Attività

24 giugno festa di San Giovanni Battista

L’interesse storico-musicale della prima strofa dell’inno dedicato a San Giovanni Battista da Paolo Warnefrido, più noto come Paolo Diacono (ca. 797-799), è costituito dalle iniziali dei singoli emistichi, secondo il loro ordine di successione, che furono prese da Guido Pomposiano (sec. X), noto come Guido d’Arezzo, per dare il nome alle note musicali nel sistema di solmisazione, UT, RE, MI, FA, SOL, LA, SI

UT, queant laxis, REsonare fibris, MIra gestorum, FAmuli tuorum, ,SOLve polluti, LAbii reatum, Sancte Ioannes, la nota SI è composta da S(Sancte) I(Iohannes)

Perché i devoti possano cantare con tanto ardore le tue mirabili gesta, togli la colpa che contamina il labbro, o san Giovanni: questo dice il canto. (In Italia nel XVII secolo UT fu sostituito da DO).

Dunque l’inno si apre con una preghiera a San Giovanni perché ci purifichi il labbro impuro, al fine di cantare a voce spiegata le sue lodi. L’allusione al celebre passo di Isaia (Is 6, 5 – 7) – «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito” – è chiara.

L’augurio più cordiale di buon onomastico da parte dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano a quanti portano al femminile e al maschile il nome Giovanni e si dedicano con passione e competenza alla musica sacra.

Questi appunti possono aiutarci nel percorso artistico-spirituale intrapreso con costante devozione.

Purezza e bellezza della musica sacra

Appunti da una nota della Città del Vaticano
4 luglio 2015

In occasione del conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università Giovanni Paolo II al Papa emerito Benedetto XV, l’ottantasettenne teologo, ha ricordato l’esempio vivo che “Papa Giovanni Paolo II ci ha mostrato”: ovvero, “come possano andare mano nella mano la gioia della grande musica sacra e il compito della partecipazione comune alla sacra liturgia, la gioia solenne e la semplicità dell’umile celebrazione della fede.”

La musica nella liturgia è stata una riflessione sul Concilio oltre che sulla musica come incontro con il divino.
“Passione e contrasto sulla musica sacra nella liturgia come si sono manifestate nel post Concilio: io stesso sono cresciuto nel Salisburghese segnato dalla grande tradizione di questa città. Qui andava da sé che le messe festive accompagnate dal coro e dall’orchestra fossero parte integrante della nostra esperienza della fede nella celebrazione della liturgia. Rimane indelebilmente impresso nella mia memoria come, ad esempio, non appena risuonavano le prime note della Messa dell’incoronazione di Mozart, il cielo quasi si aprisse e si sperimentasse molto profondamente la presenza del Signore.”

E poi il Movimento liturgico con le lezioni che Ratzinger segue del professor Pascher “uno dei più significativi esperti del Concilio in materia liturgica, e soprattutto attraverso la vita liturgica nella comunità del seminario. Così a poco a poco divenne percepibile la tensione fra la participatio actuosa conforme alla liturgia e la musica solenne che avvolgeva l’azione sacra, anche se non la avvertii ancora così forte.”

Benedetto XVI, che al Concilio ha partecipato, abbatte il muro che vuole separare il prima dal dopo, come se la storia della Chiesa dovesse essere ferita dall’assemblea dei Padri piuttosto che riconciliata: “Quel che nella Costituzione sta ancora pacificamente insieme, successivamente, nella recezione del Concilio, è stato sovente in un rapporto di drammatica tensione.”

Tensione tra chi vedeva la grande musica adatta solo alle sale da concerto e chi provava “sgomento per l’impoverimento culturale della Chiesa che da questo sarebbe necessariamente scaturito.”

La questione è ancora la più attuale nel dibattito liturgico e non solo. “Come attuare il Concilio nella sua interezza?”
E per rispondere il Papa emerito parla delle tre fonti della musica per spiegare cosa davvero è. Il “grande innamorato” di Dio vede proprio nell’ amore “la prima scaturigine” perché “quando gli uomini furono afferrati dall’amore, si schiuse loro un’altra dimensione dell’essere, una nuova grandezza e ampiezza della realtà. Ed essa spinse anche a esprimersi in modo nuovo.”

E così fu anche per “l’esperienza della tristezza, l’essere toccati dalla morte, dal dolore e dagli abissi dell’esistenza. Anche in questo caso si schiudono, in direzione opposta, nuove dimensioni della realtà che non possono più trovare risposta nei soli discorsi.”

Ma è “ l’incontro con il divino, che sin dall’inizio è parte di ciò che definisce l’umano” ad essere l’origine più profonda della musica. Il “totalmente altro e il totalmente grande che suscita nell’uomo nuovi modi di esprimersi.”
Perché anche nell’ amore e nella morte è il divino che ci tocca: “Trovo commovente osservare come ad esempio nei Salmi agli uomini non basti più neanche il canto, e si fa appello a tutti gli strumenti: viene risvegliata la musica nascosta della creazione, il suo linguaggio misterioso.”

Se l’esperienza di di Dio è pura e profonda, dice il Papa emerito, “tanto più pura e grande sarà anche la musica che da essa nasce e si sviluppa”.
Ed la fede cristiana, dice Benedetto, che fa nascere le più grandi espressioni musicali condividendo “un pensiero che negli ultimi tempi mi ha preso sempre più, tanto più quanto le diverse culture e religioni entrano in relazione fra loro.”  E “in nessun’altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Händel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture. Questo ci deve far pensare.”

Una musica che nasce dall’incontro con Dio e lo esprime. Come in Bach “per il quale la gloria di Dio rappresenta ultimamente il fine di tutta la musica”. Ecco perché “la risposta grande e pura della musica occidentale si è sviluppata nell’incontro con quel Dio che, nella liturgia, si rende presente a noi in Gesù Cristo. Quella musica, per me, è una dimostrazione della verità del cristianesimo.” Una musica che “una realtà di rango teologico e di significato permanente per la fede dell’intera cristianità, anche se non è affatto necessario che essa venga eseguita sempre e ovunque.” Ma non può scomparire dalla liturgia, perché la sua presenza è “un modo del tutto speciale di partecipazione alla celebrazione sacra, al mistero della fede.”

Ricorda le liturgie di Giovanni Paolo II, Papa Benedetto, e le ricorda “nell’ampiezza delle possibilità espressive della fede nell’evento liturgico”. E lo sguardo è al futuro della nostra cultura e della musica sacra che “non conosciamo”, ma una cosa è chiara: “dove realmente avviene l’incontro con il Dio vivente che in Cristo viene verso di noi, lì nasce e cresce nuovamente anche la risposta, la cui bellezza proviene dalla verità stessa.”

Il grazie di Papa Benedetto per il dottorato è perché “il grande dono della musica che proviene dalla tradizione della fede cristiana resti vivo e sia di aiuto perché la forza creativa della fede anche in futuro non si estingua.”

Poco meno di un quarto d’ora di riflessione quella di Papa Benedetto che porta la musica all’altezza della teologia e rimette al centro del dibattito la corretta interpretazione del Concilio vaticano II. Una riflessione che rende evidente il rapporto tra amore e incontro con Dio, tra forza della fede e forza della creatività umana, e che mette in luce come una lettura estremizzata dell’uso o del rifiuto della musica sacra possa essere solo una perdita di quel senso dell’ altro che è il rapporto con Dio.

Papa Benedetto, teologo del Concilio, propone la verità del cristianesimo attraverso la bellezza della musica.

Gressus meos dirige (Salmo 118, 133)

Nella Messa la musica trova una delle più grandi occasioni per pagine musicali, vocali e strumentali, rare ed elevate. La forma della messa sottende una regia sia liturgica che musicale. In tale prospettiva la musica deve dar rilievo proporzionale ai testi e ai riti prescritti dal Messale. L’accento musicale vien posto sulle parti del cosiddetto Ordinario della Messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei) amplificato ora dal coro polifonico, ora dalla polifonia strumentale, ora dall’alternanza di coro e organo secondo la prescrizione ufficiale prevista dal Cerimoniale Episcoporum.

Da Il canto di Ambrogio concerto-meditazione nella Basilica S. Ambrogio di Milano, 7 giugno 2005

“Gressus meos dirige”

Christian Erbach (1573 – 1635), Introitus primi toni (Alessio Corti, Truhenorgel Oberlinger – 1983)

Johann Eccard (1553 – 1611), Kyrie dalla Missa 5 vocibus (Coro dell’Università Cattolica diretto da Angelo Rosso)

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