Attività

Un commosso ricordo del maestro Anchise Bighi

È tornato alla casa del Padre domenica scorsa, 19 giugno 2022, Anchise Bighi, direttore del Coro Polifonico di Carnate (Monza e Brianza) che negli anni ’80 e ’90 ha condiviso con il Coro dell’Università Cattolica e altri cori lombardi un intenso percorso liturgico e musicale.

La partecipazione del maestro Bighi e del suo coro agli incontri organizzati in Università e nella Basilica di sant’Ambrogio in diversi momenti dell’anno erano sempre caratterizzati da un grande entusiasmo per la musica polifonica e in particolare per l’opera di don Allori, di cui Bighi era un convinto estimatore. Del sacerdote musicista ricopiò con grande accuratezza le Sette parole di N.S.G.C. sulla croce per coro a 4 voci dispari a cappella del 1980, un’opera che ha dato un contributo fondamentale alla diffusione della polifonia alloriana e che è entrata stabilmente nel repertorio di altri cori.

Prove nella Basilica di sant’Ambrogio delle Sette parole di N.S.G.C. sulla croce di don Allori
Pietro Allori, Pater, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt, da Le sette parole di Nostro Signore Gesù Cristo in croce a 4 voci dispari  (Catalogo, AP 853 – 859, Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso)

Anche dopo il suo trasferimento a Roma, all’interno di una Comunità cattolica di integrazione, Anchise Bighi ha continuato ad amare la musica di don Allori, dal cui ascolto, quasi compulsivo, traeva fonte di ispirazione, riconoscendo a quelle armonie il potere di trasmettere il messaggio di fede del loro autore. Ne è testimonianza un biglietto d’auguri che Anchise Bighi mi mandò in occasione del Natale 2009 e nel quale manifesta il suo entusiasmo per il mottetto Beata Dei genitrix, composto da don Allori nel 1970.

In principio il Padre ha un progetto per l’uomo e, nella pienezza del tempo, l’affida nel grembo di una Madre. “Beata Dei genitrix Maria”, “Hodie genuit Salvatorem saeculi”. Magnum mysterium; admirabile Sacramentum. Solo un uomo di Fede come Pietro Allori – SACERDOTE – poteva farci condividere l’intensa, gioiosa contemplazione del Mistero natalizio.

Carissimo Angelo, il mio registratore è in “stand-by” con BEATA DEI GENITRIX.

I miei più cordiali auguri e grazie, oltre il tempo, per avere condiviso momenti di gioia, di fede che solo la “nostra musica”, autentico respiro dell’anima, ci ha offerto e ci offre continuamente seguendo la pastorale musicale di don Pietro Allori.

Pietro Allori, Beata Dei genitrix, a 4 voci miste AP 304 (Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso)

Anni prima aveva manifestato un attaccamento analogo a un altro brano alloriano, Ave verum corpus a 4 voci dispari del 1981, che ascoltava e riascoltava incessantemente, come a voler assorbire completamente “la profondità spirituale e musicale di don Allori, la sua fede in perfetta simbiosi con la sua arte.”

P. Allori, Corale in sol minore (introduzione all’Ave verum AP 395, 1981). Wilhelm Krumbach, organo (Cappella S. Cuore dell’Università Cattolica di Milano, 1995)

P. Allori, Ave verum AP 395, 1981. Coro dell’Università Cattolica, diretto da Angelo Rosso (Basilica di S. Ambrogio, 1983)

Una vicenda su “Ave verum corpus”, dal libro Sulle orme di don Pietro Allori di Antonio Assorgia (2010).
Nel 1983, presso la Basilica di S. Ambrogio, il Coro dell’Università Cattolica di Milano registrò alcuni mottetti di don Allori tra cui l’Ave verum corpus a quattro voci in sol minore. La raccolta di questi mottetti è considerata la prima vera incisione milanese delle opere di don Allori. Una della quaranta musicassette realizzate venne donata dal direttore del coro, Angelo Rosso, al maestro Anchise Bighi, direttore del Coro di Carnate, poco prima del Natale del 1984 “quale omaggio al suo prorompente entusiasmo che sempre manifestava per la musica sacra di don Allori”.

Egli esternò le emozioni suscitate dall’ascolto che Angelo Rosso così descrive:
“Quel venerdì, rientrato tardi a casa non riuscì ad ascoltare la registrazione, ma lo fece il giorno dopo, al sabato pomeriggio. Si isolò nel suo angolo d’ascolto in salotto e azionò il registratore. I figli e la moglie, mentre lui ascoltava con sempre più entusiasmo e concentrazione, si stavano organizzando per la serata del sabato e scambiavano tra loro i soliti convenevoli famigliari. Ma intanto si erano accorti che il loro papà non faceva altro, da un bel po’, che ascoltare lo stesso brano. Appena finiva, riavvolgeva il nastro e faceva ripartire lo stesso canto. Quell’Ave verum lo aveva letteralmente affascinato; addirittura lo rapiva quando le quattro voci, stringendosi armonicamente tra loro in accordi intorno alla tonalità di si bemolle maggiore, cantavano, con risonante pienezza le parole in cruce pro homine. In quella frase, il credente e direttore Anchise Bighi, scorgeva tutta la profondità spirituale e musicale di don Allori, la fede e l’arte in perfetta simbiosi. Voleva stare in quell’atmosfera perché conscio che una così trasparente polifonia equivaleva ad una irradiazione luminosa nel mondo, a vedere qualcosa della luce di Dio. Spedì letteralmente fuori di casa i figli con la madre, offrì loro i soldi per la pizza, e raccomandò loro di mangiarla con calma e di fare anche un po’ più tardi, dato che lui voleva stare il più possibile dentro il mondo sonoro di quell’Ave verum.”

Anchise Bighi

Grazie Anchise, per la generosità e l’entusiasmo di cui ci hai fatto dono in tutti questi anni: che la tua anima pura e sincera possa vivere in eterno nell’armonia dei Cieli.

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