Attività

Luce che non conosce tramonto

Mentre si avvicina il solstizio d’inverno, e con esso il Natale di Cristo, la Chiesa fa memoria di una giovane donna di Siracusa martirizzata nel 304 d.C. Già nel suo nome, Lucia, evoca la luce, in quanto deriva dal latino Lùcia, femminile di Lùcius, la cui radice è lux, lucis, luce: significa originariamente “nata nelle prime ore del mattino”, oppure “durante il giorno”. Tradotto nel tardo greco in Lukia, venne a poco a poco a significare nell’ambiente cristiano “segno e promessa di luce spirituale”.

Querce piegate dal maestrale nell’entroterra di Porto Paglia, Gonnesa.

Sebbene il riferimento agli occhi come oggetto del suo martirio sia privo di fondamento, è interessante notare come il nome stesso della martire sia divenuto un segno e una promessa di “luce”: la luce materiale, la luce della lampada, come anche nella simbologia dei paesi nordici, il luminoso annuncio della fine delle tenebre invernali, l’avviso di giorni più chiari, dono di Dio alla Terra. La sua festa, prima della riforma gregoriana del calendario, coincideva con il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno. Cadendo nella stagione dell’Avvento, il giorno di santa Lucia è visto come un evento che segnala l’arrivo del tempo di Natale, che culmina con l’arrivo della Luce di Cristo.

La festa di santa Lucia veniva ricordata in casa Allori con devozione e concreta religiosità cristiana: partecipazione, all’alba, alla santa messa, recita del santo rosario in parrocchia alla sera e preghiere personali durante il giorno.

Le donne di casa Allori in un a foto degli anni ’50: da sinistra, le sorelle Ermelinda, Giuseppina e Chiarina, e la madre Maria.

La devozione verso la santa è stata sempre fervente, non solo perché  nonna Maria Pitzeri, madre di don Allori, era tra le persone assai stimate dal vicinato per l’uso sapiente dell’antica pratica de sa mexina de s’ogu – per l’esercizio della quale si doveva essere persona riconosciuta palesemente di grande equilibrio, concreta e dotata di spirito di responsabilità – ma per la fede con la quale si rivolgeva a Dio, durante  la recita quotidiana del rosario, per ottenere la grazia, per intercessione di santa Lucia, di aiutare la sua famiglia a preservare la luce degli occhi e saper sempre ammirare e contemplare le bellezze del creato secondo la volontà del Padre celeste. Negli anni ’70 del secolo scorso don Allori regalò alle sue sorelle un’antica statua di santa Lucia che si trova oggi presso l’Archivio inedito “don Allori” di Gonnesa.

La statua di santa Lucia in Casa Allori. La nuova veste è stata confezionata nel 2011 da Assunta Luisa Ibba.

In questi giorni di dicembre, nei dintorni di Gonnesa, la fredda bellezza della sera e la quiete crepuscolare rendono il paesaggio malinconico e triste. Una tristezza che ci ricorda il senso di fatalità della natura e la fragilità delle creature che popolano quel paesaggio. Come gli alberi che la furia del vento, nella piana alle spalle di Porto Paglia, ha piegato fino a sfigurarli. Eppure anche questa stagione, fredda e buia, ci regala momenti di dolcezza e di conforto, di rinnovata speranza: come il mirto che giunge a maturazione proprio in questo periodo dell’anno (A santa Luxia d’ogna murta è saboria), come i doni che la santa porta nella tradizione popolare, tutto annuncia l’avvento di una luce che non conosce tramonto.

Pietro Allori, Andante AP 952 (Iglesias, 8 novembre 1970) – Marcello Melis, pianoforte – Registrazione effettuata il 27 dicembre 2011 in Casa Allori sul pianoforte Steinway verticale (1939) sul quale si esercitava don Allori.
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