Attività

Il Crocifisso di don Allori

Durante i miei studi all’Università Cattolica di Milano ero a pensione in via Caminadella 13 presso la signora Domenica Bagnoli, una “nonnina” già ottantenne che dopo aver fatto per oltre trent’anni l’infermiera presso l’Istituto psichiatrico di Reggio Emilia, trasferitasi a Milano, si era dedicata alla confezione di paramenti sacri.

La mia “nonnina” era assai conosciuta presso quanti vivevano nelle vie adiacenti alla basilica di S. Ambrogio e all’Università Cattolica, sia per la sua abilità infermieristica, sia per il suo garbo, la sua gentilezza e soprattutto per una saggezza che le permetteva di esprimersi con un linguaggio di una appropriatezza davvero ammirevole in qualsiasi argomento affrontato. Tra le sue frequentazioni delle varie botteghe di via Caminadella, si trovava anche quella di una antiquaria, una signora di più di cinquant’anni, che esponeva nella sua piccola vetrina alcuni pezzi antichi, sacri e non, talvolta anche di un certo pregio.

Una sera, mentre mi recavo in S. Ambrogio per suonare l’organo alla messa vespertina – per quasi trent’anni ho suonato il grande organo “Balbiani Vegezzi-Bossi” alle messe delle 18 e 19 di ogni domenica in basilica – adocchiai nella vetrina illuminata della antiquaria un crocifisso ligneo di una fattura che mi apparve subito assai pregevole.

Il Crocifisso di don Allori
(scultura lignea trentina del ‘700, dimensioni: croce 70×35 cm; Cristo 35×29 cm)

Don Allori, mio zio, mi aveva accennato più volte di desiderare un crocifisso ligneo antico, e ricordandomi di questo suo desiderio, decisi che quel crocifisso sarebbe stato adatto allo stanza-studio di Iglesias in cui don Allori trascorreva gran parte delle ore della giornata per insegnare a piccoli e grandi della città di Iglesias la musica vocale e strumentale.

Ne parlai alla mia “nonnina” di via Caminadella, che era molto religiosa, ed ella il giorno dopo si recò presso l’antiquaria ottenendo quel bel crocifisso d’arte trentina della metà del Settecento per la somma di 8.000 lire anziché 12.000. Fece confezionare bene la protezione del prezioso oggetto poiché doveva essere da me trasportato in aereo in Sardegna.

Quando ai primi di luglio del 1972 consegnai il crocifisso a mio zio nello studio di via Satta 19, la sua notoria serenità e la sua affabile temperanza furono messe a dura prova. Non trovava le parole per esprimere il suo evidente stupore e al tempo stesso i giusti termini per ringraziare per un dono così improvviso e fortemente gradito. Solo in quell’occasione lo sentii usare come esclamazione l’aggettivo “stupendo” che ripeté più volte. Quel Crocifisso è oggi appeso su una parete della stanza di Casa Allori a Gonnesa dove si trova anche il suo pianoforte – uno Steinway verticale del 1939 – che utilizzava nello studio di via Satta a Iglesias.

Quella bella scolpitura lignea, data l’emozione umana e spirituale suscitata in don Allori, è all’origine delle sue più belle e magistrali composizioni musicali sulla croce. Basti pensare all’Adoramus te, Christe AP 549 composto il 22 luglio 1984, allo Jesu Christe AP 494 composto il 17 novembre del 1983, al Crucem tuam AP 382 del 4 ottobre1980, al Pater si vis AP 548 del 22 luglio 1984, a O Domine Jesu Christe AP 590 del 13 agosto 1984, a Unus ex discipulis AP 332 del 24 maggio 1979; o ancora agli innumerevoli Stabat Mater (don Allori ne ha composto ben quindici). Senza dimenticare il suo Christus factus est AP 490 composto il 13 novembre del 1983, di straordinaria costruzione armonica e profonda espressività spirituale. Tutti questi brani e altri ancora appartengono, per i loro colori vocali trasparenti, a quell’armonia tipicamente alloriana piena di quella grande devozione per la Santa Croce che è da sempre caratteristica precipua delle liturgie della Settimana Santa che si celebrano nella cattedrale di Iglesias, e che si collegano alla fervorosa religiosità che questa città ha per le processioni dei Misteri della Passione che si celebrano lungo le strade di Iglesias da tanti secoli.

L’emozione di don Allori per quel crocifisso è parte della sua arte nel comporre per la Croce. Nella sua polifonia liturgica i valori più profondi si trovano nel linguaggio armonico ricco di dissonanze e ritardi che creano quegli impasti e quei colori vocali le cui sonorità scendono drammaticamente nell’animo dei fedeli in preghiera davanti alla Croce.

I suoni di alcuni brani in particolare sono ora evocazioni dolci, divenendo talvolta anche impetuose come mosse da quel vento tipico del Sulcis che durante la Settimana Santa soffia nel silenzio profondo e misterioso nelle serate avanti la Pasqua. Proviamo ad ascoltare con piena adesione la polifonia di alcuni dei brani citati*.

Queste pagine semplici da ascoltare, ma difficili da eseguire con l’artisticità richiesta, riescono a evocare in modo davvero straordinario un clima di autentica e interiore pietà religiosa.

Esse, all’ascolto, suscitano subito trepidi sentimenti che sommessamente vanno diretti al cuore provocando una tenera e interiore commozione.

Tenero, sommesso e interiore fu lo sguardo di don Allori quando, prendendo tra le mani quel crocifisso offertogli in dono, continuava a ripetere la parola “stupendo”. Quello sguardo sottendeva già il pensiero di una musica liturgica dai toni semplici, chiari e delicati, interni alle necessità profondamente religiose dei fedeli di Iglesias, della Sardegna, fatte di atmosfere forti e vibranti ma anche venate di quella “pietà” sempre più partecipe delle verità umane circostanti.

Per questo, ascoltando certe pagine alloriane durante le celebrazioni liturgiche, affiorano emozioni che ci consentono di elevare una preghiera ancora più profonda e interiore. Lo sguardo di don Allori su quel crocifisso si tradusse in una preghiera in canto, una preghiera lasciata in eredità alla sua cattedrale, alla sua diocesi, alla sua Sardegna, e non solo, attraverso le polifonie di Christus factus est, Pater si vis, Jesu Christe e altri brani, la cui intensità spirituale ci esorta a percorrere con perseveranza il nostro cammino di fede con il vero canto liturgico che la Chiesa vuole “artisticamente” destinato alla lode di Cristo. Così don Allori, sacerdote e musicista, ha inteso il suo essere maestro di cappella e organista della cattedrale di Iglesias.

* Don Pietro Allori si dedicò alla composizione polifonica a partire dal 1945 sino al 1984 con costanza, metodo e diligenza verso le vecchie e nuove esigenze che le sue mansioni di maestro di cappella gli imponevano di volta in volta. Questo suo lavoro assiduo rivelerà, oltre alle diverse fasi evolutive del suo linguaggio, un’anima e una sensibilità altrimenti indecifrabili, per coloro che non lo conobbero personalmente. Don Allori fu profondamente osservante della ritualità liturgica della Cattedrale di Iglesias e fu altresì sensibile all’humus devozionale che il popolo iglesiente manifestava durante i riti della Settimana Santa. Ne aveva capito e assimilato il ritmo più interno. Immerso egli stesso in una atmosfera spirituale così intensa, senza venir mai meno alle responsabilità di Maestro di cappella che esigeva il più attento discernimento liturgico, compose un numero davvero straordinario di responsori, inni, improperi, mottetti e antifone per la Settimana Santa.

L’interazione tra devozione popolare e liturgia ufficiale della Chiesa ha trovato nelle sue composizioni un esemplare equilibrio. Ascoltando quindi i brani a cappella inseriti in questa nota dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano, non sarà difficile cogliere il felice connubio melodico-popolare con la rigorosa forma liturgica che i riti della Chiesa esigono.

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