Attività

Quando la musica diviene vero simbolo di pace

L’ouverture Egmont di Beethoven  

Dal 1970 al 1996 Kurt Masur fu direttore (Kappelmeister) dell’Orchestra Gewandhaus di Lipsia, e con questa orchestra raggiunse un prestigio a livello nazionale e internazionale. Malgrado non fosse membro del Partito Comunista della DDR, proprio grazie a quel prestigio godette di larga autonomia presso le autorità politiche del paese che gli concessero la costruzione di un nuovo auditorium per la sua orchestra inaugurato nel 1981 (la storica sede del Gewandhaus era stata distrutta dai bombardamenti alleati). Durante la sollevazione popolare nella DDR, iniziata proprio a Lipsia nel 1989, che si estese al resto del paese fino alla caduta del muro di Berlino, Kurt Masur si spese per far dialogare le diverse parti ed evitare violenze e spargimenti di sangue.

Il direttore d’orchestra Kurt Masur (Brzeg, 1927 – Greenwich, 2015)

Sempre nel 1989, Kurt Masur alla guida del Gewandhaus, nella chiesa di san Nicola a Lipsia, diresse un concerto per celebrare l’avvenuta riunificazione delle due Germanie. L’ouverture in fa minore di Beethoven dell’Egmont (che state ascoltando) fu tra i brani più rappresentativi ed espressivi di quello storico concerto celebrativo.

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827), Egmont, ouverture in fa minore, op. 84 (Sostenuto ma non troppo. Allegro) per la tragedia di Johann Wolfgang von Goethe
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: 1809 – 1810
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1810
Lipsia, Nikolaikirche (2007, foto Coro dell’Università Cattolica)

Guida all’ascolto

Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino; Firenze, Teatro Comunale, 17 novembre 1973

«Un doppio impulso indusse Beethoven a comporre la musica di scena per l’Egmont di Goethe: la profonda e sconfinata ammirazione per il grande drammaturgo tedesco e la particolare consonanza con i suoi ideali del soggetto della tragedia, che esalta i sentimenti di libertà e di devozione alla patria, spinti fino al sacrificio supremo, incarnati nella vita e nelle gesta del conte di Egmont, campione della lotta dei Paesi Bassi contro l’oppressione tirannica degli spagnoli.»

“L’Ouverture, — come asserisce G. Weber — è uno specchio magico che riflette i punti salienti della tragedia di Goethe; l’impeto che distingue il complesso dell’azione, la nobile grandezza dell’eroe, la tenerezza del suo amore, i lamenti di Chiarina (la fanciulla amata dall’eroe), la gloria e l’apoteosi dell’eroe che cade senza essere piegato.”

“Se devo cadere — egli asserisce nella tragedia — che sia un colpo di tuono, un turbine a precipitarmi nell’abisso”.

«[…] L’Ouverture dell’Egmont è articolata in una struttura quintessenziale, netta nelle sue linee fondamentali e pervasa da una vitalità che dalla prima all’ultima nota avvince l’attenzione dell’uditorio.»

«L’avvio è dato da una introduzione, Sostenuto ma non troppo, che, in forma dualistica, tipica di Beethoven, oppone alle strappate implacabili degli archi i sospiri e lamenti polidirezionali dei fiati — specie dei legni — nei quali esalano il dolore e la disperazione delle vittime. Tali voci vaganti, come se volessero convergere in un blocco di resistenza ad una potenza avversa, gradualmente s’attraggono, s’aggrumano, si fondono, esplodendo nell’Allegro quasi a sfida contro la tirannide, ma i rudi accordi degli archi ritornano, riproponendo il tetro clima d’oppressione e la conseguente eliminazione dell’eroe ribelle.»

«La morte fisica dell’eroe, assertore gigante degli ideali di libertà non può, tuttavia, essere considerata sconfitta ed ecco risuonare, a conclusione della dinamica Ouverture, le fanfare di una trionfale apoteosi, rigate dalle striature fulminee degli ottavini.»

Vincenzo De Rito

Il video dell’esecuzione dell’Ouverture Egmont nella Nikolaikirche di Lipsia nel 1989

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