Attività

Ricordo di Wilhelm Krumbach nell’85° anniversario della nascita

Milano ha conosciuto profondamente l’organista e musicologo tedesco Wilhelm Krumbach (Neustadt bei Coburg, 25 luglio 1937 – Spira, 25 agosto 2005) grazie all’attività concertistica degli Amici della Musica dell’Università Cattolica (1972 – 2014). Il suo pubblico lo ricorda per l’arte interpretativa all’organo e per le sue importanti ricerche musicologiche. Una cerchia di “amici” che nel tempo si è assottigliata: alcuni di loro non sono più con noi oggi a ricordare il suo 85° genetliaco perché, anche loro come il “professor Krumbach”, tornati alla casa del Padre. L’Archivio musicale dell’Angelo ha perciò scelto proprio le parole di un paio di questi, il giornalista e critico musicale Egidio Saracino (scomparso nel 2020) e il manager e direttore di coro Gian Nicola Vessia (scomparso nel 2019), per ricordare il grande interprete e studioso.

Qui sotto, da sinistra: il professor Wilhelm Krumbach, Egidio Saracino e Gian Nicola Vessia (a destra) con l’organista e musicologo tedesco.

La lezione organistica di Wilhelm Krumbach
Con Bach, Brahms e Reger ai concerti di Quaresima
Egidio Saracino, Avvenire, 20 marzo 1982

«I Concerti di Quaresima, iniziativa culturale promossa congiuntamente dagli Amici della Musica dell’Università Cattolica e la Chiesa cristiana protestante di Milano, hanno riportato da noi Wilhelm Krumbach, organista di Landau/Pfalz, che allo strumento di via de Marchi ha dato un saggio delle sue straordinarie capacità interpretative e della sua bella lettura stilistica. In programma musiche di Bach, Brahms e Reger.

[…] Krumbach reinventa il nitore stilistico per condurre l’organo alle peculiarità storiche delle sue funzioni espressive. Da una parte, lo strumento di Bach si eleva a portavoce sublime d’un concetto di musica entro il quale s’accompagnano equilibrio contrappuntistico e tensione sonora, fantasia rigeneratrice di forme e stili e trascendenza espressiva […] Dall’altra parte è invece l’organo della “riscoperta” bachiana tardo-romantica di Brahms e Max Reger. È l’organo già passato al filtro cromatico wagneriano; è l’organo su cui spasmodicamente si ricercano pletorici effetti “orchestrali”; è l’immagine d’un esercizio edonistico e compiaciuto anche quando è chiesto di cantare la professione di Fede.

Ma il concerto di Krumbach non si è solamente risolto in un confronto stilistico, giacché la scelta dei brani risultava già sulla carta occasione felice per esplorare tutta la materia organistica. Al preludio e fuga in do minore BWV 546, pagina di intensissimo afflato, seguivano le 11 Partite sopra Sei gegrüßet Jesu gütig BWV 768, come dire il campionario più esauriente della creazione bachiana nell’ambito del Preludio Corale. […] La Passacaglia in do minore BWV 582, con le sue figurazioni ritmiche che disegnano ansietà e tremori su un trascinante basso ostinato […] suggellava degnamente e con successo l’intento di Krumbach di alta lezione bachiana. Seguivano poi sette corali dall’opera 122 (postuma) di Johannes Brahms, ove l’occasione religiosa diviene spunto di sognanti abbandoni; e la monumentale Fantasia e Fuga sul Corale Halleluja, Gott zu loben di Max Reger. Grande successo cui l’organista ha risposto col bis di un corale di Bach, O Lamm Gottes unschuldig, recentemente scoperto da Krumbach stesso insieme ad altri 32 e perciò inedito.»

Il riferimento all’esecuzione, come bis a fine concerto, del corale della raccolta di Arnstadt, inedita e scoperta da Krumbach nel 1982, offre lo spunto per ricordare che proprio a Milano, nel 1985, il musicologo tedesco interpretò, sull’organo “Tamburini” della Chiesa cristiana protestante di Milano, tutti i corali inediti di Johann Sebastian Bach da lui ritrovati in anni di minuziosa ricerca d’archivio*. Questo duplice aspetto, di interprete e di ricercatore, negli anni della sua formazione prima, con gli studi universitari in musicologia e germanistica, filosofia e teologia, e in seguito della sua carriera professionale è stato ben evidenziato del resto da tutti coloro che ne hanno ricordato il percorso artistico in diverse occasioni. Uno su tutti il nipote Hans-Dieter Spengler, che così racconta: «Contemporaneamente allo studio universitario (e al fine di finanziarlo), Krumbach si dedicò intensamente all’attività concertistica e alla registrazione di brani per trasmissioni radiofoniche in Germania e all’estero. A tale esercizio pratico della musica si aggiunse la ricerca meticolosa e approfondita in biblioteche e archivi. Il suo scopo era di prender visione di tutto il materiale musicologico a disposizione e in particolare di quello riguardante la musica organistica e clavicembalistica. Così, quasi automaticamente, si trovò ad esercitare quel mestiere di libero organista e musicologo, che costituiva anche la sua vera vocazione.»

E infine riportiamo alcuni passi dal saggio critico che Gian Nicola Vessia scrisse nel 1993 sull’ultima opera di Johannes Brahms, gli Undici corali per organo op. 122, in occasione del concerto per il restauro dell’organo della Cappella Sacro Cuore dell’Università Cattolica, tenuto da Krumbach con, appunto, in programma l’opera 122. Il saggio è, tra l’altro, dedicato a «Wilhelm Krumbach che con spirito di amicizia ci ha spesso narrato dei suoi viaggi tra Bach e Brahms.»

«The Last Composition»
Gli Undici Preludi-Corali op. 122 di Johannes Brahms
Gian Nicola Vessia

«Quello che segue doveva essere un breve articolo per una rivista specializzata: lo spunto di cronaca era dovuto al restauro dell’organo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, curato dalla ditta Nenninger di Monaco di Baviera.

Si trattava, insomma, di rendere un grazie quasi formale al direttore del Coro dell’Università e agli Amici della Musica che dal novembre 1972 hanno costituito e mantenuto vitale nell’Ateneo un piccolo fortilizio per la cultura musicale cittadina.

All’organo, per il concerto d’inaugurazione, c’era Wilhelm Krumbach, un musicista che molti a Milano possono considerare un nobile amico.

[…] Quella sera, in concerto, Krumbach ha affrontato gli Undici Corali op. 122 di Brahms colloquiando con pagine e note come se noi non ci fossimo, come se il pubblico della Cappella Universitaria dovesse essere escluso da ogni donazione musicalmente gratificante. Non un solo passaggio era orientato al facile gusto dell’effetto organistico, così semplice da raggiungere per un musicista esperto, quando è capace di giocare sulla sull’ampliamento della sonorità, su un palpito ritmico più acceso.

In un primo momento mi ha sorpreso il senso di spossatezza evocato da quella esecuzione, mi ha inquietato il tempo largo, sconosciuto alla discografia corrente spesso fuorviante ma adatta ad un mercato che consuma musica; mi ha, inoltre, incuriosito l’uso del flebile registro di 4 piedi, quasi per dichiarare l’estraneità di ogni accenno romantico a quei Corali.

Ma tutto aveva una risposta. Ho riascoltato la registrazione della serata (“Bellezza della musica bisogna sentirla due volte. Natura e donne basta mezz’occhiata” canta Joyce nel suo Ulisse).

Il mio giudizio si è fatto via via più completo e convinto insieme al malinconico dubbio che alcuni anni passati accanto all’organo della Cattolica siano scivolati via senza traccia proprio mentre si faceva autentica cultura musicale e non mera comunicazione sonora.

Andiamo con ordine. Krumbach restituisce innanzitutto la inevitabile spossatezza fisica di un uomo aggredito da un cancro al fegato contro il quale non lottò (o finse di non lottare) convinto com’era della sua energia e della sua salute di ferro, di poter sconfiggere “una borghesissima piccola itterizia”.

Il tempo largo, dolcemente largo, usato da Wilhelm Krumbach per illustrare gli Undici corali, non solo scava nell’ultimo difficile periodo del compositore ma si pone al servizio di quella costruzione paziente, attenta, meticolosa che Johannes definiva “lavoro accanito” e il cui risultato era poi la “vera creazione”.

L’intuito interpretativo è quello di sottolineare il rispetto per la struttura formale scelta dall’autore (e quale miglior prigionia che la melodia di un Corale luterano?) insieme alla libertà d’espressione che qui si fa tenerezza e malinconia (peraltro sempre controllata secondo lo stile arcinoto dell’uomo). Ogni nota ha quindi un suo peso, una sua logica e un suo obiettivo finale che va scavato e portato alla luce. […]

L’organista che ha cultura sa che quel “Forte ma dolce” [indicazione originale di Brahms a tre degli undici Corali] è uno dei fili tematici del ciclo, è lo stimolo a ricercare una mistura che ogni organo, anche il più modesto, ha; lo sforzo di cavare dallo strumento un certo suono quasi fosse un immaginario e duttile strumento ad arco, ma più che altro è la ricerca di una dimensione, di un peso sonoro, che alla fine dell’esecuzione dell’intero ciclo ci faccia raggiungere un risultato vicino a quella poesia che Johannes, usque ad mortem, andava cercando.»

Johannes Brahms, Es ist ein Ros’ entsprungen op. 122,8 – Wilhelm Krumbach, organo (21 maggio 1997, Chiesa evangelica di Veldenz)
Johann Sebastian Bach, O Lamm Gottes unschuldig BWV 1095 – Wilhelm Krumbach, organo (1995, Weissenau bei Ravensburg)
Johann Sebastian Bach, Ich hab mein Sach Gott heimgestellt BWV 1113 – Wilhelm Krumbach, organo (1995, Weissenau bei Ravensburg)

*I 33 corali di Arnstadt vennero eseguiti in prima mondiale il 9 e 10 gennaio 1985, a Utrecht davanti ai reali d’Olanda e un numeroso pubblico. Il prof. Krumbach, dopo aver eseguito alla Chiesa cristiana protestante di Milano il 31 gennaio del 1985, in prima mondiale, i 22 Corali inediti della collezione Rinck, replicò i due concerti “olandesi” il 21 e il 26 marzo 1985 sempre a Milano sull’organo “Tamburini” della Chiesa protestante di via De Marchi 9.

«Dolce cadenza finale»

Per concludere questo omaggio a un caro amico riproponiamo all’ascolto il corale della raccolta Arnstadt Ich hab mein Sach Gott heimgestellt BWV 1113 nella versione jazzistica elaborata da Eugen Cicero con Wilhelm Krumbach che tanto affascinava il gusto per l’improvvisazione di Gian Nicola Vessia, “nobile amico”.

Johann Sebastian Bach, Ich hab mein Sach Gott heimgestellt BWV 1113 – Wilhelm Krumbach, organo – Eugen Cicero, pianoforte (da Jazz Bach, 1985)
Eugen Cicero (Cluj-Napoca, Romania, 27 giugno 1940 – Zurigo, 5 dicembre 1997), musicista rumeno e rinomato pianista jazz. Con il suo Eugen Cicero Trio ha collaborato per molti anni con il professore Krumbach in concerti e incisioni di rielaborazioni jazzistiche di brani classici.

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