Attività

“Una interminabile impazzita via-crucis…”

Il testo che sentite in sottofondo è tratto dalla pièce teatrale La morte ha paura,[1] scritta da padre David Maria Turoldo[2] in occasione del XX Congresso Eucaristico nazionale che si svolse a Milano nel 1983. L’opera, con chiare modalità liturgiche, fu rappresentata l’11 maggio nella chiesa di San Carlo al Corso alla presenza del vescovo di Milano Carlo Maria Martini per la regia di Cesare Emilio Gaslini. Gli interventi polifonici furono eseguiti dal Coro dell’Università Cattolica coadiuvato da diversi cantori della Schola Cantorum di Carate Brianza e del Coro polifonico di Carnate.

In questa sorta di sacra rappresentazione moderna padre Turoldo riesce a tenere insieme molti spunti storici e contemporanei – da sant’Ambrogio al vescovo salvadoregno Óscar Romero[3] ucciso dagli squadroni della morte mentre celebrava, da san Carlo Borromeo e la peste a Milano alle testimonianze delle vittime del secondo conflitto mondiale, fino al Concilio vaticano II e il messaggio di papa Giovanni XXIII – in una visione unitaria che identifica nell’Eucaristia il punto culminante della vita cristiana. Un momento la cui forza salvifica, anche nei tempi più disperati dell’esistenza umana, “spaventa” la morte e la vince. Perché se pure “capipopolo, presidenti, governanti del mondo preparano, accecati dai loro orgogli, la possibile distruzione della terra”, i “popoli umiliati e oppressi, cristiani e non cristiani” sono “una sola umanità” e “questa raggiunta unità del mondo, nella pace” è realizzazione dell’Eucaristia “cuore di ogni religione”.

Papa Francesco riceve un ritratto di Óscar Romero

CRONISTA: (come srotolando una pergamena)
Terra, perdona la nostra civiltà assassina: le campagne sono percorse da branchi di lupi.
Selve di vivi cadaveri i lager: in processione senza fine camminano le ombre da capitale a capitale.
Tutta l’Europa piange e non è consolata, piange sulle figlie violentate e uccise.
Oslo è caduta, Amsterdam è caduta, Bruxelles è caduta, Parigi è caduta. Londra è tutta un rogo, Sofia è caduta, è caduta Belgrado. Atene è caduta, Varsavia è uccisa.
La radio di Breslavia trasmette Lili Marleen, a Praga sono alzate le forche, Kiev e Smolensk e Kharkov sono cadute.
Mosca è un mare di fango, Budapest è ancora sgozzata come un agnello…

ALTRO CRONISTA: Hanno bombardato Torino… hanno bombardato Genova e Ancona… Hanno bombardato Firenze.

ALTRO CRONISTA: (Dopo un altro silenzio)
Ieri… in pieno giorno… calandosi con il ventre degli apparecchi quasi sulle cupole delle chiese, hanno bombardato il quartiere di san Lorenzo in Roma. Hanno detto: – È appena un avviso -.

PRIMO CRONISTA: Ma di Milano i bombardamenti non si contano più. Sempre partendo dal Duomo, a raggera: ferito anche il Duomo: la piazza del Duomo incendiata: tutte le strade in fiamme. Dal Duomo, a raggera, per tutta la città. Ogni strada, fra sbarre e travi e polvere e fiamme, la gente che va come a una interminabile impazzita via-crucis…

David Maria Turoldo, La morte ha paura
Pietro Allori, Parce Domine

Il mottetto Parce Domine conclude questo breve estratto dell’opera teatrale: scritto a 4 voci miste nella tonalità di fa minore, venne composto da don Pietro Allori a Iglesias (Sardegna) il 9 giugno 1979. Fa parte di una piccola raccolta di 4 Composizioni penitenziali dedicate, nello stesso anno, alle liturgie della cattedrale di Iglesias.

La prima esecuzione di questo brano ebbe luogo nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano sabato 26 marzo 1983 (canto al Confrattorio) durante la celebrazione della messa prefestiva cui presero parte diversi cori liturgici della Lombardia presenti all’incontro di studio Christus in Ecclesia cantat, promosso annualmente, alla vigilia della Domenica delle Palme, dal Coro dell’Università Cattolica per i cori a servizio della liturgia.

Concludiamo questo post con la testimonianza del giornalista Gaetano Afeltra sui bombardamenti a Milano durante la seconda guerra mondiale:

Il primo bombardamento massiccio su Milano avvenne il 24 ottobre 1942 alle cinque del pomeriggio. Era un sabato ed era ancora giorno. Nel cielo volteggiavano una quarantina di aerei. La gente dalle vie, dai balconi guardava, seguendone le evoluzioni. I grandi aerei si avvicinavano. Il rombo dei motori era diventato assordante. Scendevano, scendevano. Improvvisamente dal cielo caddero una dopo l’altra le bombe. La folla impazzì, non sapeva dove fuggire, cercava scampo nei portoni. Grida e sangue ovunque. Si era creduto che fossero aerei italiani in esercitazione. Né la contraerea né gli avvistatori della prefettura si erano messi in allarme. Fu una carneficina. Milano venne cinta da un cerchio di fuoco.

Gaetano Afeltra, “Corriere”, primo amore (1984, Bompiani)


[1] David Maria Turoldo, La morte ha paura, 1983, Edizioni CENS/NED

[2] David Maria Turoldo (Coderno del Friuli 1916 – Milano 1992) è stato ordinato sacerdote come Servo di Maria nel 1940. Laureato in filosofia, durante l’occupazione nazista di Milano collaborò con la Resistenza.  Per quindici anni presso il convento di San Carlo a Milano, dove diede vita al centro culturale Corsia dei Servi, fu poi al convento della Santissima Annunziata a Firenze, a Santa Maria delle Grazie a Udine e infine a Sant’Egidio a Sotto il Monte Giovanni XXIII. Oltre che sacerdote, teologo e filosofo, padre Turoldo è stato anche poeta e autore di saggistica e teatro.

[3] Óscar Romero, nato a El Salvador nel 1917, fu ordinato sacerdote nel 1942 e nel 1977 Paolo VI lo nominò arcivescovo di San Salvador, in un contesto politico di forte repressione, soprattutto contro le organizzazioni contadine. Dopo l’assassinio del sacerdote gesuita Rutilio Grande (12 marzo 1977), Romero cominciò a denunciare la repressione, la violenza dello Stato e lo sfruttamento imposto al popolo dall’alleanza tra i settori politico-militare ed economico, appoggiato dagli USA. L’arcivescovo Oscar Romero fu assassinato mentre celebrava la messa, il 24 marzo 1980, per ordine della giunta militare che dominava il paese. È stato beatificato il 23 maggio 2015 e canonizzato da papa Francesco il 14 ottobre 2018.

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