso, quattro per due violini e ripieno; Il Cimento dell’Armonia con l’Invenzione, serie di altri dodici Concerti a quattro e cinque violini comprendenti i Concerti: Le Stagioni, La Tempesta di mare e La Caccia; La Cetra, La Stravaganza, che son pure collezioni di dodici Concerti ciascuna; le Opere X, XI e XII che contengono rispettivamente sei Concerti con instrumenti solistici vari (anche flauto, oboe e mandolino); infine gran numero di Sonate e di Concerti inediti giacenti negli archivi e che oggi, fortunatamente, conoscono la pubblicazione e la loro esecuzione.»

«La fantasia del “Prete rosso” era inesauribile. Nella forma del Concerto egli si sentiva sicuro di ogni nota. L’asciuttezza del suo genio, la rapidità della sua invenzione, il potere di enunciare un ragionamento non come stadio intermedio fra una premessa e una conclusione ma come un tutto unico, come un unico atto creativo e vitale.»

«Vivaldi era convinto che la musica, la musica almeno del suo tempo e del suo cuore, fosse già di per se stessa artistica e illustre cui doversi abbandonare con incrollabile sicurezza.»

Questa nota di Giulio Confalonieri, tratta dalla sua Storia della Musica e qui riferita a mo’ di appunti per brevità, vuol essere premessa ad alcune note musicologiche più specifiche inerenti al Concerto in re minore per violino, organo, archi e basso continuo, RV 541 che stiamo proponendo al vostro ascolto.

Antonio Vivaldi, Concerto in re minore per violino, organo, archi e basso continuo, RV 541
Allegro (re minore) – Grave (sol minore) – … (re minore)
Orchestra Europa galante – direttore e violino: Fabio Biondi; clavicembalo: Rinaldo Alessandrini.

Guida all’ascolto
Alessandro De Bei, Guida all’ascolto, l’Orchestra virtuale del Flaminio

«Quasi tutti i concerti vivaldiani mantengono la tradizionale struttura in tre movimenti (veloce-lento-veloce) codificata da Torelli e Albinoni. I movimenti veloci di ogni concerto sono scritti sempre secondo la forma-ritornello, nella quale un gruppo motivico iniziale (ritornello) esposto da tutta l’orchestra (Tutti) si alterna a episodi solistici (Solo) che possono sviluppare liberamente i motivi del ritornello o proporne di nuovi modulando alla tonalità del ritornello successivo. Il primo ritornello, che si ascolta all’inizio del concerto, è anche il più esteso e importante, quello che rimane fortemente impresso nella mente dell’ascoltatore: in esso vengono esposti, nella tonalità d’impianto, tutti i motivi e gli spunti tematici che ritorneranno, a volte in diversa successione, negli altri ritornelli. La sua struttura è di tipo modulare, basata su tasselli che si possono dividere e ricomporre, nei ritornelli successivi, in modo sempre diverso. Nel corso del movimento il ritornello viene ripreso (quasi sempre in forma abbreviata) quattro o cinque volte, toccando tutte le tonalità vicine a quella d’impianto. Negli episodi posti fra un ritornello e l’altro gli strumenti solisti, che quasi sempre vengono accompagnati dal solo basso continuo, godono di grande libertà e la scrittura a essi riservata prevede una ricca serie di figurazioni virtuosistiche che danno sempre all’ascoltatore quel senso di estemporaneità e freschezza inventiva che tanto aveva colpito i contemporanei del “Prete rosso”. Raramente Vivaldi negli episodi solistici si rifà tematicamente al materiale del ritornello: il senso di novità dei Solo serve infatti a bilanciare la stabilità e la saldezza strutturale dei ritornelli.
Il ritornello dell’Allegro iniziale del Concerto per organo, violino e archi in re minore RV541 è articolato in tre parti: un “motto” iniziale (a), cui seguono progressioni di scale discendenti (b) e una cadenza conclusiva con cromatismi espressivi (c). Il primo episodio solistico riprende il motto iniziale del ritornello e prosegue con vivaci progressioni in cui si alternano i due solisti. Un ritornello abbreviato (b) conduce poi alla tonalità di la minore, nella quale si svolge il secondo episodio solistico e una nuova apparizione del ritornello. I due solisti si alternano regolarmente nel terzo episodio che conduce a un ritornello abbreviato (b) in fa maggiore. Prima del ritornello finale esposto dal Tutti in re minore, sono ancora i solisti a ripeterne per l’ultima volta il motto iniziale (a). Il secondo movimento (Grave), bipartito, è pervaso dal nostalgico canto del violino solista contrappuntato dall’organo, in perfetto stile cantabile italiano. L’Allegro finale è caratterizzato da un ritornello in danzante ritmo ternario che si alterna a brillanti episodi solistici che vedono sempre violino e organo dialogare in imitazione.»

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